Mountain Erasmus Project

La montagna come occasione di riscatto per i giovani a rischio
Trekking nelle Langhe foto Dario Nisoli

un progetto Erasmus+ che vede il CAI come partner e che accompagna giovani a rischio devianza in percorsi di crescita e riscatto attraverso l’esperienza educativa della montagna.

Mountain è un progetto Erasmus+ nell’ambito delle Cooperation Partnerships in Youth, coordinato dal consorzio Comunità Brianza; con il coinvolgimento del Club Alpino Italiano, partner di progetto, e il cofinanziamento dell’Unione Europea. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di offrire una concreta opportunità di cambiamento a giovani autori di reato o coinvolti in percorsi di devianza, accompagnandoli verso nuove prospettive di crescita personale e responsabilizzazione.

Il progetto giunge dopo un’esperienza già maturata in questo settore dalla Sezione di Bergamo proprio con il Consorzio Comunità Brianza: nel 2024 infatti si sono svolti due soggiorni in montagna con due gruppi di ragazzi, accompagnatori ed educatori, pensati per favorire l’attività di rielaborazione dell’esperienza criminale, la riparazione del danno e la costruzione di un’identità positiva.

Un contesto educativo che guarda oltre il reato

Carlotta Figini, referente del consorzio Comunità Brianza spiega come il progetto abbia preso forma da una sperimentazione avviata con Dario Nisoli, presidente della Commissione Centrale Juniores e del CAI Bergamo, con l’intento di restituire ai giovani la possibilità di scegliere un futuro diverso.

I destinatari sono ragazzi che spesso crescono senza punti di riferimento positivi, né in famiglia né nel contesto sociale di appartenenza”. Non si tratta quindi soltanto di offrire un’alternativa alla criminalità, ma di aiutare questi giovani a riscoprirsi protagonisti della propria vita. Molti di loro vivono infatti alla ricerca di opportunità immediate, senza aver mai sviluppato la consapevolezza di poter costruire un percorso personale significativo.

La montagna come esperienza trasformativa

In questo contesto, la montagna diventa uno spazio educativo privilegiato. La fatica fisica non è fine a sé stessa, ma rappresenta uno strumento attraverso cui sperimentare responsabilità, collaborazione e impegno. Le attività proposte includono escursioni, manutenzione dei sentieri e supporto alla gestione dei rifugi, esperienze che permettono ai partecipanti di contribuire concretamente alla comunità.

Accanto alle attività pratiche, trovano spazio momenti di condivisione e riflessione: una serata attorno al fuoco, l’osservazione di un cielo stellato, il confronto con i compagni, gli educatori e i volontari. In questo clima privo di giudizio, i ragazzi iniziano gradualmente a separare la propria identità dall’errore commesso, comprendendo che non coincidono con il reato di cui si sono resi responsabili.

I partecipanti, segnalati dai servizi sociali territoriali e dall’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni del Ministero della Giustizia, hanno un’età compresa mediamente tra i 15 e i 21 anni.

Un percorso aperto e orientato all’autonomia

Le prime esperienze si erano svolte presso il rifugio Monte Alben di Cornalba, grazie alla collaborazione della cooperativa sociale La Cordillera che gestisce la struttura. Il percorso non si esaurisce nell’esperienza in montagna né si limita agli obiettivi della giustizia riparativa. L’intento è fornire strumenti che i ragazzi possano fare propri e utilizzare nel tempo.

In alcuni casi, chi completa positivamente il percorso continua a frequentare la montagna in autonomia o arriva addirittura a ricoprire un ruolo attivo all’interno del progetto. È proprio questo uno degli indicatori più significativi del successo dell’iniziativa: quando il supporto non è più necessario perché il cambiamento è diventato parte integrante del percorso personale.

Imparare da zero, crescere insieme

Molti ragazzi si avvicinano alla montagna senza alcuna esperienza precedente. Non è raro che si presentino con un trolley anziché con uno zaino da trekking o con scarpe inadatte ai sentieri. Per questo il progetto prevede un accompagnamento graduale, che parte dalle competenze più semplici e aiuta a superare le iniziali paure e insicurezze.

Parallelamente crescono anche le competenze degli operatori coinvolti. A settembre è previsto un percorso formativo presso il rifugio Curò, in Valbondione (BG), al quale parteciperanno anche i partner di Spagna e Belgio, che consentirà di integrare conoscenze tecniche e socioeducative, approfondendo anche temi legati alla sociologia della devianza.

Una dimensione europea

Il progetto ha componenti sia italiani sia europei; tra quelli europei figurano l’Asociación Deses-3 e la FEDME, Federazione spagnola degli sport di montagna e arrampicata, per la Spagna, e Welcome Home International (WHI) per il Belgio.

I giovani coinvolti avranno l’opportunità di partecipare a esperienze oltre confine, mantenendo la montagna come elemento centrale del percorso educativo.

L’apertura internazionale rappresenta un ulteriore passo avanti nella crescita del progetto: un’occasione per ampliare gli orizzonti dei partecipanti e continuare a utilizzare la montagna come luogo di incontro, responsabilità e trasformazione personale.

Il sito ufficiale del progetto è il seguente:  https://www.erasmusmountainproject.com/

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