[Relazione morale del Presidente Generale, anno 2019/20]

di Vincenzo Torti*

Care Delegate e Cari Delegati, Socie e Soci tutti carissimi, ho atteso sino a poche ore prima dell’andare in stampa per stendere questa relazione morale, sia perché fosse la più rispondente al momento che stiamo vivendo e non risultasse anacronistica, sia perché, per la prima volta negli ultimi decenni, dovrà porre a confronto due anni di attività, il 2019 e il 2020, quali nessuno avrebbe potuto immaginare più profondamente diversi l’uno dall’altro: da una miriade di iniziative al blocco quasi totale.  Come ben ricorderete, l’Assemblea del 2020 avrebbe dovuto tenersi a Trento, ma è caduta in pieno periodo di confinamento e in assenza delle condizioni per poterla organizzare e gestire da remoto.

Proprio sulla scorta di tale obbligatoria rinuncia si era auspicato di poter recuperare il momento assembleare nell’autunno, ma la ripresa dei contagi, con quanto ne è derivato, ha vanificato anche tale ipotesi: da qui l’iniziativa “La Parola ai Delegati”, che ha visto una numerosa partecipazione, come forma di ripresa e vicinanza tra gli organi di vertice e la base associativa, utilizzando, in via sperimentale, modalità partecipative da remoto.

L’impossibilità di tenere il momento centrale della vita di una associazione come la nostra, quello assembleare, ci ha determinati ad attivare delle soluzioni tecniche idonee a supportare, qualora si fosse nuovamente rivelato impossibile tenere una Assemblea in presenza, una riunione di tutte le Delegate e i Delegati da remoto, garantendo – e questo era il punto particolarmente delicato – la segretezza del voto per eleggere le cariche centrali e assicurando, nel contempo, la possibilità di effettuare interventi. Come ormai è a tutti noto, è però sopraggiunto lo specifico divieto, nell’ambito delle misure di contrasto alla diffusione del Coronavirus, di tenere Assemblee di presenza e ciò anche nei casi in cui fosse possibile garantire distanziamenti e modalità di accesso e movimento delle persone nel rispetto delle regole.

Il Gruppo di lavoro costituito ad hoc, coordinato dalla Vicepresidente generale Lorella Franceschini, con il Direttore, Paolo Villa, Renato Veronesi e Giorgio Genta ha, quindi, provveduto a predisporre quanto necessario e, negli auspici, efficace, per consentirci di tenere la prima Assemblea dei Delegati da remoto della nostra storia.

Inclini, come siamo sempre stati, a cogliere anche nelle criticità i potenziali aspetti positivi di una situazione, possiamo considerare la ormai imminente Assemblea del 2021, come un’occasione straordinaria per avere la presenza del più alto numero di Delegate e Delegati, poiché, se talvolta gli spostamenti per alcuni giorni, con i relativi costi, hanno indotto ad utilizzare le deleghe, la possibilità di partecipare per la prima volta all’Assemblea dei Delegati Nazionale stando a casa propria e senza spese, rappresenta una opportunità associativa da non perdere.

L’auspicio è quello di poterci incontrare nel maggior numero possibile, per progettare insieme la direzione da imprimere al Sodalizio non solo nell’immediato, ma anche con una visione che, muovendo dalle difficoltà attuali, sappia comunque guardare positivamente al futuro.

A questo proposito, permettetemi di ricordare che, se si fosse tenuta l’Assemblea del 2020, avremmo potuto condividere la soddisfazione del traguardo, nel 2019, dei 327.391 Soci, numero mai raggiunto prima, unito alla circostanza che i primi mesi del 2020 davano proiezioni di nuove iscrizioni e rinnovi ben al di là della soglia straordinaria dei 330.000 iscritti.

Tutto ciò in forza di una progettualità che, muovendo dagli ottimi risultati conseguiti da tutte le nostre componenti interne, guardava al nuovo anno con desiderio di promuovere nuove progettualità ed espandere gli ambiti di operatività.

Ma tutto questo, se confrontato con l’oggi, non può che risultare particolarmente distante: la pandemia da Covid-19 è calata sul mondo, e su ciascuno di noi, all’improvviso, cogliendo impreparati i virologi, costringendo gli operatori sanitari ad un impegno al limite dell’umana tollerabilità, quando non al sacrificio della vita, sconvolgendo il mondo dell’impresa e del lavoro e, conseguentemente, le economie globali e singole, creando incertezze che ancora oggi perdurano, in questa primavera che vede una ripresa della diffusione del virus e, con essa, dei confinamenti.

Le nostre abitudini di vita sono state inevitabilmente stravolte; la mascherina è diventata una componente imprescindibile della nostra quotidianità, a tutela propria e altrui; gli abbracci sono un ricordo; la convivialità va gestita con estrema prudenza; le riunioni si svolgono prevalentemente a distanza con l’utilizzo delle teleconferenze; il distanziamento fisico si impone come unica via di accesso ad una minima ripresa di socialità. In questo momento si guarda con una certa fiducia al programma di vaccinazione, anche se con legittime preoccupazioni quanto a tempistiche ed efficacia.

Molte famiglie, anche di nostri Soci, sono state colpite da lutti e a ciascuna di esse va la nostra vicinanza in un momento nel quale l’umanità intera è impegnata, ciascuno nel proprio ruolo, ad esprimere il meglio possibile, senza cedere a pur legittimi momenti di sconforto: la storia è ricca di esempi di generazioni che, chiamate a confrontarsi con eventi drammatici di portata mondiale, hanno saputo trovare la forza e il coraggio di riprendersi e la capacità di inventare soluzioni nuove in vista di un benessere recuperato e ancor più diffuso.

Così deve essere per noi ed un primo, semplice, ma essenziale contributo, se non siamo ricercatori impegnati costantemente nella ricerca di nuovi vaccini anticovid, sta nel rispetto delle essenziali regole che ci sono state indicate da tempo e che si sono rivelate efficaci: uso della mascherina, frequente lavaggio delle mani, rispetto del distanziamento e del divieto di assembramento.

Il che non significa rinunciare a forme di socialità, ma solo imprescindibile adozione di modalità corrette nell’organizzare i momenti di incontro: in questa direzione va la scelta, unanimemente condivisa dagli Organi di vertice del Sodalizio e dalla Direzione della Sede centrale, di riproporre il momento dell’Assemblea dei Delegati, sia pure con modalità a distanza.

Sono consapevole, mentre scrivo, di una situazione in costante divenire e della possibilità che sopravvengano impedimenti legati all’andamento della gestione dei contagi, come sta accadendo in queste ore di ripresa faticosa di parte delle attività, ma dobbiamo cercare, nei modi consentiti, di utilizzare ogni possibile risorsa tecnica e logistica per assicurare, con intelligente volontà e determinazione, la graduale ripresa di tutte le forme di operatività associativa.

Ecco, allora, che è arrivato anche per me il momento di fare il punto con tutti voi dello stato del nostro Sodalizio; per dirla in sintesi: il CAI al tempo del Coronavirus. Devo dire subito che si tratta di un Club alpino italiano che non poteva confermarsi più straordinario di come si è dimostrato sino dall’inizio della pandemia, giorno dopo giorno, intelligentemente rispettoso, propositivo nel mantenere vitale il contatto con i Soci, coinvolgendoli in iniziative a distanza, giustamente impaziente di tornare alla libertà delle montagne, prudente nella graduale riapertura delle sedi e nel riavvio delle attività.

Proprio per questo, grazie ad un atteggiamento di positiva apertura e fiducia nella continuità associativa, siamo stati premiati da un risultato che ha dell’incredibile, in un momento nel quale il panorama generale dell’associazionismo mostra criticità diffuse, con il mantenimento del nostro numero di iscritti a 306.255, una realtà che va ben oltre il mero dato numerico ed evidenzia l’inalterata capacità del CAI di porsi come associazione aggregante, coerente nei comportamenti con i valori espressi dalle proprie Carte istitutive, portatrice di progettualità attente all’ambiente come alla socialità, allo svago in natura come alla solidarietà concreta. Per questa confermata o nuova appartenenza, ho espresso a ciascuno di voi, dal più attivo al semplice iscritto, una sincera gratitudine e lo ribadisco qui con le parole che ho avuto modo di indirizzare ai nostri Soci più fedeli, e longevi, in occasione del loro cinquantesimo bollino o di ulteriori quinquenni sino al novantesimo, con le parole di Italo Calvino: «le associazioni rendono l’uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone».

Una gratitudine che, volentieri e doverosamente, una volta di più, confermo ai Vicepresidenti generali Erminio Quartiani, Antonio Montani e Lorella Franceschini e al Componente del CDC Umberto Andretta, con i quali ho condiviso tutte le decisioni, soprattutto le più delicate, in momenti non sempre facili; al Comitato Centrale di Indirizzo e di Controllo, coordinato da Luca Frezzini che, al termine di un mandato di grande equilibrio e capacità, ha passato le consegne ad Alessandro Ferrero Varsino, chiamato anche a sedute straordinarie per valutare preventivamente, in costruttivo confronto, le scelte più impegnative; al Direttore Andreina Maggiore, la cui costante e competente disponibilità ha fatto la differenza, oltre che ai collaboratori della Sede centrale che hanno garantito, anche in modalità remota, la vicinanza alle nostre Sezioni; e, ancora, ai sempre preziosi e propositivi Revisori Giancarlo Colucci e Paolo Grilli.

Ad Erminio Quartiani, che conclude ora il secondo mandato di Vicepresidente generale, desidero esprimere una sincera riconoscenza personale: la sua preparazione, l’esperienza unita a lucidità e determinazione, la sua attenzione ai valori umani così come a quelli ambientali hanno connotato questa condivisa Presidenza con una vibrante dialettica che, sorretta da totale onestà intellettuale, ha sempre avuto l’unico obiettivo di cogliere le scelte più coerenti con i valori cui il Club Alpino Italiano deve ispirare la propria attività. Ringrazio poi, con piacere, i Past president Roberto De Martin, Umberto Martini e Annibale Salsa, che mai mi hanno fatto mancare la possibilità di un confronto, la preziosità di un consiglio ed una presenza in molti momenti associativi, così come ci ha assicurato sempre la sua paterna attenzione Leonardo Bramanti; ricordo, poi, con rinnovato dolore, per un’assenza che si fa sempre più avvertire, il Past president Gabriele Bianchi, mancato proprio all’inizio della pandemia e, con tutta probabilità, proprio a causa di essa.

Di lui conserviamo gelosamente l’esempio di generosa umanità, di impegno instancabile e di grande coraggio sino all’ultimo, con l’immagine indimenticabile dell’emozione con cui ha ricevuto la nomina, meritatissima, a Socio onorario, esprimendo, lui che al Club alpino italiano si era dedicato totalmente, la gratitudine per il molto ricevuto e lasciando un editoriale che ne riassume l’entusiasmo di una vita: “Valeva la pena di esserci…”.

Un sincero apprezzamento va a tutto il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, i cui volontari, nel contesto di un’attività di fatto mai interrottasi, hanno visto moltiplicarsi, nel corso dell’estate dell’assalto alla montagna, il numero degli interventi resisi necessari. Al presidente Maurizio Dellantonio rivolgo, poi, un grazie particolare per aver messo a disposizione di oltre 60.000 Soci quel Georesq che rappresenta uno dei punti di riferimento del Protocollo recentemente di nuovo sottoscritto col Mibact.

L’Associazione Guide Alpine Italiane, per parte sua, ha saputo esprimere una particolare sensibilità nei momenti del post confinamento, privilegiando prioritariamente, alla ripresa di attività, la sicurezza degli iscritti e dei potenziali clienti, pur con intuibili sacrifici. Guide alpine, poi, coprotagoniste dell’iter che ha portato ad annoverare l’alpinismo nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, il 12 dicembre 2019 a Bogotà.

Il Club Alpino Accademico Italiano, presieduto da Alberto Rampini, fedele alla sua vocazione di conservazione dei valori etici e formativi dell’alpinismo, ha proseguito, pur con le limitazioni imposte dal periodo, nella propria attività di valorizzazione delle imprese di giovani alpinisti assegnando il riconoscimento Paolo Consiglio a spedizioni extraeuropee di elevata difficoltà, ma connotate da stile essenziale e rispetto per l’ambiente.

Agli Organi tecnici centrali, alle Strutture operative e al Coordinamento tra esse, oltre che alle Scuole e ad ogni singolo Titolato, va un grazie sincero per aver condiviso, nei momenti più delicati, scelte non semplici e coraggiose, che hanno ottenuto adesioni spontanee, ancorché sofferte, ed anche per il fondamentale contributo nella individuazione delle linee guida operative per la ripresa delle attività in modo graduale, consapevole e, per quanto possibile in montagna e in contesto pandemico, ragionevolmente sicuro.

Né voglio dimenticare i nostri consulenti che, ciascuno nel rispettivo ambito, hanno assicurato ininterrottamente una collaborazione fattiva e competente: mi riferisco ad Alessandro Giorgetta, nostro Direttore editoriale e memoria storica; ad Anna Girardi (con l’arrivo graditissimo del piccolo Giacomo) per le pubblicazioni e l’editoria: basti pensare al successo riscosso dalle Montagne Incantate in collaborazione con GEDI – National Geographic; a Giancarlo Spagna per le assicurazioni, con una disponibilità e un’attenzione a tutti i livelli che vanno ben oltre l’incarico professionale.

Ricordo ancora, e con piacere, Gian Paolo Boscariol che, anche in recenti delicati passaggi legislativi, ha confermato, con la medesima competenza espressa nel recentissimo volume su “Legislazione e giurisprudenza nella sentieristica”, la sua peculiare sensibilità nella trattazione delle regole rivolte alla montagna.

Desidero esprimere, ancora, un vivo apprezzamento nei confronti di Renato Veronesi, che ho personalmente delegato al costante contatto con gli organismi internazionali di cui facciamo parte, EUMA e Club Arc Alpin – senza tralasciare la competente attività nel Gruppo di lavoro “Comunicazione e Innovazione” – come pure di Eugenio Zamperone che ha avuto il compito, non facile, di mantenere, per conto della presidenza, i rapporti più diretti con la Sezione di Torino e Museo Montagna nella progettualità della Fondazione del polo culturale della montagna, ricomprendente la Biblioteca Nazionale, il Museo Montagna e la Cineteca centrale.

Da ultimi, ma non certo per importanza, desidero ringraziare Luca Calzolari e Stefano Mandelli, unitamente a tutti i loro ottimi collaboratori, che non cito solo per non tralasciarne alcuno, ma con i quali ho intrattenuto costruttivamente contatti quasi quotidiani: a parte Montagne360, resa disponibile in questo periodo anche on line, per consentirne la lettura ai Soci, anche a quelli che non avessero ancora potuto rinnovare la tessera, e Lo Scarpone on line, che non ci sono mai mancati e che, a mio avviso, hanno raggiunto un elevato livello contenutistico e divulgativo, va aggiunto che, se durante tutto questo periodo il Club alpino italiano ha potuto essere particolarmente presente sulla stampa, sui media televisivi e radiofonici, oltre che sui social, con messaggi puntuali, coerenti e marcatamente propositivi, ciò è stato in gran parte merito loro.

Un 2019 da ricordare e un 2020 difficile

La delicatezza del momento attuale ed il perdurante stato di allerta sociale non devono far passare in secondo piano quel 2019 che è stato, per molti versi, un anno associativo da ricordare, ricco di iniziative, attività e risultati, oltre che coronato, come si è detto, dal raggiungimento dello storico traguardo di 327.391 iscritti, un numero che non richiede ulteriori commenti. Iniziato sotto i migliori auspici, il 2020 ci ha, invece, riservato uno scenario inimmaginabile e apocalittico, con il quale abbiamo dovuto confrontarci dall’inizio di marzo, con i provvedimenti di volta in volta adottati nell’ottica di contenere i contagi legati a quella tremenda pandemia con la quale, ancora oggi, siamo chiamati a confrontarci.

Ciò nonostante, per quanto difficile possa essere stato, il 2020 ha messo alla prova, con esiti anche superiori alle previsioni, la nostra tenuta associativa, mantenendo il numero degli iscritti a 306.255, a dispetto della rilevante contrazione di attività e corsi e delle criticità sezionali nel mantenere operative le sedi, così confermando che l’appartenenza al Sodalizio non è esclusivamente connessa a servizi e benefici, ma trova motivazioni più profonde di attaccamento a ideali e alla volontà di partecipare, concretamente e idealmente, a tutte le forme di attenzione che il CAI riserva alla montanità nella sua accezione più ampia.

All’interno di questo duplice “Rapporto attività” troverete, distinte per annualità, le relazioni, puntuali ed analitiche, delle Sezioni nazionali CNSAS, AGAI e CAAI, dei Gruppi regionali e Provinciali, oltre che delle Commissioni e delle Strutture operative e ad esse rinvio, non tanto – o non solo – per non ripeterne i contenuti, quanto piuttosto perché il numero delle iniziative di rilievo poste in essere è tale da richiedere spazi incompatibili con questa mia relazione.

Per questo, e pur con qualche difficoltà, mi limiterò ad evidenziarne alcune particolarmente significative e degne di nota, senza con ciò nulla togliere alla valenza di tutte le altre.

Richiamo, in primis, il Progetto di pubblicazione di 9 volumi, curati per noi da Anna Girardi ed editi da National Geographic, prestigiosa rivista del Gruppo Gedi, con la quale ha trovato una prima e diffusa visibilità quel Sentiero Italia CAI che rappresenta una nostra scelta identitaria, aperta all’incontro con tutta la montagna italiana, con la precisa volontà di renderla più conosciuta ed accessibile: “una montagna mai banale vista un po’ di lato, per raccontarla meglio”.

La collana ha avuto un successo editoriale superiore alle aspettative e ha dato visibilità non solo e non tanto al progetto Sentiero Italia CAI, quanto al Sodalizio stesso, al punto che, ancor prima della pubblicazione dell’ultimo numero, è stato concordato, e poi realizzato, un prosieguo della Collana, con altri 7 volumi aventi ad oggetto le montagne del mondo.

Si è trattato di opere di elevata qualità contenutistica e fotografica, che hanno certamente contribuito a far conoscere maggiormente, ma in modo qualificato, il Club Alpino Italiano, grazie agli spazi, appositamente dedicati, nei quali è stato raccontato il mondo del Sodalizio: dalle attività dei volontari per il ripristino del Sentiero Italia CAI, alla presentazione di tutti gli ambiti nei quali si esplicano le molteplici potenzialità di Soci e Sezioni.

Con l’occasione è stato realizzato un inserto sulla montanità, non quale espressione destinata a creare suggestioni, né quale concetto in cerca di definizione, bensì quale dimensione in cui umanità e natura si confrontano, si raccordano fino a compenetrarsi, originando particolari stili di vita, peculiari attività, paesaggi, ciascuno marcatamente identitario, ma tutti a confluire in un’unica cultura di montagna.

Sul finire del 2019 abbiamo potuto inaugurare la Casa della Montagna, realizzata unitamente ad ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze), prima costruzione ultimata e resa disponibile e funzionale nel centro storico distrutto di Amatrice.

Si è trattato di un’opera che ha attinto alle risorse rese disponibili dalle raccolte di fondi di CAI e di ANPAS, la cui concreta realizzazione va a merito dei presidenti succedutisi nel GR Lazio, Fabio Desideri e Amedeo Parente, nonché dei Soci della Sezione di Amatrice come Marco Salvetta, Franco Tanzi e i fratelli Demofonte, e dei molti altri che non hanno lesinato la loro concreta collaborazione.

La Casa della Montagna, che pure è nata come risposta alla tragedia del terremoto e con una espressa vocazione a rendersi punto di riferimento per gli amanti della montagna, anche per la particolare posizione di raccordo di ben quattro Regioni, ha potuto trasformarsi, nel momento delle pressanti emergenze connesse alla pandemia, ospitando, accanto ai locali destinati alla Sezione di Amatrice, anche il personale di quell’Ufficio Tecnico Comunale che sovraintende e presiede a tutta la progettualità della ricostruzione. Un altro modo della montagna per rendersi protagonista di concreto aiuto alla ripresa.

Naturalmente anche il nostro Sentiero Italia CAI ha proseguito nel suo cammino di concretizzazione, grazie all’impegno di centinaia di Soci, coordinati dal Vicepresidente generale Antonio Montani e da Alessandro Geri unitamente ai Responsabili della Commissione Escursionismo, Armando La Noce e Marco Lavezzo e della SOSEC, Alfredo Gattai e Alessio Piccioli, oltre, naturalmente a tutte le componenti territoriali, a cominciare dai Presidenti Regionali e dagli OTTO di riferimento.

Il notevole impegno di verifica e coordinamento logistico ha richiesto la costituzione di uno staff operativo, coordinato da Arianna Proserpio, che ha permesso, tra l’altro, di recepire e coordinare le disponibilità, pervenute da parte di strutture site lungo il percorso o nelle ristrette vicinanze, a divenire punti di accoglienza SICAI.

Le limitazioni imposte dalla pandemia hanno costretto a procrastinare le verifiche sul territorio e le conseguenti stesure delle Guide ufficiali dell’intero SICAI, che, realizzate d’intesa con IdeaMontagna, saranno pubblicate a far tempo dal mese di maggio, per essere totalmente disponibili entro i primi mesi del prossimo anno.

Al fine di agevolare ulteriormente l’accessibilità e la frequentazione dell’itinerario, è stata avviata una collaborazione con l’operatore turistico Tramundi, i cui risultati si potranno verificare nel tempo, atteso che, attualmente, sono ancora in essere notevoli limitazioni alla circolazione delle persone anche in ambiente naturale.

Un’attenzione particolare è stata riservata alle normative degli Enti del Terzo Settore che, sia pure con tempi diversi da quelli inizialmente previsti dal legislatore, ha gradualmente seguito il proprio corso. Il Comitato Centrale di Indirizzo e di Controllo ha avuto così modo di rivedere, in parallelo, sia lo statuto tipo per le Sezioni che mantengono la propria natura di associazioni non riconosciute, sia quello delle Sezioni che intendessero assumere la natura di Enti del Terzo Settore (ETS).

Si è trattato di un lavoro supportato e coordinato dal Vicepresidente generale Erminio Quartiani e dal Vice Coordinatore del CC Paolo Villa, con la collaborazione di esperti quali Umberto Andretta, Gian Paolo Boscariol, Emanuela Gherardi, Andreina Maggiore, Claudio Proserpio, Manlio Pellizon, Mario Vaccarella e Michele Vanellone.

Per rendere più agevole il compito dei direttivi sezionali, è stato di recente realizzato un apposito Vademecum operativo per tutte le Sezioni, sia per quelle che hanno mantenuto la precedente natura di associazioni non riconosciute, sia per quelle che si sono trasformate, o intendessero farlo, in ETS.

Si tratta di uno strumento che spazia dagli adempimenti connessi a bilancio e rendiconto, alle buone prassi, all’indicazione di possibili criteri in base ai quali orientarsi verso una scelta in luogo di un’altra, all’esame delle prescrizioni relative a specifiche attività, agli adempimenti fiscali e contabili, le imposte indirette e le donazioni, la contabilità, gli obblighi di trasparenza, gli organi di controllo, i regimi fiscali, et cetera.

Si tratta, come si può comprendere, di un lavoro la cui chiarezza e semplicità, pur nella completezza, è inversamente proporzionale alla farraginosità di disposizioni normative, in parte attuate, in altra parte differite e, in altra parte ancora relative ad agevolazioni fiscali da sottoporre alla valutazione dell’Unione Europea. A tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito alla realizzazione del Vademecum vanno apprezzamento e un ringraziamento sincero.

Il CAI al tempo del confinamento

Come ricordavo in apertura, dal 9 marzo del 2020, quello che si presentava come un anno all’insegna dell’Alpinismo dichiarato Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità sotto l’egida dell’UNESCO, ha assunto ben altra prospettiva e, all’improvviso, tutto è cambiato: quotidianità, progetti, aspettative. Dalla zona rossa di Codogno arrivava il messaggio del Presidente sezionale Paolo Cavallanti che, per affrontare quel primo isolamento da zona rossa, al quale ignoravamo ne sarebbero seguiti e perdurati ben altri, avviava con il Direttivo il primo Consiglio virtuale nella storia di quella Sezione e, in realtà, anche di tutte le altre.

Promuoveva anche i primi rinnovi telematici “dando un segnale forte davanti a una quotidianità stravolta”, fornendo tramite i canali social informazioni e mantenendosi vicino ai Soci a tal punto che, desidero sottolinearlo con piacere, a fine 2020 la Sezione di Codogno, in netta controtendenza, ha segnato un non indifferente incremento del numero dei Soci.

Da qui la riflessione che la capacità di coinvolgere, di informare, di dare significato e contenuto all’appartenenza, vanno ben oltre le difficoltà logistiche, le criticità nelle aperture sezionali e finanche nelle attività e nei corsi, perché essere iscritti al CAI, in un momento di così particolare difficoltà, comporta anche la percezione gratificante di sentirsi uniti e partecipi di una dimensione associativa che sa guardare al di là del dramma del presente.

Naturalmente sfumava anche il progettato Congresso Nazionale che si sarebbe dovuto tenere a novembre 2020, avente per tema la “Montanità” in tutte le sue espressioni, finalizzato ad una presa di coscienza della dimensione abitata o potenzialmente abitabile delle montagne, della loro specificità, non marginale, ma in continuità con la pianura: non terra svantaggiata, ma della quale valorizzare le diversità, con la consapevolezza di dover contribuire a colmare dei divari, come quelli presenti tra Alpi ed Appennini, guardando al Sentiero Italia CAI come ad un potenziale veicolo di avvicinamento e promozione sociale ed economica.

Poi, nel volgere di poco tempo, quello che inizialmente sembrava il dramma di alcune aree, si è trasformato nel confinamento nazionale e tutto, da un giorno all’altro, è cambiato: ognuno chiuso nella propria casa, inaccessibilità delle sedi sezionali, sospensione di corsi e di ogni altra attività. Quel che non sarebbe stato facile per chiunque, vale a dire il dovere restare costretti presso le proprie abitazioni, è risultato ancor più impegnativo per la maggior parte di noi, abituati come siamo, appena possibile, ad avventurarci su sentieri, raggiungere le cime e stare a contatto con la natura.

Ma, proprio perché il nostro compito era più gravoso, il ruolo ricoperto dal CAI nella società civile ci ha imposto non solo un rigoroso rispetto delle regole, ma anche l’adozione di forme comunicative rivolte al nostro interno ed anche a tutti gli amanti della montagna, confinati al pari nostro.

“Io resto a casa” e “Le montagne sanno aspettare” sono diventati i nostri mantra rivolti alla coscienza pubblica, per rammentare la priorità del rispetto dovuto a sé e agli altri, adottando il criterio della rinuncia e del distanziamento fisico. Ed è stato allora che abbiamo potuto comprendere il valore delle libertà più semplici, come il poter uscire di casa, incontrarsi con gli amici, camminare su un sentiero; ma è stata anche l’occasione per acquistare maggiore consapevolezza della scarsa importanza e della precarietà di molte precedenti abitudini e stili di vita: non più l’illusorietà di apparenze trasformate ad arte in necessità, ma attenzione diffusa per quello che conta veramente, per la solidarietà oltre al rispetto per l’ambiente e le persone.

Il quadro che ci attendeva nei mesi direttamente successivi fu puntualmente e analiticamente descritto dal nostro Luigi Festi, chirurgo in prima linea, alpinista e uomo CAI di grande competenza, già Presidente della Commissione Centrale Medica, che a maggio 2020 così scriveva: “Ritorneremo alle nostre montagne, non tanto presto e in forma diversa, ma torneremo; sfruttiamo queste giornate per fare progetti, per riscoprire il senso dell’Alpinismo, per leggere di montagna e quando inizieremo a uscire e torneremo in vetta, pensiamo in prima opzione alle montagne di casa, a quelle vicine, che conosciamo bene, ma che vanno riscoperte. Andiamoci da soli ma con tanta, tanta prudenza, un andare lento e consapevole”.

E così, dopo avere lanciato un nuovo mantra “Le montagne hanno bisogno di noi… e noi di loro”, abbiamo vissuto la graduale ripresa delle attività e, con la collaborazione tra organi centrali e territoriali, nonché degli organi tecnici e delle strutture operative, sono state predisposte e diffuse ad ogni livello le regole perché ciò avvenisse correttamente, fermo il rispetto per i provvedimenti governativi. Nello stesso tempo è apparsa in tutta la sua drammaticità la situazione in cui versavano i rifugi alpini: all’iniziale timore di non poterne prevedere le riaperture, si aggiungevano le oggettive difficoltà di adottare limitazioni agli accessi e idonee soluzioni di igienicità per i frequentatori, tali da far dubitare della economicità e ragionevolezza delle riaperture stesse.

È stato subito chiaro che le difficoltà dei nostri rifugisti avrebbero avuto una ricaduta negativa anche sul rapporto con le Sezioni proprietarie, poiché a minori od azzerati introiti del rifugio, sarebbero conseguite difficoltà od impossibilità di corrispondere i canoni. Ecco perché, su iniziativa della Commissione Centrale Rifugi e Opere Alpine, è stato appositamente studiato e realizzato in collaborazione con un’impresa di Lecco, un apposito Kit costituito da ozonizzatore, termometro digitale e saturimetro, messo per tempo a disposizione, gratuitamente, di tutti i nostri rifugi.

Ma la gravità della situazione è emersa, non da meno, nelle nostre realtà sezionali, al punto che il Comitato Direttivo Centrale e il Comitato Centrale di Indirizzo e di Controllo hanno valutato l’adozione di tempestive e concrete forme di solidarietà, rivolte sia all’interno del Sodalizio, che, stante il momento di difficoltà generale, con una proiezione esterna verso la società civile. È stato, quindi, costituito senza indugio un Fondo di attenzione alle criticità sezionali di un milione di Euro, da distribuirsi in base a criteri che tenessero conto delle riduzioni del numero degli iscritti e di una ipotetica forfetizzazione di riduzione nei canoni percepiti dalla gestione dei rifugi.

L’assegnazione dei contributi a fondo perduto provenienti dal predetto Fondo è avvenuta, come prospettato in occasione della individuazione dei criteri distributivi, alla metà di novembre del 2020. Le disponibilità sono state utilizzate per circa tre quarti; la parte residua consente di guardare in prospettiva anche ad eventuali emergenzialità nel corso del 2021, così da poter intervenire nei casi di maggiori e perduranti difficoltà.

Inoltre, come certo avrete appreso, abbiamo inteso dare concretezza ad una forma di generosità rivolta all’esterno, verso le popolazioni di montagna più difficilmente raggiungibili: per questo, dopo la più che positiva esperienza di collaborazione vissuta ad Amatrice, nella realizzazione della Casa della Montagna, unita[1]mente al prof. Fabrizio Pregliasco, Presidente di ANPAS, abbiamo voluto destinare a tutti i territori regionali, in misura proporzionale, la presenza di ben 53 autovetture Panda per contribuire all’assistenza domiciliare da prestare ad anziani, malati e invalidi nelle valli più discoste e, per questo, di minor agevole accesso.

Questa iniziativa, nata in un’ottica di sincera e spontanea solidarietà, è stata ripresa dai media nazionali e ne è derivata un’immagine del CAI probabilmente meno nota al grande pubblico. Si è trattato di una forma di solidarietà sociale che va ad aggiungersi a quella stabile e universalmente apprezzata resa dal nostro Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico. In sintesi: la solidarietà come risposta e la capacità di attesa come forma di contagio sociale.

Il momento della ripresa

Se le restrizioni imposte al fine di contenere i contagi hanno comportato automatiche ripercussioni sulle libertà individuali e di circolazione, di non minor criticità è stato il momento della ripresa graduale delle attività, coinciso con una serie di provvedimenti: decreti legge, leggi di conversione con modifiche, DPCM, decreti ministeriali e circolari ministeriali esplicative, la cui eccessiva genericità, anche nelle cosiddette FAQ, ha lasciato spesso inevasi i molti dubbi e perduranti le perplessità interpretative.

Il che ha costretto la Sede centrale ad un impegno inusuale per fornire ai Soci e alle Sezioni le indicazioni considerate più aderenti alla ratio delle disposizioni, in modo da non contraddirne, però, la letteralità Si è preso atto, con grande soddisfazione, che a parte le rarissime eccezioni di chi avrebbe preteso letture più permissive, vi è stata una pressoché generale adesione alle indicazioni di volta in volta fornite.

È stato così possibile, pur con una serie di limiti e accortezze, riaprire le sedi sezionali, ritornare in ambiente e, fermo il rispetto dell’uso dei dispositivi di protezione, del distanziamento e del divieto di assembramento, siamo ritornati in montagna. In realtà, dovendosi facilmente prevedere che i limiti imposti agli spostamenti e la lunga restrizione avrebbero prodotto l’effetto di generare in un gran numero di persone il desiderio di proiettarsi verso le montagne regionali, seguendo il prudente consiglio di Luigi Festi di indirizzarci verso quelle meno note e di percorrere i sentieri meno battuti, abbiamo avviato una apposita rubrica consultabile sul sito e sui social denominata “Scopriamo nuovi sentieri”, con proposte differenziate Regione per Regione, con itinerari preferibilmente ad anello.

Abbiamo però, anche e purtroppo, dovuto prendere atto che, nonostante, i reiterati inviti alla diversificazione degli itinerari e alla prudenza rispetto alle oggettive difficoltà della frequentazione della montagna, molti nuovi turisti si sono riversati in gran numero non solo nelle medesime e più rinomate località, ma anche con modalità frutto di scarsa informazione e formazione, con il risultato di generare problematici assembramenti e di rendere necessari numerosissimi interventi da parte del nostro Soccorso Alpino e Speleologico.

Con il ritorno dell’autunno sono riprese le restrizioni, gli impianti di sci sono rimasti chiusi e, mentre scrivo, ancora lo sono, con una stagione che, a dispetto di uno straordinario innevamento naturale, può considerarsi completamente perduta. Anche a questo proposito abbiamo cercato di sottolineare la possibilità di frequentare la montagna invernale con nuove modalità, promuovendo, purchè adottando le dovute accortezze, le escursioni con le racchette da neve, lo sci di fondo escursionistico e lo sci alpinismo. In questi giorni ci confrontiamo con la cosiddetta terza fase, quella che parrebbe più impegnativa a causa delle mutazioni del virus e che ha visto l’avvio, con molteplici difficoltà, delle vaccinazioni che, ad essere ottimisti, richiederanno tutto l’anno in corso per[1]ché si possa pervenire alla cosiddetta immunità di gregge.

Particolarmente negativi per le nostre attività sezionali sono stati i divieti introdotti rispetto ai Congressi e alle assemblee, oltre che le limitazioni, diversificate in base alle aree di residenza (gialle, arancioni, rosse), agli spostamenti tra Comuni e alle modalità di svolgimento di attività motoria e attività sportiva.

Significativa, in proposito, è stata la sollecitazione rivolta alla Presidenza del Consiglio e al Ministro dell’Interno, perché venisse chiarito cosa si intendesse per attività motoria e attività sporti[1]va, al dichiarato fine di poter considerare, senza ombra di dubbio, l’alpinismo, l’escursionismo e, in generale le attività da svolgersi in montagna, come di natura sportiva, tali cioè da consentire di uscire dai limiti del Comune di residenza, qualora non vi fossero montagne all’interno del proprio territorio.

Il Ministero dell’Interno, seppure in modo parzialmente criptico, ha dato un’indicazione che è parso di poter interpretare, in assenza di manifesta contrarietà, come assertiva circa la ricomprensione delle attività tipiche della montagna tra quelle di natura sportiva, con le connesse conseguenze in ordine alla possibilità di uscire temporaneamente dal proprio comune per raggiungere le montagne, ivi assenti, e fare rientro subito dopo alle proprie case. Beninteso: di natura sportiva con riferimento all’inquadramento tra le attività che, per l’elevato dispendio energetico, il Ministero dell’interno classifica sportive, e non già per assimilazione al concetto tecnico e proprio di sport.

Nel momento in cui scrivo il quadro normativo di riferimento permane inalterato e, conseguentemente, anche le indicazioni rivolte ai Soci e alle Sezioni si confermano in linea con quelle pregresse, vale a dire: adozione di strumenti di protezione, divieto di assembramenti e di tenere congressi e assemblee, obbligo di distanzia[1]mento differenziato in caso di attività motoria e di attività sportiva nei pressi della residenza e possibilità di estendere l’attività di natura sportiva ad un più ampio ambito territoriale di azione.

È stata utilizzata ogni forma di comunicazione verso l’esterno – interviste, comunicati, dirette sui social – per sottolineare come la corretta distribuzione delle persone negli ambiti montani sia garanzia di possibilità di distanziamento tra le persone, e, grazie alla salubrità ambientale, di benessere psicofisico.

A tutto ciò deve aggiungersi che, nel complessivo contesto pandemico, è stato inevitabile l’impatto conseguente all’obbligo di applicare il cosiddetto smart working a gran parte del Personale della Sede centrale che, come è noto, rientra nell’ambito della Pubblica amministrazione, con oggettive ricadute sulle modalità di svolgimento dell’attività lavorativa, nonostante la disponibilità e l’impegno dei collaboratori, al fine di mantenere il più possibile inalterati i contatti e la funzionalità rispetto sia ai Soci che alle Sezioni.

Il che, anche per la emergente tendenza verso l’estensione della modalità lavorativa da remoto, in primis nel personale delle pubbliche amministrazioni, conferma la lungimiranza del Progetto, forse non da tutti all’inizio correttamente inteso, di costituire una Cooperativa di Servizi, interamente partecipata dai soli Gruppi Regionali e Provinciali del CAI e, quindi, di matrice esclusivamente interna, cui affidare quelle attività, per prassi affidate alla Sede centrale, ma in realtà estranee alle finalità istituzionali (si pensi ad esempio alla vendita di abbigliamento, gadgets, libri e quant’altro) che, in situazioni di normalità, occupano fisicamente parte del personale di Sede ma che, in contesti come l’attuale, si traducono nella difficoltà, talora, di gestire alcuni servizi, provocandone rallentamenti.

È appena il caso di sottolineare come tale Cooperativa, così come statutariamente progettata, sia, per sua natura, totalmente priva di finalità di lucro e si ponga in un’ottica di strumentalità rispetto alle attività che, benché non strettamente istituzionali, il CAI intende mantenere e proseguire, senza però adottare soluzioni che risultino assimilabili a forme di partecipazione non consentita. In sintesi: con la nascita della Cooperativa Montagna e Servizi, i cui Soci saranno i Gruppi Regionali e Provinciali, prenderà avvio un soggetto di natura privata le cui capacità operative e gestionali saranno più agili e che saranno ispirate unicamente a forme di attenzione e servizio per Gruppi Regionali e Provinciali, Sezioni e Soci. L’assenza di fini di lucro assicurerà la economicità dei costi

Cultura, editoria e cinematografia come “antidoti” agli effetti della pandemia

Se la possibilità di vivere occasioni di incontro in presenza ha subito l’inevitabile ripercussione delle limitazioni imposte dal confinamento o, comunque, dalle regole di contenimento della diffusione del Coronavirus, lo stesso, fortunatamente non può dirsi per le attività culturali del Sodalizio che, sia pure con modalità inconsuete e, in molti casi, con incontri da remoto, hanno visto il perdurare della produzione editoriale, dei festival cinematografici e, in ultima analisi, della proiezione culturale del CAI.

Così il nostro Centro Operativo Editoriale, al cui vertice Alessandro Pastore è succeduto ad Enrico Pelucchi, ha continuato la propria attività per individuare nuove proposte e, con esse, nuovi angoli di visuale sul mondo della montagna. Possiamo, anzi, affermare che proprio le criticità legate al confinamento hanno determinato il successo delle nuove pubblicazioni, nonostante l’impossibilità di promuovere incontri tra autori e pubblico, com’era stato in precedenza possibile fare.

Così nella Collana Personaggi abbiamo pubblicato la Cima di Entrelor di Renato Chabod – figura fondamentale nella nostra storia – e Alpinismo dietro le quinte, un viaggio nelle storie di alpinismo a cura di Lorenzo Revojera, nonché, ne parlo mentre è in stampa, Lo statista con gli scarponi – L’invenzione del CAI, incentrato, vorrei dire finalmente, sulla figura di Quintino Sella, grazie al curatore Pietro Crivellaro e alla Fondazione Sella che ha reso disponibili documenti di straordinaria rilevanza.

Nella Collana Antiqua CAI, sono stati pubblicati due testi ormai introvabili, il primo: La Sezione di Milano e la guerra, in cui si racconta la nascita dell’ANA in seno al CAI e il secondo: Compendiosa relazione d’un viaggio alla Cima del Monte Bianco, che riproduce fedelmente la prima pubblicazione in Italia di argomento alpinistico. E poi Ciak si scala! di Roberto Mantovani e a cura di Marco Ribetti, in collaborazione con Museo Montagna e lo IAMF, menzione d’onore al Premio Itas 2021, con cui si ripercorre la storia del Cine[1]ma di Alpinismo; ancora, Steps, con la firma di due nostri giovani Soci, Sara Segantin e Alberto Dal Maso, dalle Alpi Friulane a El Capitan sulle orme John Muir.

Discorso a parte merita “Cordate vocali. I Cori CAI si raccontano”, il libro fortemente voluto da Gabriele Bianchi e a lui dedicato, con la storia delle settantasei coralità che partecipano alla specifica struttura operativa e rappresentano una componente identitaria della cultura di montagna, a pieno titolo tra i protagonisti della Giornata Internazionale dell’11 dicembre 2020 e che, proprio mentre scrivo, ha avviato sui social del Sodalizio delle serate dall’impostazione essenziale, ma dall’elevata capacità evocativa e di coinvolgimento, con un successo di partecipazione superiore ad ogni aspettativa.

C’è ancora, e per certo di non minore importanza, il primo volume della nuova Collana “Montagna e diritto” dedicato a La sentieristica nella normativa e nella giurisprudenza a cura di Gian Paolo Boscariol, uno studio che costituisce un imprescindibile punto di riferimento per chiunque voglia guardare al “sentiero” nell’ottica globale del diritto.

Nel contesto di collaborazione con Ponte alle Grazie e Salani sono stati pubblicati: Una balena va in montagna, Collana “I Caprioli”, che ha vinto il premio Itas nella sezione giovani, mentre nella Collana “Passi” hanno avuto calorosa accoglienza: Il bambino e la montagna e Storia del sentiero di Torbjorn Ekelund; L’Estate del gigante di Enrico Brizzi; L’Abbraccio selvatico delle Alpi di Franco Michieli, fedele al sensibile approccio di una frequentazione della montagna in punta di piedi, così da non lasciare traccia.

Non va tralasciata l’importante collaborazione del Gruppo dei Grandi Carnivori nella pubblicazione di un diario scolastico per i più giovani. Ognuna di queste letture ha contribuito a rendere meno gravosi i giorni del confinamento, proiettandoci nella dimensione dell’avventura e dell’approfondimento, in vista di rinnovate progettualità.

Ma in un contesto globale in cui i filmati, anche di breve durata, costituiscono una modalità di comunicazione particolarmente gradita e privilegiata, soprattutto dai più giovani, anche la cinematografia di montagna ha avuto modo di porsi tra gli efficaci antidoti agli inevitabili malesseri esistenziali prodottisi con la pandemia.

Questo non solo perché hanno avuto comunque luogo, sia pure nel rispetto delle limitazioni imposte, sia il Trento Film Festival che il Sondrio Festival, ma anche perché, queste due realtà, cui il CAI partecipa convintamente da protagonista, oltre ad essersi tenute con inventiva ed efficienza (ricordo con piacere la serata con Mauro Corona e Luca Mercalli) hanno anche supportato: “Natale in quota” dal 15 dicembre 2020 al 15 gennaio 2021 con la proiezione in streaming di 15 tra i film più amati delle recenti edizioni del Trento Film Festival e “La montagna a casa”, con la proiezione, da parte del Sondrio Festival, di documentari dell’edizione precedente sul canale Youtube del CAI.

Si è trattato di forme di comunicazione che hanno riscosso notevole successo di pubblico, con uno sguardo verso il nuovo anno, carico di entusiasmo e voglia di ripartire. Ringrazio, per questo, i responsabili di queste importanti realtà, come il Presidente Mauro Leveghi, la sua Vice Nicoletta Favaron e la Direttrice Luana Bisesti per il TFF e Angelo Schena e tutti i suoi collaboratori per il Sondrio Festival.

Il CAI e l’ambiente: posizionamenti sempre più chiari

Pur muovendo dai documenti approvati, nel tempo, dall’Assemblea dei Delegati e volti, da un lato, a cogliere il punto di vista del Sodalizio, sempre più puntuale rispetto ai mutamenti in atto e, dall’altro, a ribadire la scelta dell’autoregolamentazione come modalità di espressione di una libertà in montagna messa costantemente a confronto con l’ambiente naturale e le biodiversità (Bidecalogo, Tavole di Courmayeur, Charta di Verona), si avvertiva da tempo la necessità di adottare scelte sempre più chiare e coerenti con i principi sopra richiamati, di fronte alle molteplici criticità di quotidiana evidenza.

L’importante collaborazione tra la Commissione Tutela Ambiente Montano e il Comitato Scientifico Centrale, che, specie nell’ultimo periodo, hanno mostrato una intensa vitalità e la capacità di affrontare in modo approfondito tematiche delicate, ha dato vita al documento “Cambiamenti climatici, neve, industria dello sci”, un rilevante studio sulla montagna invernale accompagnato da precise proposte e che, approvato dal CDC e dal CC, ha assunto la valenza di documento che individua puntualmente il posizionamento del CAI su questi temi.

Ambiente, economia, società e istituzioni sono fattori di uno sviluppo sostenibile che richiedono un approccio integrato per potere dar vita a un sensibile cambiamento del modello di sviluppo ancora spesso incentrato sulla monocultura dello sci, ma anche per raggiungere elevati livelli di difesa dell’ambiente montano e della qualità della vita di chi abita le Terre alte. Il motto del CAI, non solo riferibile a quelle invernali, ma all’insieme delle attività che si svolgono in montagna, dovrà sempre più essere quello che “La montagna non si consuma, si vive”.

In questa prospettiva, un secondo documento è in corso di approfondimento ed elaborazione e riguarda il posizionamento del Sodalizio su “Biodiversità, i servizi ecosistemici, le aree protette e l’economia montana”, mentre è in via di preparazione un Convegno nazionale sulla frequentazione responsabile dell’ambiente montano innevato, dedicato all’offerta turistica alternativa, che esigerà sempre più, essendo prevedibile una crescente domanda di montagna, una chiara visione del CAI e dei suoi Soci, che risulti ragionevole, responsabile e fortemente ispirata dall’autoregolamentazione e dal senso del limite.

D’altro canto, il Comitato Scientifico Centrale, in vista del suo 90° anniversario e delle celebrazioni che si terranno in ottobre al Museo Nazionale della Montagna, ha deciso di rieditare, dopo 25 anni di assenza, il Bollettino, strumento scientifico di raccordo con il mondo dell’Università, della ricerca e della scienza. Anche la Struttura Operativa della Grotta di Bossea ha inaugurato il nuovo centro meteorologico, in collaborazione con il Politecnico di Torino, attività di monitoraggio che si aggiunge a quelle già presenti in grotta da oltre 50 anni e sostenute dai nostri volontari.

Nell’ambito di ASviS, Alleanza per lo Sviluppo sostenibile, cui il CAI aderisce da tre anni e che raggruppa oltre 292 organizzazioni aderenti, siamo presenti attivamente in 18 gruppi di lavoro, uno dei quali, relativo all’accesso alla salute, è coordinato dalla Socia Carla D’Angelo, componente della Commissione Centrale Medica: l’impegno è quello di dare significato e forza agli obiettivi di Agenda Onu 2030, in vista di un loro effettivo raggiungimento. In particolare, nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2020 il CAI è stato tra i promotori di sei iniziative di portata nazionale, tra cui la presentazione ad Amatrice del Progetto SICAI e, a Zoldo, dei Villaggi degli Alpinisti. Per entrambe queste manifestazioni vi invito a leggere gli specifici resoconti nella parte “Eventi e progetti”.

Quali espressioni concrete del nostro essere Associazione di Protezione ambientale riconosciuta dallo Stato, vi sono, poi, i cinque progetti di educazione ambientale che ci vedono in qualità di capofila in altrettanti Parchi Nazionali; con l’occasione ricordo essere in atto ben 16 Protocolli d’Intesa, che si affiancano ai due sottoscritti con il Ministero dell’Ambiente. Il che ci assegna un ruolo che trova ulteriore espressione nell’impegno all’interno dei due osservatori permanenti, accanto ad altre associazioni di protezione ambientale: l’Osservatorio del Parco Nazionale dello Stelvio, del cui Comitato fa parte Angelo Schena, e quello sulle Olimpiadi Cortina-Milano 2026.

Degne di nota sono poi le convenzioni, in atto o in itinere con l’Università di Torino per gli studi sulla situazione del permafrost alla Capanna Margherita ed il conseguente studio strutturale e con il Politecnico di Milano nel progetto TWIN, per realizzare a confine tra l’appennino toscano-ligure e lombardo, un punto di accoglienza montana da affidare in gestione a categorie svantaggiate.

Grazie all’attenta vigilanza dei nostri Rappresentanti sul territorio abbiamo potuto intervenire, con nette prese di posizione contrarie alla realizzazione di nuovi impianti sciistici e di risalita, per evitare nuovi scempi all’ambiente e al paesaggio alpino e appenninico, oltre che ulteriore sperpero di denaro “comune”, dal Terminillo al progetto Cime Bianche, dal Corno alle Scale al Devero e al Comelico, senza dimenticare l’intervento contro la riduzione del perimetro del Parco Sirente Velino o per la sempre auspicata valorizzazione ambientale del Parco delle Apuane.

Si aggiunge, poi, la determinata presa di posizione assunta rispetto all’ipotesi di inserimento nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), di una previsione di spesa di 18 miliardi di euro per mille nuove dighe e invasi di montagna. Al riguardo, il Vicepresidente Quartiani ha puntualizzato: “1000 nuovi invasi sono un fattore di desertificazione delle Terre alte e sottraggono loro risorse idriche a beneficio solo di chi sta a valle”. Un tema, quindi, del quale occuparsi con la massima attenzione.

Tale impegno sul versante della difesa e della promozione responsabile dell’ambiente montano ha trovato riconoscimento anche con la conferma del Protocollo d’Intesa con l’Arma dei Carabinieri siglato a fine 2020. E non è un caso che la A.G.Bellavite, che cura la stampa di questo volume, abbia adottato, sin dal 2010, “una filosofia di impresa che ha scelto la sostenibilità”, ponendo in essere gli interventi compensativi necessari ad azzerare le proprie emissioni di gas a effetto serra, prodotte direttamente o indirettamente.

Prendersi cura, per rendere speciali i nostri giorni

Da tempo, quasi come un portato naturale, al nostro interno hanno preso vita, e si sono diffuse oltre l’immaginabile, le attività di Montagnaterapia, abbinando conoscenza dei luoghi montani e capacità di accompagnamento a competenze medico-sociologiche, per avvicinare all’ambiente montano, e alla sua ormai accertata valenza d’aiuto o di occasione per sperimentare quanto non si pensava accessibile, persone che si confrontano con problematiche apparentemente inconciliabili con l’andare in montagna.

Ecco, allora, che l’appartenenza al nostro Sodalizio acquista un significato ulteriore, che va a rafforzare le finalità storiche di tutela dell’ambiente e conoscenza delle Terre alte, di formazione ed educazione alla loro corretta frequentazione, di soccorso agli infortunati, grazie a questa capacità di declinare la montagna o – meglio – la propria passione per la montagna, in qualcosa che va oltre. “Amo la vita. Tutto il mio tormento consiste nella paura di non poterne godere abbastanza a lungo e appieno. Le giornate mi sembrano troppo brevi. Il sole tramonta troppo presto. Le estati finiscono così in fretta”.

Con questa profetica urgenza esistenziale Irene Nemirovsky, vittima del nazismo ad Auschwitz nel 1942, dice di un amore per la vita che appartiene – o dovrebbe appartenere – ad ognuno, a prescindere dalle proprie abilità o dalle difficoltà del momento e chi si occupa di Montagnaterapia si pone come strumento volontario di aiuto in questo progetto di benessere diffuso, senza nulla chiedere in cambio: ci sono sguardi riconoscenti che ripagano la generosità sincera ben oltre l’impegno che ha richiesto.

Il progetto di Montagnaterapia sa cogliere sofferenze e contribuisce ad affrontarle, per poterle, poi, trasformare in nuove occasioni di vita e, quindi, di scoperta, di socialità, di obiettivi e di traguardi. E lo fa in modo essenziale, accompagnando in montagna, un luogo che rende tutti gli operatori di Montagnaterapia protagonisti, umili quanto efficaci, di una quotidiana palingenesi sociale, consapevoli che “la felicità è un percorso, non una destinazione”, come soleva ricordare Madre Teresa di Calcutta.

Un ringraziamento va, allora, al Gruppo che se ne occupa compiutamente, coordinato da Ornella Giordana con la collaborazione di Marco Battain, Dino Favretto, Monica Festuccia, Gian Luca Giovanardi, Beppe Guzzelloni, Antonio Moscato, Gianmarco Tamburini, Ivo Simonini e di ogni singolo operatore e accompagnatore: ognuno di loro ci insegna, con la sua attività, a non avere paura, a provare a guardare l’altro che ha il nostro stesso desiderio di vita, a prendercene cura, rendendo speciali anche i nostri giorni.

Il CAI e la scuola

Le nostre attività in collaborazione con il mondo della scuola sono state fortemente condizionate dall’emergenza sanitaria. La programmazione delle attività prevedeva quattro corsi di formazione, rivolti a: “Il Finale – Racconti di paesaggi, di rocce e di mare”; “Montefeltro – Borghi e castelli, parchi e natura”; “Dolomiti Patrimonio Mondiale UNESCO – Un racconto di paesaggi, uomini e rocce; “I monti Iblei e le coste del siracusano”. Gli stessi corsi saranno, quindi, riproposti in seguito. Siamo, però, riusciti a portare a compimento il Concorso nazionale “Sbulliamoci: smontiamo i bulli e le bulle”, riservato a docenti e gruppi di studenti delle scuole secondarie di primo grado e del biennio delle scuole secondarie di secondo grado, dedicato al contrasto del fenomeno del bullismo e cyberbullismo.

Nonostante le difficoltà nella didattica e con molti insegnanti che hanno comunicato con rammarico l’impossibilità di sviluppare e concludere il proprio lavoro, sono pervenute 186 opere suddivise tra le tre sezioni (letteraria, multimediale e grafica) e le due fasce di età (scuola secondaria di primo grado e biennio della scuola superiore).

I vincitori, saranno ufficializzati con una premiazione prevista per il 14 maggio 2021. Quel che deve essere chiaro è che, appena sarà consentito, l’attività con docenti e studenti dovrà riprendere con rinnovata determinazione.

Li ricordiamo

“Quando ci lasciavamo non ci pareva di separarci, ma di andare ad attenderci altrove” Cesare Pavese, L’Estate Teniamo con noi nell’affetto del ricordo:

ALLIOD Clement – Sezione di Gressoney
BALDRATI Elisabetta – Sezione di Ravenna
BALLABIO Alfredo – Sezione Giussano
BARGAGNA Alberto – Sezione di Pisa, già Consigliere Centrale
BELUFFI Eugenio – Sezione di Bozzolo
BERTOLACCINI Mario – Sezione SEM
BIANCHI Gabriele – Sezione Bovisio Masciago, già Presidente Generale
BONAZZI Stefano – Sezione di Reggio Emilia
BONFANTI Carlo – Sezione di Giussano, Sottosezione Paina
CARLESI Paolo – Sezione di Varallo Sesia
CASTELLI Lorenzo – Sezione SEM
CORI Enzo – Sezione di Spoleto, già Componente del CDC
DOLFI Giancarlo – Sezione di Firenze
FESTINI PURLAN Ivano – Sezione di Orbassano
GIULIANI Giancarlo – Sezione di Jesi
PEILA Paola – Sezione di Ivrea, già Direttore del Club Alpino Italiano
PESSA Eliano –Sezione di Rieti
ROVIS Silvana – Sezione di Fiume
SALVI Antonio – Sezione Bergamo, già Vicepresidente Generale
SANTAMBROGIO Vanni – Sezione Nazionale C.A.A.I.
SCANDELLARI Armando – Sezione di Mestre (Medaglia d’Oro del CAI)
SEGATO Roberta – Sezione di Torino, Sottosezione C.R.A.L. C.R.T.
STELLA Roberto – Sezione di Olgiate Olona
TOMASSONI Sergio – Sezione di Rieti
TURATI Giuliano – Sezione Giussano.

*Vincenzo Torti, Presidente generale del Club alpino italiano

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