Relazione morale del PG

//Relazione morale del PG
Relazione morale del PG 2018-11-20T13:18:47+00:00

di Vincenzo Torti*

Care Delegate e Cari Delegati,
Socie e Soci carissimi,
al termine di un altro anno trascorso insieme, ci ritroviamo qui, un po’ per fare dei bilanci di quanto abbiamo cercato di realizzare ed, ancor più, per parlare dei progetti che ci animano e ci impegneranno nell’immediato futuro.
Prima, però, lasciatemi ringraziare tutti coloro con i quali ho avuto la fortuna di condividere l’impegno, prestigioso, certo, ma proprio per questo particolarmente oneroso, di stare alla guida del nostro Sodalizio.
Molte, infatti, sono le persone che, con un volontariato fatto non solo di disponibilità, ma anche di competenza ed intelligente progettualità, hanno consentito di ipotizzare obiettivi e, poi, di tradurli in una concreta attuazione. Comincerò dai componenti del Comitato Direttivo Centrale, i Vice Presidenti Erminio Quartiani, Antonio Montani e Lorella Franceschini e da Enzo Cori, con i quali ho avuto modo di lavorare costantemente in una collegialità resa sempre fruttuosa dagli autonomi contributi di ciascuno, ma con la ferma volontà di individuare, ogni volta, la soluzione più rispondente agli interessi dei Soci e delle Sezioni e, quindi, del Sodalizio. Alla base dei risultati raggiunti vi è stata la capacità di ciascuno di loro ad interagire a tutto campo, affrontando un carico sempre crescente di confronti, approfondimenti, progetti e decisioni e, nell’esporre quanto è stato fatto, al di là delle specifiche deleghe, va sotteso il contributo di tutti. Devo sottolineare, poi, l’importante lavoro realizzato dal Comitato Centrale di Indirizzo e di Controllo, coordinato da Luca Frezzini e Alessandro Ferrero Varsino, che ha saputo interpretare, in modo sensibile e determinato ad un tempo, il proprio ruolo, assumendo atti di indirizzo volti a far chiarezza laddove era particolarmente necessario e apportando opportune modifiche aggiornative ad alcune disposizioni regolamentari. Ogni componente delle singole Commissioni del CC ha inteso essere propositivo con riferimento ai più diversi ambiti associativi, perché quel costante confronto di idee con il CDC, sempre nel rispetto dei ruoli, fosse premessa di adeguate soluzioni. Va ricordato, doverosamente, il contributo dei Revisori dei Conti, effettivi e supplenti, che, presieduti da Umberto Andretta, hanno colto ogni opportunità, al di là del loro ruolo primario, per arricchire con competenza gli approfondimenti in atto, agevolando con il loro consiglio le decisioni particolarmente complesse. Che dire, poi, dei nostri Past President, Roberto De Martin, Gabriele Bianchi, Annibale Salsa e Umberto Martini? Presenti e disponibili in ogni occasione, con l’umiltà di coloro che, dopo aver ricoperto la carica più alta, sanno porsi accanto a chi è chiamato, oggi, a quella stessa responsabilità, assicurando non solo i suggerimenti, frutto dell’esperienza, ma anche un sempre rinnovato entusiasmo, il che li rende nuovamente protagonisti. E mi sia consentito sottolineare il coraggio e l’impegno, in questa particolare fase, di Gabriele Bianchi, espressione di una coralità di intenti e non solo di voci. Certamente va detto, altresì, che i risultati che descriverò nelle pagine che seguono, sono il frutto della serietà e dell’impegno profuso dal personale della Sede Centrale e dal Direttore Andreina Maggiore: gli sforzi per avvicinare sempre di più il Centro al
Territorio poggiano soprattutto su ciascuno di loro ed è doveroso sottolineare la disponibilità con cui, specie in alcuni settori chiave, al maggior carico è stata data una risposta di qualità e quantità. Né posso dimenticare il particolare contributo di Gian Paolo Boscariol, non ultimo per la preziosa raccolta di tutte le normative in tema di sentieristica; di Giancarlo Spagna per quanto fatto di determinante per i risparmi assicurativi; di Alessandro Giorgetta, nostro direttore editoriale ed artistico, costante riferimento culturale in qualsiasi iniziativa: sulla loro sempre affidabile presenza è stato possibile fare conto ogni volta che se ne è presentata la necessità.
E prima di ringraziare ognuno di Voi, qualunque sia il suo ruolo ed il suo impegno all’interno della nostra Associazione, per il molto fatto o anche per la sola appartenenza, desidero ricordare una persona davvero straordinaria, molto cara a me e a tutti voi, che ci ha lasciato poco tempo fa: parlo di Renata Viviani, un esempio di intelligenza e umanità, di coraggio e disponibilità, di volontà capace di coinvolgere e condurre a termine ogni progetto, alla cui memoria è stata di recente dedicata la Sala Consiliare in cui ha lavorato sino a che le è stato possibile. Grazie, di tutto, Renata.

L’ULTERIORE AUMENTO DI NUOVI SOCI

In diverse occasioni ho avuto modo di ricordare un’espressione cara a Roberto De Martin: “Vogliamo un Cai di Soci e non di tessere” ed anch’io nutro lo stesso fermo convincimento. Il che non significa, però, non dover sottolineare positivamente la circostanza che l’inversione di tendenza che aveva portato il numero dei nostri Soci da 307.070 del 2015 a 311.140 alla fine del 2016, si è ulteriormente confermata, con il traguardo, in chiusura del 2017, di 316.943 Soci, ed un incremento di poco inferiore al due per cento. In un’epoca in cui molte Associazioni soffrono di quella che alcuni hanno definito crisi di vocazioni, vedendo diminuito il numero dei propri iscritti, si tratta di un dato che deve senz’altro far piacere, per le molteplici ragioni che vi sono sottese e perché non è frutto di pura casualità. La prima ragione, indubitabilmente, sta nelle capacità e nell’operato espressi da parte delle Sezioni e dei Gruppi Regionali e Provinciali.
Ovunque ho avuto modo di essere presente nel corso dell’anno, infatti, ho potuto constatare quanto la nostra presenza sul territorio e nel tessuto sociale di grandi o piccole realtà sia considerata essenziale e preziosa, al di là delle frasi di circostanza o cortesia. La capacità di accogliere, di promuovere, di coinvolgere giovani e meno giovani, di proporre una cultura del rispetto, sia delle persone che dell’ambiente, che usa strumenti come il camminare o il salire per conoscere e scoprire quel che sta fuori e quel che sta dentro di noi, rende unica ogni nostra realtà territoriale. E non abbiamo bisogno di essere autoreferenziali, quanto, piuttosto, di fare bene quel che ci siamo proposti di realizzare, apprendendo da altri o cercando di essere di esempio per altri, sempre capaci di “non giudicare ciascun giorno in base al raccolto che hai ottenuto, ma dai semi che hai piantato” (Robert L. Stevenson). Significativo è l’ulteriore aumento percentuale della presenza femminile nel nostro Sodalizio, che ha raggiunto il 36%, dopo essersi affermata, finalmente, ai vertici del Sodalizio, con l’elezione di Lorella Franceschini alla vicepresidenza generale. Certamente non estranea all’aumento della presenza di Soci giovani, fermo il lodevole operato degli accompagnatori di Alpinismo giovanile, educatori alla montagna e per mezzo della montagna, è anche la graduale, ma crescente, affermazione del Family Cai, che, da intuizione di pochi, sta trasformandosi in punto di riferimento per i nuclei familiari di giovane formazione, coinvolgendo, nello stesso tempo, i più piccoli ed i loro genitori, questi ultimi appartenenti ad una fascia di età in cui, proprio per le implicazioni del nuovo ruolo, avevano la tendenza ad allontanarsi dal Sodalizio. Importante è anche l’impegno, che ho avuto modo di constatare personalmente, con cui gli Organi tecnici centrali stanno operando affinché i corsi di contenuto tecnico, che attraggono proprio perché di elevato livello qualitativo e particolarmente accessibili, diventino occasione anche per avvicinare alla cultura di montagna e sensibilizzare all’appartenenza alla nostra Associazione.
Trasformare gli allievi da Soci occasionali a Soci motivati è un obiettivo che tutte le nostre Scuole e Strutture devono perseguire, non per aumentare gli iscritti, quanto piuttosto per affermare sempre più la montagna come “scuola di carattere, di onestà, di solidarietà e di rispetto per l’ambiente”, come scrisse in modo straordinario Luigi Bombardieri. Ed è per questo che invito, una volta di più, i nostri titolati, impegnati nei corsi di qualunque livello, a non dimenticare mai il senso più vero della nostra appartenenza al Club alpino italiano, che va ben oltre il mero tecnicismo. A quanti, invece, operano con ruoli dirigenziali o con incarichi e, quindi, anche a me stesso, rammento che solo attraverso la coerenza tra i valori ai quali diciamo di ispirarci ed il nostro effettivo comportamento potremo mantenere l’affezione di chi è già Socio ed attrarre nuove adesioni, seriamente motivate e convinte. Se è vero, come scriveva Seneca, che: “verba movent, sed exempla trahunt” (le parole smuovono, ma gli esempi trascinano), sarà l’esempio, ancor più delle parole, a rendere sempre più credibile il nostro Sodalizio.
E, a proposito di esempi, desidero ricordare quello del “CNSAS del Cai”, il cui operato è espressione costante di capacità e abnegazione, accompagnato da un senso di appartenenza al Sodalizio che risulta sempre più condiviso. Di questo ringrazio, oltre ad ogni singolo soccorritore, il Presidente Maurizio Dellantonio, al quale mi lega una sincera stima che auspico sia ricambiata.

IL SOCIO E LE SEZIONI AL CENTRO

In occasione dell’Assemblea di Saint Vincent la vera priorità, al di là di tutte le sue possibili forme di concretizzazione, è stata indicata nella centralità dei Soci e delle Sezioni, cui indirizzare l’impegno e l’attenzione di chi è chiamato ad individuare le modalità con cui dare effettiva attuazione a questo principio. Durante il corso dell’anno ho utilizzato l’editoriale di Montagne360 per mantenere un contatto diretto con la base sociale, cercando di renderla partecipe di quanto, mano a mano, si andava decidendo e realizzando: a giudicare dai riscontri da parte del territorio si è trattato di una scelta apprezzata.
Ma vediamo insieme quali siano gli oggettivi riscontri della effettiva centralità dei Soci e delle Sezioni in questo anno di attività.
Una prima forma di rispetto verso il Socio è stata quella di mantenere inalterato nel 2017 e così pure nel 2018 il costo del bollino: in una società capace di disperdere risorse in molte inutilità, trasformate ad arte in pseudonecessità, sarebbe davvero poca cosa un arrotondamento di pochi euro del costo di iscrizione, come è avvenuto in molte altre realtà di associazioni alpinistiche europee, in tal modo acquisendo maggiori risorse da destinare alle Sezioni.
La nostra scelta è stata, invece, nel segno della ricerca di strategie alternative nella gestione delle risorse già disponibili, coadiuvati, in questo, dal confermato contributo statale ereditato dalla Presidenza Martini, cercando, ove possibile, di operare sulla riduzione dei costi.
Ed è quanto accaduto con riferimento alle gare tenutesi nell’autunno del 2017 per i rinnovi delle polizze assicurative, in ordine alle quali, al precedente utilizzo di una società di brokeraggio, si è preferito tornare ad un rapporto di consulenza professionale, sapendo di poter contare sulla rinnovata disponibilità e comprovata competenza del nostro Socio Giancarlo Spagna. L’esito delle gare da lui curate, d’intesa con la Direzione, ha consentito un duplice ordine di migliorie, sia con riferimento ai contenuti delle polizze, sia quanto ai costi globali assicurativi.
Quanto ai primi, vanno segnalati: l’innalzamento del limite di età da 75 a 85 anni, perché intervengano riduzioni del capitale o aumentino le franchigie; la possibilità di accedere anche alla combinazione b) a persone già affette da patologie; l’aumento di 400 euro della quota di rimborso spese mediche e farmaceutiche; l’introduzione della tabella INAIL, più favorevole, nella valutazione dell’invalidità permanente, oltre alla diminuzione del costo della polizza infortuni in attività personale. Ma il risultato di maggior rilievo attiene i risparmi conseguiti rispetto ai costi preventivati, in un contesto contrattuale che, grazie alla eliminazione della facoltà di recesso in precedenza consentita all’istituto assicuratore, può considerarsi consolidato per il triennio 20182020.
Il che, da un lato, consente di proporre all’Assemblea dei Delegati di Trieste di mantenere inalterato, per il quinto anno consecutivo, il costo complessivo del bollino, permettendo, però, all’interno degli ideali riferimenti distributivi di quanto versato dal Socio, un incremento della quota di spettanza delle Sezioni, in ragione di metà dei risparmi assicurativi, pari ad una maggiore disponibilità di un euro a Socio. E poiché i predetti risparmi riguardano anche il 2018, il CDC, d’intesa con il CC, ha ritenuto di anticipare già da quest’anno effetti analoghi a quelli previsti per il 2019, per cui, non appena chiuso il consuntivo delle iscrizioni al 31 ottobre prossimo, a ciascuna Sezione verrà erogato un contributo straordinario pari ad un euro a Socio. Credo sia doveroso un ringraziamento a tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito al conseguimento di questo importante risultato che conferma la prioritaria centralità, ad un tempo, di Soci e Sezioni.
È stato altresì confermato a favore di ciascun Socio l’utilizzo gratuito del servizio Georesq, realizzato dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, Sezione Nazionale del Cai; rispetto alle caratteristiche iniziali cui sono in via di realizzazione ulteriori implementazioni delle funzionalità. Per quanto attiene i Soci giovani, oltre al mantenimento delle pregresse agevolazioni nei costi associativi, è stato mantenuto il contributo a fondo perduto di euro 250 per ogni Socio tra i 18 e i 35 anni che acquisisce un titolo o che frequenta con profitto un corso per Dirigenti, con l’ulteriore previsione della possibilità di accesso ad un contributo di euro 150 a favore dei giovani che, in esito ad un corso di formazione di almeno sei giornate, acquisiscano la qualifica di “sezionali”. Tali contributi, essendo ben noto che spesso il costo dei corsi viene supportato dalle Sezioni, rappresentano una forma di attenzione anche verso queste ultime. Per passare alle novità significative destinate propriamente alle Sezioni, devo ricordare che il Fondo di mutualità per le situazioni emergenziali è pienamente operativo e già numerose realtà hanno potuto beneficiare in tempi brevissimi, previo accertamento delle condizioni richieste, di finanziamenti mirati e con modalità di rimborso adeguate alle specifiche sezionali.
E se il Fondo di mutualità è, ormai, una realtà consolidata, è in arrivo il nuovo Fondo etico che consentirà a tutte le nostre Strutture territoriali l’accesso al credito senza necessità di fornire le specifiche garanzie che vengono abitualmente richieste. A tal fine, grazie anche al già ottenuto preventivo consenso da parte della Ragioneria dello Stato, verrà costituito un deposito di un milione di euro presso Banca Prossima, con cui la Sede Centrale stipulerà un’apposita convenzione, in virtù della quale, sussistendo le condizioni concordate, sarà possibile ottenere finanziamenti per un totale complessivo fino a quattro volte il capitale versato. Ancora: a cura degli Organi centrali, della Direzione e degli uffici della Sede centrale, è prevista, entro il corrente anno, la realizzazione di un formulario per il pratico utilizzo del Regolamento disciplinare e del Regolamento di impugnazione atti (un grazie, sin d’ora, ad Angelo Schena), nonché un Vademecum per le Sezioni ed i Gruppi Regionali e Provinciali a supporto degli adempimenti e di tutto quanto possa essere di generale interesse, onde facilitarne l’attività.
Con riferimento, poi, alle Sezioni particolarmente impegnate nella tenuta della manutenzione dei sentieri, va sottolineato che il contributo assegnato nel 2017 a supporto del costo materiali e strumenti, è stato confermato anche nel 2018 ed aumentato nella sua consistenza.

I GRUPPI REGIONALI E PROVINCIALI ED IL NUOVO SENTIERO ITALIA CAI

L’importanza delle attività di coordinamento dei Gruppi Regionali e Provinciali è ben nota e, proprio per questo, oltre al contributo ordinario stabilmente assegnato per il loro funzionamento e per le attività sul territorio, anche nel 2018 è stato confermato il contributo straordinario mirato a sostenerne le progettualità. In quest’ottica, alla fine del corrente anno, effettueremo una puntuale verifica dell’impiego delle risorse, in modo da individuare e premiare le realtà più virtuose. Tutti i direttivi regionali e provinciali, quindi, devono sentirsi incentivati sia a ideare nuove iniziative, sia a favorire quelle che le Sezioni di volta in volta suggeriscano, in coerenza con le nostre finalità istituzionali.
Buona parte dei fondi assegnati per l’acquisto di palestre mobili, è stata utilizzata e, a tal proposito, raccogliendo sollecitazioni da parte del territorio, è stata ampliata la possibilità di impiego delle risorse anche per la realizzazione di strutture fisse, purché destinate ad un ampio e diffuso utilizzo.
Ma il vero progetto corale, nel quale tutti i Gruppi, nel biennio già iniziato, dovranno dare prova del loro impegno e di una effettiva capacità, così da consentire al Club alpino italiano di presentarsi all’anno del Turismo lento con una realizzazione di livello internazionale, è costituito dal recupero, aggiornamento, ripristino e rilancio del tracciato oggetto del CamminaItalia del 1995, quel Sentiero Italia che, d’intesa con l’omonima Associazione, diverrà il Sentiero Italia Cai, capace di unire in un unico ed ideale abbraccio tutto il nostro Paese.
Estremamente gradita, al riguardo, è giunta la comunicazione a firma di Riccardo Carnovalini e Gianfranco Bracci che, a nome dell’Associazione Sentiero Italia, avendo appreso del nostro progetto, ci hanno scritto: “Si tratta di una meritoria iniziativa che condividiamo totalmente, sia perché alcuni dei nostri soci, ideatori di quel tracciato, hanno creato e vissuto con il Cai quell’avventura, sia perché lo consideriamo uno straordinario mezzo di promozione del Paese e dell’escursionismo in Italia […] Per questo chiediamo al Cai di utilizzare la definizione Sentiero Italia anche ora in fase di recupero e per il futuro e garantiamo al Sodalizio la piena e libera disponibilità del marchio Sentiero Italia e del logo”.
Si tratta di una disponibilità della quale siamo sinceramente grati, sia perché esprime vivo apprezzamento per quanto il Cai intende realizzare, sia perché ricrea, in tal modo, quella stessa comunione d’intenti da cui prese avvio il CamminaItalia del 1995, i cui protagonisti furono, tra gli altri, lo stesso Riccardo Carnovalini, Giancarlo Corbellini ed il carissimo amico Teresio Valsesia, che proprio in quell’anno riuscì a veder coronato anche l’impegno per la nascita della Commissione Centrale di Escursionismo. Il nuovo progetto, cui è stato delegato Antonio Montani, verrà presentato formalmente in occasione dell’Assemblea dei Delegati di Trieste e coinvolge molte componenti del Sodalizio ed in particolare la SOSEC e la CCE e mira alla individuazione di un itinerario di ampia accessibilità, non di cresta, quanto, piuttosto, capace di alternare monti a vallate, intercettando borghi nascosti e riscoprendo talvolta, per dirla col Carducci, “il divino del pian silenzio verde”. Il coordinamento tecnico è stato affidato ad Alessandro Geri, che si è immediatamente attivato perché il sogno del Sentiero Italia Cai possa essere recuperato, rimodulato e rilanciato in tempo utile, così da poter rappresentare una delle realizzazioni più significative del 2019, anno dedicato al Turismo lento.
Ed è soprattutto ai Soci del Centro e del Sud d’Italia che rivolgo l’invito ad attivarsi con entusiasmo per recuperare al meglio i preesistenti itinerari oppure per individuarne di nuovi, laddove se ne constati l’opportunità, così che, ferma una lettura d’insieme di quello che diverrà il più lungo Cammino del mondo, in ciascuna regione possano promuoversi borghi e strutture, creando nuove opportunità per i più giovani, come è accaduto nel caso di molti altri Cammini.

I RIFUGI: UN NUOVO TARIFFARIO CHE GUARDA AL SOCIO
E GLI INDENNIZZI AGLI EX MDE

“Piccoli rifugi di fortuna incustoditi, baracche sepolte, d’inverno, sotto una coltre di neve, io non posso senza una certa tenerezza ricordarmi di quando m’accoglieste alla vigilia d’un’ascensione pericolosa o al ritorno da un’impresa superata. Senso d’intimità e di pace che fa bene all’anima; cose e oggetti abbandonati a cui la nostra presenza dà vita e calore; piccola casa montana, che vi riceve umile e pia, senza pretese, come una buona madre, che dona in un sorriso quanto basta al riposo delle membra stanche, al conforto dell’anima commossa.” Sono i Rifugi visti da Ninì Pietrasanta, che ci ricorda come “noi moviamo dal piano col nome di quel rifugio nell’anima; si sa che vi giungeremo, che egli ci accoglierà, come un amico sincero che, al partir per le vette, ci porgerà il saluto beneaugurante e, al ritorno, dividerà con noi la gioia che ci canta nel cuore”. Anche se molto è cambiato da allora, l’auspicio costante è che nei Rifugi del nostro Sodalizio sia ancora possibile rivivere sentimenti come quelli così ben descritti dalla Pellegrina delle Alpi. Una calda accoglienza e una sobria funzionalità sono quanto dobbiamo chiedere e attenderci da un rifugio alpino del Cai, unitamente a soluzioni mirate alla tutela ambientale, a promuovere l’utilizzo di energie rinnovabili e ad una corretta gestione dei reflui e dei rifiuti. Nel corso dell’anno, una particolare attenzione è stata dedicata ai Rifugi, con una serie di iniziative coordinate dal Vicepresidente Generale Antonio Montani, d’intesa con la nuova Commissione Centrale, presieduta da Giacomo Benedetti, in perfetta armonia con le indicazioni del CC che ha dedicato un proprio “Consiglio informa” su Montagne360 a “Il rifugio, la casa dei Soci Cai”.
Non a caso la Giornata internazionale delle montagne del 2017 è stata dedicata, nel contesto di “Cime a Milano” presso l’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con Unimont, al Convegno “I rifugi alpini del Cai: protagonisti a confronto”. Si è trattato di una prima occasione in cui tutti coloro che, sia pure in ruoli diversi, sono interessati al mondo dei rifugi alpini, hanno potuto manifestare il proprio punto di vista, a ciò sollecitati dalla realizzazione del nuovo strumento cui abbiamo inteso affidare il recupero del senso e della effettività delle agevolazioni ai Soci nei Rifugi del Cai: il nuovo Tariffario, corredato da poche, ma innovative regole. Una delle più rilevanti riguarda la modalità di determinazione del costo della mezza pensione, che dovrà essere riferita al non socio, così da rendere visibile, e quindi effettiva, l’entità dello sconto conseguentemente praticato ai nostri Soci. L’altra riguarda l’ampliamento dell’ambito dello sconto per i giovani, esteso sino a ricomprendere anche gli Juniores.
Ma, al di là di questo, che comunque rappresenta una forma ulteriore e concreta di attenzione al Socio, la novità di maggior rilievo riguarda l’avvenuta costituzione di un Tavolo permanente di confronto composto da rappresentanti della Sede Centrale (amministratori e Commissione centrale Rifugi), delle Sezioni proprietarie e dei Rifugisti e delle loro Associazioni. Nel corso delle due prime riunioni, dopo un iniziale rodaggio, le notevoli potenzialità di questo Tavolo sono apparse evidenti e colte da tutti gli interlocutori, tali da fare legittimamente sperare che il divenire del Tariffario e dei rapporti sia impostato verso una costruttiva concertazione. Di particolare interesse è la richiesta, pervenuta da parte di Associazioni di Rifugisti che operano in strutture non di proprietà del Cai, di poter ottenere una sorta di affiliazione dei loro Rifugi al Cai, così da poter applicare il nostro Tariffario e gli sconti ai Soci: un segnale che non lascia dubbi sulla positività della nuova strategia ed i risultati non mancheranno. In tale contesto va sottolineata la prosecuzione del progetto UnicoCai rifugi, destinato a raccogliere tutti i dati utili afferenti i nostri rifugi, con una modalità studiata perché anche il progetto Infomont possa dialogare ed attingere i dati necessari per localizzare le strutture sulla mappa e attivare un link relativo alla scheda del rifugio. Infine, ma non perchè di minore importanza, vi è da registrare l’intervenuto indennizzo da parte della Provincia di Bolzano per i Rifugi Ex MDE gestiti, anche in via di manutenzione straordinaria, da nostre Sezioni sino al 2010. È il risultato di un percorso lungo e paziente, durante il quale si sono succeduti vari protagonisti, a partire dall’allora Vice Presidente Francesco Bianchi, sino agli ultimi fattivi interventi di Gianni Zapparoli e Claudio Sartori. Non appena pervenuto l’indennizzo concordato, per il quale ritengo di dover ringraziare, oltre al Presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatcher, la Dott.ssa Miribung ed il Geom. Bedin, la nostra Direzione ha provveduto all’immediata corresponsione alle Sezioni della quota proporzionale individuata. Può dirsi così positivamente conclusa anche questa annosa vicenda.

IL DOPO TERREMOTO: LA CASA DELLA MONTAGNA
ED IL RECUPERO DELLA SENTIERISTICA

Tutti ricorderete che, nell’immediatezza del succedersi di terremoti nell’Italia Centrale, il Sodalizio si è attivato in una raccolta di fondi, implementati ulteriormente dalla Sede Centrale e destinati alla realizzazione, su unanime progettualità, di una Casa della Montagna ad Amatrice.
Un progetto che ha trovato la generosa condivisione di ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze), un’organizzazione di volontariato diffusa su tutto il territorio nazionale, coeva del Cai, protagonista soprattutto nel campo del primo soccorso e del trasporto socio sanitario programmato e di emergenza. In tal modo anche quanto raccolto da ANPAS è stato destinato alla realizzazione della Casa della Montagna e per questo, attraverso il Presidente, Dott. Fabrizio Pregliasco, intendo ringraziare tutti i volontari di questa straordinaria Associazione. A questo progetto, su conforme indicazione dei direttivi dei Gruppi delle regioni colpite dal sisma, si è dedicato attivamente il GR Lazio, in primis il suo Presidente, Fabio Desideri. Una volta individuata l’area, è stato necessario percorrere il sempre complesso iter burocratico della variante di piano e, a tal proposito, non posso non sottolineare l’attenzione, la disponibilità e la condivisione del Sindaco Pirozzi e dell’Assessore Palombini, del Comune di Amatrice, al cui impegno si deve se, finalmente, nella seduta consiliare del 07.04.2018, è stata approvata la variante di piano che consente la realizzazione della Casa della Montagna. Si tratterà di una struttura modulare, antisismica, autosufficiente dal punto di vista energetico ed ampliabile nel tempo, che mima i profili delle montagne circostanti e che costituirà la Sede della Sezione di Amatrice, per costituire, al contempo, un centro con funzioni educative ed informative, polifunzionale ed un posto tappa, con palestra di arrampicata, biblioteca e sala conferenze.
Comincia ora la fase della concreta attuazione di un progetto destinato a rappresentare un punto di riferimento e di rinascita in una Amatrice eletta, in tal modo, a simbolo della ricostruzione, a partire proprio dalla vicinanza di tutti coloro che amano la montagna. Sempre nella prospettiva di riportare leattivitàneiterritoricolpiti,ricordoilprogetto“Ripartiredaisentieri”,peril quale è stato creato un apposito sito a favore di tutte le Sezioni che volessero progettare nel corso dell’anno delle attività escursionistiche in Centro Italia. A tal fine sono stati individuati molteplici itinerari fruibili e confido che molte siano le Sezioni, di ogni parte d’Italia, che porteranno in Abruzzo, Lazio, Marche ed Umbria, nel corso del 2018, il segno tangibile di una effettiva vicinanza, alla riscoperta di borghi e sentieri cui ridare, anche così, nuova vitalità. Non a caso tutto il lavoro del Vice Presidente Erminio Quartiani, affiancato da Gian Paolo Boscariol, per il recupero dei fondi di cui al D.L. n. 83 del 2012, stanziati per la sicurezza in montagna e temporaneamente allocati presso ENIT, si è concentrato nella progettazione del ripristino e della messa in sicurezza di sentieri ed opere alpine all’interno delle predette quattro regioni, che interessano anche i Parchi Nazionali dei Sibillini e del Gran Sasso – Monti della Laga.
Un lavoro che, negli auspici, dovrebbe essere in via di conclusione.

UNA CULTURA IDENTITARIA, MA SEMPRE CREATIVA

Una storia di 155 anni, come la nostra, ha attraversato epoche connotate da profonde trasformazioni, nel pensiero, nel costume e nei comportamenti, conoscendo la drammaticità di due conflitti mondiali e la ancor più forte volontà di ricostruzione. Epoche, quindi, radicalmente diverse tra loro.
Eppure, volgendo lo sguardo al passato e mettendole a confronto con la nostra passione di oggi per la montagna ed il modo di viverla, abbiamo una chiara percezione di continuità, come se fossimo eredi di qualcosa che, rimasto inalterato nella sua essenza, trova, grazie anche a noi, una vitalità costantemente rinnovata.
Questo “qualcosa” è la cultura della montagna, che identifica il Sodalizio sin dalla sua fondazione e della quale siamo gli attuali depositari: un ruolo delicato, ma coinvolgente, che, nel quotidiano delle ”necessità non necessarie” – per dirla con Mark Twain – del “tutto e subito” e del “no limits”, ci rende protagonisti di una controcultura dell’essenziale, della ricerca del bello, della solidarietà e del rispetto di ogni biodiversità.
Ed è una cultura, anche se “contro”, perché, da insieme di conoscenze ed esperienze, si è trasformata in una coscienza diffusa e fortemente radicata e, proprio per questo, identitaria del nostro Club. Non a caso, nella relazione morale del 1980, l’allora Presidente generale Giovanni Spagnolli esordiva così: “Nel fluire delle umane vicende, nell’imprescindibile disegno – umanamente parlando – che ne regge le sorti e le finalità, il loro evolversi e progredire, ciascuno di noi rappresenta un momento più o meno creativo, recando in varia misura un apporto secondo le proprie doti e inclinazioni e il proprio grado di preparazione”. Tutti partecipi, quindi, di un cammino che vuole e deve essere creativo. Come questa creatività si manifesti lo si coglie dalle molteplici, e tra loro differenti, espressioni culturali connesse alle nostre attività. Penso alla marcata ripresa delle nostre pubblicazioni, coordinate dal COE presieduto da Enrico Pelucchi e con la consulenza professionale di Anna Girardi. Basta sfogliare il nuovissimo Catalogo Cai per rendersi conto della gamma di tematiche trattate e sotto molteplici prospettive. Così, accanto al classici Manuali tecnici, cui si è aggiunto quello recentissimo di Scialpinismo, troviamo la nuova Collana Personaggi, che muove dal racconto autobiografico di Bianca di Beaco, antesignana del VI grado al femminile, ma che soleva ripetere “non sono un’alpinista”; e alla ristampa anastatica del celeberrimo classico “Alpinismo” di Jules Brocherel, con la precisa volontà di ridare voce ad Autori che hanno inciso profondamente nella formazione della cultura di montagna, si affianca ora il “libretto”– con definizione mutuata dal lessico della grande musica – “La montagna e la sua gente 99 canti del repertorio dei cori Cai”, una splendida realizzazione che porta le firme di Gianluigi Montresor, Gabriele Bianchi ed Erminio Quartiani, per ricordarci che “il canto è la scala di Giacobbe che gli angeli hanno dimenticato sulla terra”. E, ancora, le nuove Guide di arrampicata e del lvolume “Lacausa montana”, curato da Oscar Gaspari sulla figura di Michele Gortani, il costituente cui si deve la dignità costituzionale delle montagne, con il secondo comma dell’art. 44. Si aggiunga la confermata collaborazione con altri Editori come Salani, Ponte alle Grazie e Franco Angeli, senza dimenticare la grande divulgazione delle pubblicazioni con RCS Corriere della Sera. Ed è cultura l’educazione ambientale promossa dalla CCTAM e dal costante entusiasmo di Filippo Di Donato, attraverso una frequentazione rispettosa e vigile ad un tempo, in occasione di eventi come quelli del progetto “Respect the mountains” tenutisi, in Italia, a Champorcher, Oropa, e Fiastra e Visso nei Sibillini, con lo scopo di diffondere l’attenzione alla sostenibilità nei confronti di tutti i portatori d’interesse nel turismo in ambiente montano. Conlanuovaedizionedi“Incamminoneiparchi”,allascopertadipaesaggi e meraviglie di montagna all’interno dei Parchi d’Italia, percorrendone i sentieri, si tratteranno temi come la manutenzione della segnaletica ed il ripristino della sentieristica: il tutto assolutamente in coerenza con la volontà di realizzare il progetto del Sentiero Italia Cai.
Sulla stessa linea si pone la costituzione del Gruppo Grandi Carnivori che si prefigge l’obiettivo di contribuire a rendere possibile la difficile convivenza degli insediamenti e delle attività umane con la presenza crescente di lupi, orsi e linci nelle terre alte. Sono stati avviati incontri pubblici e sperimentazioni di collaborazione per individuare forme di tutela che, positive da una lato, come nel caso dei cani da guardiania, non risultino problematiche dall’altro, in caso di incontro con i frequentatori della montagna. Ed è non meno importante l’avere ridato impulso e vitalità all’Osservatorio della Libertà ideato da Alessandro Gogna, Giacomo Stefani con il CAAI, Carlo Zanantoni e Claudio Picco, per riaffrontare il problema della conservazione della libertà in Montagna monitorando lo stato degli accessi e segnalando criticità o divieti, così da costituire un punto di raccordo e di informazione in funzione propositiva per ogni più opportuna iniziativa.
Sotto l’egida del Comitato scientifico centrale è stato inaugurato a Canossa il primo Cammino storico targato Cai, come fortemente voluto da Giuliano Cervi, quella Via Matildica del Volto Santo che, unendo Pisa a Mantova, transita dalla storica rocca, recuperata dal lavoro del Cai Reggiano, sotto la guida illuminata dell’allora presidente Gaetano Clerici. Ma l’interesse del Cai per i Cammini storici si manifesta anche con la riconferma dello specifico Gruppo di Lavoro, con un ruolo di studio e approfondimento, in vista di una più incisiva presenza del Sodalizio in un contesto di crescente valorizzazione di itinerari che, seppure non propriamente montani, consentono di riscoprire, sulle tracce degli antichi pellegrini e a velocità d’uomo, borghi e territori. Il nostro Centro Nazionale di Coralità, inoltre, con la regia di Gabriele Bianchi, ha dato vita a quattro emozionanti concerti di solidarietà con le popolazioni colpite dal terremoto, a Perugia, Rieti, Teramo ed Ascoli Piceno: i silenzi del dopo terremoto sono stati vinti da questa coralità generosa. Prende, poi, sempre maggior consistenza la rete dei Filmfestival di montagna la cui Associazione ha scelto come sede il nostro Museo della Montagna.
Capofila ne è il Trento Filmfestival che, giunto con crescente prestigio alla 66a edizione, ci vede tra i soci fondatori e ancora protagonisti nell’attualità. All’amico De Martin, che per sei anni lo ha magistralmente presieduto, è succeduto Mauro Leveghi, affiancato, quale Vicepresidente, dalla nostra NicolettaFavaronchehafirmatolaregiadi“Oltrel’orizzonte”,filmato“emozionale” su testi di Monica Brenga, fortemente voluto da Renata Viviani che ne è stata l’anima.

LA COMUNICAZIONE ALL’ESTERNO E ALL’INTERNO DEL CAI

Non ci può essere cultura se non attraverso una effettiva comunicazione, intendendosi per tale non il mero scambio di informazioni, bensì una consapevolezza condivisa. Dobbiamo, però, distinguere gli strumenti della comunicazione, i media appunto, che consentono di trasferire saperi ed opinioni, da quelli che sono gli effettivi contenuti. In quest’ottica credo che la nostra rivista Montagne360 riesca sia ad informare che a comunicare, con approfondimenti, riflessioni, dibattiti che consentono di andare al di là della semplice esposizione dei fatti. Al suo interno, l’inserto “Cai Line: approfondimenti sul mondo dell’associazione” offre spazi al servizio delle Sezioni e degli Organi, dando visibilità sia a quanto accade sul territorio che al centro. Di questi risultati va dato merito al Direttore Responsabile Luca Calzolari ed ai suoi collaboratori, Stefano, Lorenzo, Carla e Lorenza, ai quali è affidato anche Lo Scarpone on line che assicura aggiornamenti costanti su tutto quanto possa interessare o riguardare i Soci e le Sezioni.
Ma siamo consapevoli che molto può essere migliorato, soprattutto nella comunicazione interna, e, per questo, su proposta del CC è stata organizzata una “Giornata della comunicazione” che si terrà a Bologna il 29 e 30 settembre 2018. Sarà l’occasione per approfondire argomenti come lo studio di modalità d’uso delle nuove tecnologie che favoriscano lo scambio di informazioni di valenza associativa, da e tra tutti i livelli, oppure la trasversalità tra OTCO, Strutture Operative, Scuole e Titolati, con reciproca messa a disposizione di metodologie e conoscenze; si approfondirà lo studio di agevolazioni nella gestione degli aspetti burocratici nel rapporto tra le Sezioni e la Sede Centrale, in modo che risulti efficacemente bidirezionale. Una delle sessioni sarà appositamente dedicata alla comunicazione dei giovani, con i giovani e per i giovani, i quali saranno gli effettivi attori e registi dell’incontro, in quanto già Soci, o comunque, interessati al mondo della montagna, come potrebbe essere nel caso di studenti coinvolti dal progetto Alternanza Scuola-Lavoro.
Prodromico e finalizzato alla miglior riuscita di questa volontà di costruire una efficace comunicazione a tutti i livelli, è stato l’incarico affidato ad una società specializzata, perché analizzasse gli attuali processi e flussi di comunicazione interni, individuandone le criticità e le cause di non congruenza. Il lavoro, coordinato dai Vicepresidenti generali Montani e Franceschini con il Consigliere Centrale Renato Veronesi e il Direttore, ha prodotto interessanti risultati, consentendo di cogliere le priorità sulle quali intervenire senza indugi.
Colgo qui l’occasione per ringraziare tutti i Soci ed i Responsabili sezionali che hanno garantito la loro disponibilità rispetto alle interviste con “domande aperte” che sono state loro proposte.
Ritengo si possa dire che quella della comunicazione è una sfida che siamo determinati ad affrontare con il massimo impegno e serietà.

SEMPLIFICAZIONE, FACILITAZIONI
E NUOVE FUNZIONALITÀ GESTIONALI

Numerose sono le novità approntate nel corso dell’anno nell’ottica di migliorare le funzionalità del sistema informativo e semplificare, in tal modo, le attività delle Sezioni.
Vi hanno lavorato intensamente la Vicepresidente Generale Lorella Franceschini e il Consigliere Renato Veronesi unitamente al Direttore, e sono state sviluppate due nuove funzionalità del sistema informativo del Club alpino italiano denominate “Profilo OnLine” e “Rinnovo OnLine” del Socio. La prima, integrata alla Piattaforma di tesseramento, consente ai Soci maggiorenni, indipendentemente dalla categoria associativa di appartenenza, di modificare in autonomia alcuni dati personali, sollevando quindi gli Operatori delle Sezioni da tale attività.
Da fine ottobre 2017, poi, è operativo il “Rinnovo OnLine”, che tutte le Sezioni hanno la facoltà di rendere disponibile ai propri iscritti, impostando in autonomia i rispettivi parametri di configurazione (ammontare della quota, modalità di pagamento elettronico, etc). In questa prima versione la nuova funzionalità consente al Socio di effettuare online il rinnovo al Sodalizio, per sé e per eventuali componenti il proprio nucleo familiare, previa registrazione al “Profilo OnLine”. È stata valutata positivamente anche l’estensione delle funzionalità della Piattaforma di tesseramento allo scopo di ottimizzare la gestione delle Assemblee del Sodalizio nazionali, regionali e di area territoriale semplificando le operazioni di registrazione dei Delegati e delle eventuali deleghe, nonché le operazioni di verifica dei poteri. Tale nuova funzionalità permetterà agli stessi interessati (e agli altri soggetti coinvolti a vario titolo) di gestire le deleghe e sarà testata nel corso di alcune ARD di primavera per poi essere utilizzata alla prossima Assemblea dei Delegati di Trieste. Anche in tema di cartografia e Rifugi sono proseguite, sotto la guida del Vicepresidente Generale Antonio Montani, le attività relative a INFOMONT e a UnicoCai. Il primo è il portale cartografico del Cai che, grazie alla collaborazione di molti Soci e Sezioni, dovrebbe presto contenere l’intera Rete Escursionistica Italiana. Si tratta di uno strumento realizzato in modo che l’utente possa consultare la cartografia del territorio in maniera interattiva, sia in una modalità statica, con percorsi già precostituiti e di tipo “consigliato”, oppure dinamica attraverso l’individuazione “Fai da te” di un itinerario personalizzato.
Il database UnicoCai Rifugi, invece, è nato dall’esigenza di censire tutte le strutture immobiliari, di proprietà o in gestione, delle Sezioni del Club alpino italiano e sarà la base di riferimento per numerose applicazioni che, grazie all’interfaccia con INFOMONT, consentiranno un miglioramento delle procedure relative alla gestione dei bandi per i finanziamenti nonché la promozione delle specificità e delle caratteristiche delle strutture. Da ultimo, ma non per importanza, ma solo perché si attendono conferme di messa in funzione nei tempi ipotizzati, dovrebbe essere in dirittura d’arrivo il nuovo portale del Sodalizio. Se così sarà, ne sarò veramente grato in primis a Lorella e Antonio che, in tal modo, hanno veramente accolto le mie sollecitazioni al riguardo.

LA TRASVERSALITÀ E UN EFFETTIVO COORDINAMENTO

Trasversalità è, in estrema sintesi, l’espressione concreta del concetto di coordinamento di OTCO e Strutture operative, riassunto, come impone una vera semplificazione, nell’art. 11 dell’unico Regolamento degli Organi tecnici. La finalità è quella che “i programmi di formazione di aggiornamento dei rispettivi Titolati perseguano gli obiettivi della base culturale comune e, per quanto possibile, della uniforme metodologia didattica”. È agevole, allora, comprendere le ragioni della ferma volontà di dare finalmente attuazione al Coordinamento così inteso: economizzare tempi ed energie dei volontari, evitando inutili e spesso dannose riproposizioni di medesimi argomenti e programmi, assicurando, nel contempo che la stessa materia non venga trattata in modi diversi, sia per contenuti che per livelli di approfondimento.
Da questo punto di vista il 2017 è stato un anno davvero importante non solo per l’avvio di una consultazione permanente con riunioni periodiche e per la nomina di Gian Carlo Nardi, quale responsabile del Coordinamento, ma anche per l’intervenuta individuazione, con specifico atto del CC, delle materie che dovranno essere comuni agli iter formativi di tutti i Titolati. Questa sollecitazione alla trasversalità ha trovato immediata e positiva risposta in tutti i contesti ed i primi risultati cominciano a cogliersi. I tempi sono evidentemente maturi perché le nostre componenti cultural-tecniche si esprimano in modo corale, e appunto, trasversale, abbattendo inaccettabili steccati di sterili autoreferenzialità. I ruoli identitari si manifestano correttamente attraverso la valorizzazione concreta delle specifiche che legittimano le distinzioni e non già nella pretesa di esasperate autonomie, che costringono le singole realtà a ripartire ogni volta da zero, con inutili dispersioni di costi e grande spreco di entusiasmo e tempo dei nostri volontari. Mi sento, quindi, in dovere di ringraziare i responsabili di tutti gli OTCO e le S.O. per la convinta partecipazione con cui hanno risposto ad una chiamata che va ad aggiungersi al già oneroso compito che si sono assunti: ma questa è la competente generosità che rende unico e prezioso il Club alpino italiano.

I GIOVANI E LA NUOVA FRONTIERA DEL FAMILY CAI

“Molti oggi parlano dei giovani; ma non molti, ci pare, parlano ai giovani”. È una riflessione di Papa Giovanni XXIII, il Papa Buono, legato, nel ricordo di molti, alla carezza da portare ai nostri bambini al ritorno a casa. Ma se parlare ai giovani è certamente difficile, è pur sempre una scommessa che i nostri accompagnatori di alpinismo giovanile sono impegnati a vincere, quotidianamente, in un impegno in cui la montagna è il riferimento costante, ma la crescita e la formazione dei nostri ragazzi, in una parola l’educazione, sono il vero scopo. Ed è avendo questo ben presente, che hanno preso le mosse le riflessioni su alcune criticità emerse in questo ambito e l’importante atto di indirizzo espresso dal CC. In un’Associazione come la nostra, infatti, è necessario il rispetto dei ruoli istituzionali al pari della coerenza con i valori di riferimento e, parlando di giovani, è imprescindibile, ancor più che in ogni altra attività, attribuire al tecnicismo un valore secondario e meramente strumentale, per privilegiare quello di operare nella formazione a favore della conoscenza e della crescita morale. L’inventore del parafulmine, Benjamin Franklin, sintetizzava in una frase i tre modi di insegnare: “Dimmi e io dimentico; mostrami e io ricordo; coinvolgimi e io imparo”. Ecco, i nostri accompagnatori di Alpinismo giovanile devono essere uomini e donne che aiutano in un percorso che è anche di vita, trasformandosi in esempi positivi da imitare nei comportamenti, capaci di coinvolgere. Proprio per questo, quasi prodromica a quel che è destinato, poi, a trasformarsi in Alpinismo giovanile, è sorta la nuova frontiera del Family Cai, che cammina “A piccoli passi”: quelli dei giovanissimi di questa geniale intuizione, che ha saputo intercettare le attività sorte spontaneamente, negli ultimi anni, in alcune Sezioni, per soddisfare le esigenze delle giovani famiglie, desiderose di far sperimentare ai propri figli, anche di più che tenera età, il contatto con la natura in modo accattivante e con modalità costruite su misura per i più piccoli. È un progetto ambizioso e, a mio avviso, destinato ad affermarsi in modo crescente, proprio perché non si rivolge a singoli Soci, ma ad interi nuclei familiari, rendendo contemporaneamente protagonisti i genitori ed i figli che, a differenza di quanto accade nell’alpinismo giovanile, rimangono, invece, affidati a mamma e papà. Il ruolo assunto dalle Sezioni è quello di creare le condizioni perché, attraverso attività appositamente studiate ed organizzate, si offrano possibilità di nuove esperienze di avventura condivisa tra neo mamme e neo papà ed i loro piccoli, mentre agli accompagnatori competono il supporto logistico e l’assistenza tecnica. Meritevoli di essere ricordate sono le iniziative di diverse Sezioni, capaci di coinvolgere, ciascuna, tra le 15 e le 20 famiglie, con itinerari calibrati secondo le età ed esperienza ed avendo cura di scegliere destinazioni che possano far conoscere i vari aspetti, anche stagionali, della montagna. Il tutto avviando anche alla manualità e dimestichezza, oltre che con la natura, anche con cordini e moschettoni, con la consapevolezza che, come scriveva Giacomo Leopardi, “I fanciulli trovano il tutto nel nulla, gli uomini il nulla nel tutto”. A confermadel rilievo che il Family Cai è destinato ad assumere all’interno del Sodalizio, basti ricordare che nel prossimo settembre, nelle Prealpi Lombarde, si terrà un primo Raduno come occasione di incontro tra tutte le famiglie coinvolte da questa che, a giudicare anche dalle pubblicazioni specifiche che stanno nascendo, può a pieno titolo, considerarsi la nuova frontiera del Cai.

IL CAI NELLE ASSOCIAZIONI INTERNAZIONALI: LUCI ED OMBRE

Nel corso dell’anno, unitamente al Consigliere Centrale Renato Veronesi, a ciò delegato, e con la preziosa collaborazione di Iulia Cianfrone quale interprete, si è cercato di operare, sia in un’ottica di verifica che di progettualità, nel campo delle nostre partecipazioni alle Associazioni Internazionali. Mentre prosegue nel solco tracciato dai fondatori l’attività del Club Arc Alpin, si è dovuto prendere atto che il panorama complessivo è connotato da luci ed ombre. Le prime sono rappresentate dal fatto che, nel novembre del 2017 a Monaco di Baviera, le Associazioni Alpinistiche di 26 Paesi, tra cui il Cai, hanno dato vita ad EUMA (European Union Mountaineering Association), la cui sede sarà allocata in Bruxelles, e avrà lo scopo di rapportarsi con le istituzioni dell’Unione Europea con riferimento a tutte le tematiche che, in qualche modo, attengano alla montagna o ne intercettino gli interessi. La genesi di EUMA è stata lunga e travagliata nella sua ultima fase, in quanto avversata da buona parte dei componenti del Board dell’UIAA, oltre che da specifiche Associazioni anche tra quelle che, poi, hanno partecipato alla sua costituzione, soprattutto perché si temeva che costituisse un tentativo per stralciare la componente europea dall’UIAA stessa. In realtà le inequivoche finalità di EUMA non lasciano dubbi circa le reali intenzioni di coloro che l’hanno fortemente voluta, sinteticamente espresse nella interlocuzione con le istituzioni dell’U.E. nelle tematiche relative a montagna, tutela dell’ambiente, libertà di accesso e promozione delle attività giovanili. Respinta l’iniziativa di alcuni di tentarne l’eliminazione, il punto fermo, espresso a chiare lettere nel preambolo dello statuto, è stato il divieto per EUMA di occuparsi di competizioni sportive, proprio a fronte della constatazione che quest’ultimo aspetto rappresenta una delle principali criticità in cui versa l’UIAA. Ed è a questo riguardo che appaiono le ombre. Va ricordato, infatti, che da quasi vent’anni i nostri rappresentanti, succedutisi nel tempo in ruoli di vertice in seno all’UIAA, hanno tentato di arginare la deriva costituita dalla inadeguatezza delle risorse disponibili e dalla sostanziale inesistenza di una progettualità coerente con le finalità per cui l’Associazione Internazionale era nata.
I richiami inascoltati di Stefano Tirinzoni, le dimissioni dal Board di Silvio Calvi, le osservazioni di Lucia Foppoli e le prese di posizione di Pier Giorgio Oliveti nulla hanno potuto rispetto a quella che, ad un sereno, ma attento esame, può definirsi una mutazione genetica dell’UIAA, rispetto a quella che il Cai ha contribuito a fondare nel 1932. Nel tentativo, infatti, di superare la cronica insufficienza di risorse, acuita dal fatto che alcuni tentativi di aumentare i contributi posti a carico delle Associazioni e Federazioni Alpinistiche mondiali sono risultati vani, da alcuni anni la componente maggioritaria del Board dell’UIAA, con l’adesione sostanzialmente acritica della General Assembly, sia per la ristrettezza dei tempi assembleari che per la scarsa e per nulla trasparente informazione, ha ritenuto di ovviarvi, avvalendosi di sponsorizzazioni. Il che è avvenuto, però, con società che, occupandosi di abbigliamento e articoli sportivi, hanno condizionato l’UIAA a tal punto da indurre a connotarla quale Federazione sportiva, mentre nella volontà dei fondatori, doveva essere un’Associazione destinata ad occuparsi di alpinismo, libertà di accesso, tutela dell’ambiente e avvicinamento dei giovani alla montagna.
Purtroppo, a differenza di quello che accade normalmente quando uno sponsor contribuisce ad una attività che si mantenga, però, autonoma e coerente con le priorità e finalità dello sponsorizzato, nel caso dell’UIAA è accaduto il contrario, con il principale sponsor che ha chiesto ed ottenuto che l’intera contribuzione venisse destinata all’organizzazione di manifestazioni di ice climbing competition, al punto da prevederne l’inserimento tra le finalità della stessa UIAA.
Si aggiunga che la sede di Berna e lo staff che vi opera hanno un costo complessivo superiore al totale delle entrate contributive di tutti gli associati e che tale struttura, dovendosi dedicare alle attività funzionali agli sponsor, utilizza anche gran parte delle risorse interne ancora a vantaggio di questi ultimi, finendo così col penalizzare totalmente le priorità che hanno rappresentato gli scopi per cui l’UIAA è stata fondata. Inutili sono risultati i tentativi di dialogo avviati, unitamente agli amici Josef Klenner, presidente del DAV e Robert Renzler, Direttore del OeAV, per ottenere un significativo cambio di rotta ed il recupero di una progettualità ridotta a zero sui temi che consideriamo prioritari. Nulla, infatti, è cambiato ed anzi abbiamo dovuto a malincuore constatare che i vertici del Board, eccezion fatta per il nostro componente Pier Giorgio Oliveti, hanno confermato il medesimo trend. Quel che è peggio è che è emersa la chiara volontà di trasformare l’UIAA in una Federazione Sportiva Internazionale, con tutta probabilità a favore di chi, in tal modo, manifesta piuttosto un proprio interesse, del tutto tralasciando le vere ragioni per cui l’UIAA è nata e dovrebbe operare. Da qui una profonda riflessione in atto circa l’opportunità di mantenere un’adesione o, piuttosto, chiamarsi fuori da un contesto che, nella sostanza, pare esserci divenuto totalmente estraneo.

IL CAI E LA SCUOLA

Il Gruppo di lavoro Cai-Scuola, egregiamente coordinato da Francesco Carrer, ha dato vita, nel corso del 2017 ad ulteriori corsi: “Storia e futuro in Appennino-Risorse e sostenibilità”, a Bellosguardo (SA), nel Parco Nazionale del Cilento; “Cividale e le Valli del Natisone – Teatro delle operazioni relative alla Battaglia di Caporetto”, a Cividale del Friuli (UD), in occasione del centenario della famosa battaglia del primo conflitto mondiale; “Pini Loricati e comunità arbëreshë tra i Monti di Apollo – Un viaggio tra Natura, storia e tradizioni”, a Castrovillari (CS), nel Parco nazionale del Pollino.
Il successo conseguito da questi corsi è stato tale per cui abbiamo dovuto implementarne il numero, portandoli a 5, così distribuiti per temi e territorio: a Falcade su “Dolomiti patrimonio mondiale UNESCO”; a Cavallino Treporti su “Le lagune alto adriatiche”; a Frasassi su “Le grotte della Gola di Frasassi”; a Iglesias su “Il parco geominerario storico e ambientale della Sardegna”; a Castellamare di Stabia “Dal Vesuvio alla penisola sorrentina”. Va sottolineato che l’investimento in queste attività risulta ampiamente ripagato dalla circostanza che i posti programmati, benché in costante aumento, risultano, comunque, sempre inferiori rispetto alle domande di partecipazione. Parlando di scuola, dobbiamo ricordare anche le potenzialità del nostro Sodalizio in tema di Alternanza Scuola-Lavoro, intesa quale modalità didattica innovativa che si avvale dell’esperienza sul campo, che coinvolge obbligatoriamente gli studenti degli ultimi tre anni della scuola superiore. Molte Sezioni hanno già manifestato un rilevante interesse al riguardo e sono allo studio delle linee guida da comunicare a tutte le realtà sul territorio che intendano attivarsi in questa che potrà rivelarsi come occasione di avvicinamento di giovani alla Dimensione Montagna. L’altro ambito in cui, superata una prima fase di approccio, le Sezioni potranno assumere un ruolo di primo piano sarà quello dell’Alternanza ScuolaLavoro. Gli uffici della Sede Centrale sono già stati attivati in proposito per assicurare una tempestiva ed efficace assistenza al riguardo. Nel 2017 è stato possibile realizzare anche una speciale occasione di incontro tra il Cai e il mondo reale della scuola: mi riferisco alla giornata in cui il nostro Museo della Montagna ha ospitato a Torino ben 300 tra studenti e docenti della Scuola Media Walter Bonatti di Monza. Il dilagante entusiasmo di ragazze e ragazzi è stato pari all’educazione e all’attenzione con cui hanno vissuto questa pacifica invasione da sogno. Ricordo che l’intitolazione della Scuola non è stata casuale, bensì voluta dagli studenti stessi attraverso un referendum, il che ha valso loro la visione in anteprima di numerosi oggetti, in via di riordino e catalogazione, appartenuti al grande alpinista, illustrati con dovizie di particolari da Roberto Mantovani. Dopo ogni proiezione del filmato sulle imprese di Walter Bonatti è stato davvero difficile distogliere i ragazzi, emotivamente coinvolti dal coraggio del loro eroe. Si è trattato di un modo certamente nuovo per avvicinare i giovani alla dimensione più vera della montagna, promuovendo, ad un tempo, il nostro Museo della Montagna in Torino, e di un’esperienza da riproporre.

LA PROPRIETÀ AL PASSO PORDOI

Come ricorderete l’Assemblea di Napoli aveva condiviso la necessità di un cambio di rotta per quanto riguardava la nostra proprietà al Passo Pordoi, autorizzando, in prima battuta, la costituzione di una proprietà superficiaria che, recuperata, valorizzata ed utilizzata da terzi per un periodo di 30 anni, consentisse di uscire dalle rilevate criticità, ottenendo ricavi in luogo di spese e, soprattutto, mantenendo, allo scadere della proprietà superficiaria, la proprietà di quanto realizzato. Mentre scrivo non è ancora noto l’esito di un secondo bando di gara, resosi necessario perché la prima è andata deserta e presentato a condizioni di partecipazione notevolmente ridotte rispetto alla precedente. Allo stato, le prospettive non sembrano andare nel senso di un interesse degli operatori, sia di zona che esterni, rispetto a quanto proposto. Onestà intellettuale, allora, vuole che, fermo l’auspicio che entro i termini di presentazione pervenga almeno una proposta, si debba considerare seriamente l’eventualità che, nonostante i nostri sforzi, si debbano fare valutazioni alternative. Va da sé che le criticità che ci avevano condotti alla pur sofferta scelta dello scorso anno permangono inalterate, se non acuite da un inverno particolarmente nevoso, per cui non possiamo escludere di dover essere chiamati a decidere la vendita del complesso immobiliare del Passo Pordoi, onde evitare ulteriori deterioramenti e gli inutili costi, comunque, connessi al solo fatto di esserne proprietari. Se questa dovrà essere la scelta, la assumeremo con la coscienza di avere fatto tutto quanto il possibile per non arrivarvi, ma con la consapevolezza di prendere una decisione rispettosa dei Soci e del loro affidamento su una gestione corretta da parte di chi amministra il Sodalizio.

I NUOVI PROTOCOLLI D’INTESA

In una prospettiva non solo di accreditamenti ed attestazioni formali del Cai rispetto a fondamentali Istituzioni ed Associazioni, sono stati formalizzati importanti protocolli d’intesa e convenzioni.
Mi riferisco, in particolare, ai protocolli: con l’Arma dei Carabinieri, con la quale si estende la collaborazione anche oltre il precedente protocollo con il Corpo Forestale; con il MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), che contempla l’Alternanza Scuola-Lavoro oltre alle attività già previste in quello precedente; con UNPLI (l’Associazione di oltre 6000 Pro loco) che prevede una collaborazione su sentieristica, cammini e accoglienza già avviata con l’iniziativa “Sui cammini dell’Alto Piemonte”, percorso a tappe programmato per il prossimo mese di ottobre; con ANCI (l’Associazione dei Comuni d’Italia) che, come richiesto dal protocollo Cai-Mibact, traccia le linee della collaborazione Cai/Enti locali su sentieristica e segnaletica; con IGM (l’Istituto Geografico Militare) anche in previsione di aggiornamenti cartografici, particolarmente utili per il percorso del Sentiero Italia Cai.
Con i Parchi nazionali un nuovo protocollo si è aggiunto ai numerosi già attivati: quello con il Parco nazionale della Val Grande. Sono invece stati rinnovati quelli già esistenti con il Parco dei Sibillini e Monti della Laga, con il Parco nazionale delle Cinque terre e quello con l’Arcipelago toscano. Altri accordi sono in itinere, come quello con il Ministero dell’Ambiente, con il Parco Nazionale del Gran Paradiso e con ENIT. Quest’ultimo vede impegnati da tempo Erminio Quartiani e Gian Paolo Boscariol, al fine di dare attuazione all’utilizzo del Fondo per la sicurezza montana e la promozione turistica che, con il diretto interessamento e coinvolgimento del Cai Centrale e dei suoi Gruppi regionali di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, potrà consentire interventi di rilievo attivando risorse per l’accoglienza e la percorribilità di sentieri e itinerari escursionistici nelle zone montane dell’Appennino centrale colpite dal terremoto. Sul versante Parchi il Cai, attraverso l’interessamento dell’Intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna nel corso della discussione della riforma della legge 394/1991 (legge quadro sulle aree protette), ha sostenuto la proposta di trasformare il Parco regionale delle Apuane in Parco nazionale e di rilanciare il progetto Ape (Appennino Parco d’Europa), fermo da anni a causa del difficile coordinamento tra le 12 regioni interessate, assegnandone la regia nazionale al Ministero competente. Tra le proposte avanzate in tale contesto vi è la previsione dell’espresso divieto per la pratica dell’Eliski nelle aree protette, mentre riteniamo che il testo sia ancora troppo renitente in ordine alle royalties per attività produttive all’interno dei Parchi, che consideriamo un fatto negativo per l’ambiente e il paesaggio. In tale contesto è, quindi, proseguita la proficua collaborazione con Federparchi ed il suo Presidente Sammuri, oltre che con Associazioni di protezione ambientale, come nel caso della attuazione della nuova legge riguardante il funzionamento del Parco Nazionale dello Stelvio, che vede il Cai protagonista nell’Osservatorio appositamente costituitosi. In particolare si è avviata una riflessione, ancora non conclusa, circa la funzione che potrebbe avere, ma che stenta ad assolvere, Cipra Italia, quale ambito di condivisione tra le associazioni ambientaliste delle politiche per la protezione delle Alpi, al fine di recuperare le ragioni stesse della presenza del Cai in Cipra stessa. Di grande rilievo è stata l’adesione del Cai ad ASviS, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, che si ripromette di mettere in rete un elevato numero di soggetti istituzionali, sociali, culturali, economici e dell’associazionismo per contribuire a definire politiche e proposte per il raggiungimento degli obiettivi di Agenda 2030 sottoscritta presso l’Onu da 193 Stati. Unitamente all’accordo di Cop21 Parigi sul clima, Agenda 2030 rappresenta il più importante disegno di miglioramento della crescita e del benessere nel mondo e nei singoli Paesi, ripromettendosi di coniugare economia, società, ambiente, demografia e istituzioni, armonizzandoli in quella che, pur apparendo, in oggi, utopistica rappresenta la vera scommessa del futuro per favorire un benessere equo e sostenibile diffuso. All’interno di ASviS, il Cai intende portare con forza il tema e il ruolo delle montagne, ancora troppo sottovalutato rispetto alla portata che riveste sia nella lotta contro i cambiamenti climatici e le strategie di adattamento, sia per assicurare qualità della vita e benessere dignitosi e rispettosi dell’ambiente, a cominciare dall’uso dell’acqua e dei beni ambientali; dalla condizione di grave arretramento dei ghiacciai alpini a rischio di estinzione; dal crescente dissesto idrogeologico degli ambienti alpini e appenninici.

IL MUSEO NAZIONALE DELLA MONTAGNA E LA BIBLIOTECA NAZIONALE

Anche quest’anno il nostro Museo Nazionale della Montagna, con sede a Torino al Monte dei Cappuccini, si è confermato riferimento culturale della montagna nazionale e internazionale. Oltre alla consueta attività, caratterizzata da una decina di mostre e di diversi allestimenti itineranti, vanno sottolineati l’avvio di quanto connesso al progetto transfrontaliero triennale iAlp che, grazie a un importante sostegno economico, accentuerà il valore dell’immagine e il patrimonio del Museo e consentirà il completamento della prima fase di inventario dell’Archivio Bonatti, con la definizione della reale consistenza dei settori, in vista della successiva schedatura.
Inatteso è stato, poi, il successo della mostra Foulard delle montagne, allestita a Torino, Trento, Courmayeur, Belluno e Bilbao. Ma vi è un’altra la circostanza da sottolineare: dopo 40 anni di dedizione totale, fatta di una competenza ed una sensibilità culturali universalmente riconosciute, Aldo Audisio lascia la Direzione del Museo, della cui affermazione è stato protagonista instancabile e che, sotto la sua guida, si è completamente trasformato, con un patrimonio arricchito e con solide prospettive per nuove affermazioni. Il nuovo incarico è stato affidato a Daniela Berta, le cui credenziali assicurano una continuità qualitativa, capace, però, di aprirsi, con sensibilità ed intelligenza, alla declinazione di quanto di nuovo e di bello si affacci all’orizzonte della cultura di montagna. Per quanto attiene, invece, la nostra Biblioteca Nazionale, ferme le consuete attività proprie, desidero evidenziare un risultato di grande spessore culturale, rappresentato dal completamento del progetto di digitalizzazione, coordinato da Alessandra Ravelli, di tutte le riviste del Cai, dal 1875 ad oggi, divenute così consultabili attraverso un motore di ricerca, le cui modalità di utilizzo verranno ampiamente illustrate onde consentirne la più ampia accessibilità. Parimenti rilevante è il lavoro di catalogazione, realizzato in collaborazione con la S.O. Centro Nazionale Coralità, ricomprendente 60 monografie ed oltre 2900 titoli analitici della Donazione Montresor, cui si è affiancata la digitalizzazione di canti e documenti sonori.

MONTAGNATERAPIA: “ADELANTE CON JUICIO”

Sappiamo che Montagnaterapia è un termine tecnicamente improprio ma che, all’interno del Sodalizio, ha una sua precisa connotazione: quella della montagna che aiuta a vivere il disagio, poiché vi sono modalità di frequentazione in cui il salire può diventare anche progressione nel percorso della salute e dell’autonomia. Poiché il senso della “montagna che include”, per usare la felice espressione coniata da Alpiteam per i suoi corsi di alpinismo, è risultato molto diffuso all’interno del Sodalizio, il CDC ha ritenuto di affidare al proprio componente Enzo Cori un compito di coordinamento e di verifica, finalizzato anche alla individuazione di possibili coperture assicurative differenziate. Ne è derivata un’indagine, curata da Ornella Giordana e da Paolo Di Benedetto, che, se pure non ha potuto beneficiare di un generale riscontro da parte di tutte le Sezioni contattate, ha comunque messo in evidenza quanto siano diffuse le attività accertate di Montagnaterapia, così da far ipotizzare che siano non meno di 150 le Sezioni che se ne occupano, coinvolgendo, a livello nazionale, un numero che si attesta tra le 1000 e le 1500 persone. Per dirla con i ricercatori “la montagna diventa allora lo scenario riabilitativo in cui si coniugano le dimensioni corpo, mente e ambiente, individuo e gruppo: il paesaggio alpino diventa laboratorio a cielo aperto di emozioni e comunicazione”. Molte sono le iniziative promosse in tutto il territorio nazionale dalle nostre Sezioni, con la precisa volontà di prescindere da qualsivoglia differenza, in un contesto di solidarietà unico ed irripetibile, ponendo solo l’attenzione necessaria alle specifiche delle diverse situazioni. Per questo il Sodalizio collabora da anni con le strutture del Servizio sanitario e le organizzazioni del terzo settore, attraverso esperienze che condividono lo strumento terapeutico e riabilitativo della montagna nelle aree del disagio psichico, dell’emarginazione, delle devianze, della diversa abilità e della promozione della salute, con risultati davvero sorprendenti e tali da coinvolgere un numero sempre crescente di Soci. E se da un lato, utilizzando gli esiti dell’indagine effettuata presso le Sezioni, dovrà essere possibile introdurre nuove forme di copertura assicurativa anche per questa attività, non va mai trascurato che, al di là del generoso entusiasmo con cui si promuovono iniziative a favore di chi manifesta un bisogno o un disagio, nulla deve essere lasciato all’improvvisazione. Da qui l’attenzione massima da parte della Commissione Centrale Medica rispetto alla Montagnaterapia ed è per questa ragione che l’infaticabile Luigi Festi non perde occasione per ricordare che la montagna, che pure in molti casi può fare miracoli, non sempre costituisce la risposta adeguata ad ogni tipo di problematica ed, anzi, in taluni casi, potrebbe presentare controindicazioni. Se, quindi, non posso che complimentarmi con tutti coloro che sono impegnati in questa crescente affermazione della dimensione solidale del Club alpino italiano, devo, al contempo, rammentare il manzoniano “adelante con juicio”.

LI RICORDIAMO

“O tramonto
tu mi ricordi cosa siamo
su questa Terra:
Esseri umili, di passaggio come la gioia e la gloria che illuminano
anche se per tempo breve
questo mondo di viva luce”
Igor Diemberger, 1989

Durante l’anno trascorso abbiamo perso, lungo il cammino, amiche ed amici, persone che hanno lasciato nelle famiglie e nelle comunità il ricordo di quanto hanno saputo esprimere ed il vuoto dell’assenza. Di ognuno, ricordiamo con affetto e nostalgia e, in tal modo riportandoli al nostro cuore, il nome e l’appartenenza.
AGLIALORO Vittorio (Sezione di Gorizia); ANTONUCCI Adriano (Sezione di Chieti); ARTUSI Attilio Enzo (Sezione Nazionale CNSAS); ASTE Armando (Socio Onorario); BANTI Giacomo (Presidente Sezione di Livorno); BELTRAMI Gian Attilio (Sezione Nazionale CNSAS); BERTAGNA Luciano (Sezione di Lovere); BUCCI Roberto (Sezione di Faenza); CLEMENTI Alessandro (Sezione de L’Aquila); DALL’OSSO Carlo (Sezione di Imola); D’EPIFANIO Riccardo (Sezione Ligure-Genova); DI BEACO Bianca (Sezione XXX Ottobre); GARIMOLDI Giuseppe (Sezione UGET Torino); GIANCOTTI Sergio (Sezione di Terni); GIARLETTA Giovanni (Sezione Nazionale C.N.S.A.S.); LALISCIA Salvatore (Sezione di Terni); LEOPARDI Ambrogio (Sezione di Magenta); MAESTRINI Franco (SS Nembro della Sezione di Bergamo); MARMIROLI Ivano (Sezione di Reggio Emilia); MELENA Ennio (Presidente Sezione di Chieti); NOBILIO Nevio (Sezione di Loreto Aprutino); ROELLA BRAMANTI Laura (Sezione di Varese); ROSSI Giovanni (Sezione Nazionale CAAI); SELLARI Marcello (Sezione di Lecco); TROIANI Cesare (Sezione di Terni); TRONCONI Davide (Sezione Nazionale CNSAS); VIVIANI Renata (Consigliere Centrale-Sezione Valtellinese Sondrio).

*Vincenzo Torti, Presidente generale del Club alpino italiano

Login

Relazione morale del PG