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	<title>scienza &#8211; Cai</title>
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	<description>Club Alpino Italiano</description>
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		<title>Partita la spedizione in Antartide di Cai e Cnr</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Dec 2019 19:50:52 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Antartide]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;alpinista biellese Gian Luca Cavalli ci sono Marcello Sanguineti di Chiavari (GE) e Manrico Dell&#8217;Agnola di Agordo (BL), tutti accademici del Cai. Svolgeranno ricerche scientifiche per documentare la contaminazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><em>Con l&#8217;alpinista biellese Gian Luca Cavalli ci sono Marcello Sanguineti </em><em>di Chiavari (GE) e Manrico Dell&#8217;Agnola di Agordo (BL), tutti accademici del Cai. </em><em>Svolgeranno ricerche scientifiche per documentare la contaminazione </em><em>di microplastiche nei ghiacci australi ed esploreranno </em><em>un&#8217;area dalla penisola antartica pressoché sconosciuta.</em></h3>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-27046" src="http://archivio.cai.it/wp-content/uploads/2019/12/I_TRE_ALPINISTI_IN_AEROPORTOj.peg_.jpg" alt=" width="1600" height="1600" /><br />
Dopo più di un anno di preparativi e di attese per avere il permesso di attracco l&#8217;alpinista biellese<strong> Gian Luca Cavalli,</strong> con i compagni <strong>Marcello Sanguineti </strong><strong>di Chiavari (GE)</strong><strong> e Manrico Dell&#8217;Agnola </strong><strong>di Agorgo (BL)</strong><strong>,</strong> è partito<strong> sabato da Roma:</strong> direzione <strong>Antartide</strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo dei tre sarà quello di<strong> salire alcune pareti e vette inviolate nella Graham Land,</strong> la parte della Penisola Antartica situata a nord di 66°S. In particolare, l&#8217;attenzione dei tre alpinisti sarà rivolta alla<strong> Trinity Peninsula</strong>, all&#8217;area del Gerlache Strait e alla Wiencke Island. Il campo base sarà <strong>lo yacht australe Ice Bird,</strong> dal quale i tre sbarcheranno per effettuare <strong>le esplorazioni e le scalate;</strong> gli spostamenti sulla terraferma avverranno <strong>con gli sci e le slitte trainate da loro stessi.</strong></p>
<p>Durante la spedizione verrà svolta <strong>un&#8217;attività scientifica,</strong> nell&#8217;ambito della collaborazione di Marcello Sanguineti<strong> con l&#8217;Istituto di Scienze Polari (Isp) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR</strong>), per lo svolgimento del <strong>progetto ECO AS:TRA (Emerging COntaminants in Antarctic Snow: sources and TRAnsport; PNRA18_00229),</strong> approvato per il finanziamento dal <strong>Programma Nazionale di Ricerca in Antartide</strong>. I tre alpinisti effettueranno<strong> prelievi di campioni di neve a diverse quote</strong>. Poi, sulla Ice Bird, sottoporranno la neve prelevata, ormai ridotta<strong> allo stato liquido,</strong> a <strong>un processo di estrazione in fase solida (Spe),</strong> che consentirà di portare in Italia<strong> i campioni per analisi ed elaborazione dati.</strong> L&#8217;obiettivo della ricerca è quello d<strong>i studiare la presenza di contaminanti di nuova generazione nelle aree polari, analizzarne i meccanismi di trasporto</strong> e, successivamente, <strong>valutare le possibili ricadute in zone antropizzate.</strong></p>
<p>Atterrati  a<strong> Ushuaia,</strong> Cavalli, Sanguineti e Dall&#8217;Agnola, si sono già imbarcati per attraversare lo stretto di Drake che separa<strong> la Patagonia della penisola antartica.</strong> Li attendono<strong> cinque giorni di navigazione in uno dei mari più tempestosi,</strong> con onde alte fino a 40 metri. A supportare l&#8217;iniziativa<strong> il Club alpino italiano a livello centrale, la sezione di Biella </strong><strong>e</strong><strong> il </strong><strong>Club alpino accademico italiano</strong>.</p>
<p><strong>I numeri</strong><br />
<strong>Un anno e più di preparativi</strong><br />
I tre compagni di spedizione hanno volato sabato prima per Roma e poi per Ushuaia, Argentina,Terra del Fuoco. Dopo un giorno trascorso lì per gli ultimi acquisti, si sono imbarcati ieri sulla Ice bird, lo yacht oceanico che li porterà in Antartide e che sarà il loro campo base. Festeggeranno il Capodanno in navigazione. Avranno mille chilometri da attraversare passando da Capo Horn, un tratto di mare dove si sono registrate onde alte anche 40 metri. Avranno poi <strong>una ventina di giorni per esplorare l&#8217;area, fare ricerca scientifica e scalare montagne inviolate alte fino a 3500 metri.</strong> Le temperature, là è l&#8217;estate australe, si attestano sui meno 25 gradi. Scesi sulla penisola antartica ognuno dei tre avrà sulle spalle <strong>30 kg di materiale tra cambi, generi di sussistenza, materiali d&#8217;arrampicata, fotocamere e obiettivi,</strong> e<strong> il materiale scientifico messo a disposizione dal Cnr.</strong> Con loro ognuno avrà anche <strong>un pannello solare</strong> per poter ricaricare la strumentazione elettronica tra cui il gps per comunicare con l&#8217;Italia. Gli spostamenti avverranno con gli sci e con la slitta che ognuno dovrà trainarsi. Per il mangiare dovranno <strong>adattarsi a cibi liofilizzati, in totale ne hanno una scorta di 25 kg.</strong> La spedizione, per cui è stato necessario più di un anno di preparativi, costa complessivamente<strong> 75 mila euro.</strong> <a href="http://cia.mailnewsletter.it//newsletter//tk/get.html?&amp;ui=70375&amp;cid=430&amp;cid=430&amp;ag=am&amp;newsid=3870&amp;exid=3381&amp;ui=70375&amp;cid=430&amp;cid=430&amp;linkid=94554" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://cia.mailnewsletter.it//newsletter//tk/get.html?%26ui%3D70375%26cid%3D430%26cid%3D430%26ag%3Dam%26newsid%3D3870%26exid%3D3381%26ui%3D70375%26cid%3D430%26cid%3D430%26linkid%3D94554&amp;source=gmail&amp;ust=1577879961793000&amp;usg=AFQjCNGSH-kgFqCPh_wSE9VLVvPgKeP96Q"><strong><br />
</strong></a></p>
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		<title>Cnr-Cai: rifugi e stazioni di ricerca per studiare il clima in alta quota</title>
		<link>https://www.cai.it/news/2019/12/cnr-cai-rifugi-e-stazioni-di-ricerca-per-studiare-il-clima-in-alta-quota-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 18:01:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[CAI]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciai]]></category>
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		<category><![CDATA[scienza]]></category>
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					<description><![CDATA[Consiglio nazionale delle ricerche e Club alpino italiano siglano un accordo quadro con cui condividono le loro strutture per migliorare la conoscenza degli ambienti e degli ecosistemi alpini e montani [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Consiglio nazionale delle ricerche e Club alpino italiano siglano un accordo quadro con cui condividono le loro strutture per migliorare la conoscenza degli ambienti e degli ecosistemi alpini e montani in relazione ai cambiamenti climatici in atto.  La firma ieri, in concomitanza con la Giornata internazionale della montagna,<br />
promossa dall&#8217;Onu e coordinata dalla Fao.</h3>
<div><strong><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-26625" src="http://archivio.cai.it/wp-content/uploads/2019/12/1a_Vedretta_Alta_2019.jpg" alt=" width="1000" height="742" /></strong> Le montagne ricoprono <strong>un terzo della superficie emersa della Terra</strong>. In Italia rappresentano <strong>oltre la metà del territorio,</strong> corrispondente a un&#8217;area in cui risiede una popolazione di <strong>oltre 14 milioni di abitanti</strong>, distribuiti in più di <strong>4.200 comuni. </strong>Le &#8220;Terre alte&#8221; del Pianeta, e tra esse<strong> le Alpi e gli Appennini con i loro habitat, </strong>rappresentano un <strong>hot spot climatico </strong>dove <strong>gli effetti del riscaldamento agiscono in misura quasi doppia rispetto alla scala globale.<br />
</strong><br />
Grazie all&#8217;<strong>accordo quadro tra il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e il Club alpino italiano (Cai) </strong>prende il via una collaborazione utile a <strong>migliorare la conoscenza degli ambienti ed ecosistemi di alta quot</strong>a, oltre che <strong>la comprensione dei fenomeni climatici in atto</strong>, attraverso<strong> attività di monitoraggio </strong>che potranno coinvolgere attivamente<strong> i rifugi Cai e le stazioni e gli osservatori climatici Cnr</strong>, infrastrutture che costituiscono <strong>un bene prezioso per la sorveglianza meteo-climatica e ambientale di questa parte del territorio italiano. </strong>La firma è avvenuta, simbolicamente, ieri, in occasione della <strong>Giornata internazionale della montagna, </strong>promossa dall&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite e coordinata dalla Fao.</p>
<p>&#8220;I due Enti riservano una particolare attenzione all&#8217;ambiente montano&#8221;, osserva il presidente Cnr,<strong> Massimo Inguscio</strong>. &#8220;La possibilità di<strong> ottimizzare le nostre risorse e infrastrutture in aree così significative per lo studio del clima</strong> permetterà di rafforzare<strong> la sorveglianza dell&#8217;ambiente glaciale e periglaciale alpino</strong> e di ampliare <strong>la base osservativa degli studi che l&#8217;Ente già esegue in cinque Osservatori climatici</strong> e, sulla vetta del<strong> Monte Cimone</strong>, dell&#8217;<strong>unica stazione globale presente nel bacino mediterraneo del programma GAW-WMO per lo studio dei cambiamenti climatic</strong>i, gestita dal Cnr con l&#8217;Aeronautica militare&#8221;.</p>
<p>Già nella Conferenza Onu sull&#8217;ambiente e lo sviluppo del 1992, l&#8217;Agenda 21 dedicava un capitolo al tema <em><strong>Managing Fragile Ecosystems: Sustainable Mountain Development.</strong></em> La situazione non è certo migliorata.<strong> Le temperature atmosferiche dei settori alpini,</strong> nell&#8217;ultimo secolo, sono<strong> aumentate tra 1.5 e 2.0°C</strong>, con importanti ripercussioni sulla criosfera. E<strong> i più recenti dati sullo stato di salute dei ghiacciai delle Alpi</strong> evidenziano <strong>bilanci di massa fortemente negativ</strong>i (mediamente <strong>1-2 metri di acqua equivalente persa ogni anno per ghiacciaio</strong>), che si traducono in <strong>riduzioni di area e volume di dimensioni parossistiche</strong>. Le lingue glaciali principali annualmente <strong>arretrano il loro fronte in media di 20-25 m,</strong> perdendo<strong> 3-4 m di spessore di ghiaccio</strong>, e le previsioni, anche qualora le temperature non aumentassero più, paventano <strong>la scomparsa della maggior parte dei ghiacciai al di sotto dei 3000-3500 m di quota entro il 2050.<br />
</strong><br />
&#8220;Questo accordo è un passo estremamente importante, perché prefigura<strong> l&#8217;utilizzo dei Rifugi Cai per l&#8217;attività scientifica e il monitoraggio dei principali parametri climatici,</strong> in una rete che percorre<strong> tutto lo Stivale</strong>, fino al centro del bacino del Mediterraneo&#8221;, dichiara il presidente generale del Cai <strong>Vincenzo Torti.</strong></div>
<div>&#8220;All&#8217;ambiente glaciale alpino sempre più si sostituiscono <strong>pareti rocciose instabili, pietraie, morene</strong>. Anche il <strong>permafrost di alta quota in roccia si scongela</strong> e questo, considerata la maggiore instabilità dei versanti recentemente deglaciati, aumenta<strong> rischi e pericoli per chi vive la montagna e per chi la frequenta</strong>, peraltro offrendo situazioni ambientali profondamente difformi rispetto a pochi decenni fa. Ambienti nei quali <strong>il numero di specie vegetali sta proliferando e fa temere l&#8217;estinzione di quelle meno competitive</strong>. È quindi importante studiare questi<strong> nuovi scenari </strong><strong>correlati con l&#8217;aumento delle temperature</strong>, anche al fine di divulgare e proporre f<strong>orme di frequentazione della montagna più sicure e consapevoli</strong>&#8220;.</div>
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		<title>Accordo di collaborazione scientifica tra Istituto italiano di preistoria e protostoria e Cai</title>
		<link>https://www.cai.it/news/2019/11/accordo-di-collaborazione-scientifica-tra-istituto-italiano-di-preistoria-e-protostoria-e-cai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 16:20:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CAI]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra gli obiettivi lo studio congiunto degli antichi popoli di montagna e delle loro interazioni con l&#8217;ambiente, oltre all&#8217;organizzazione di azioni e percorsi formativi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Tra gli obiettivi lo studio congiunto degli antichi popoli di montagna e delle loro interazioni con l&#8217;ambiente, oltre all&#8217;organizzazione di azioni e percorsi formativi</h3>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-25898" src="http://archivio.cai.it/wp-content/uploads/2019/11/Lulseto_1.jpg" alt=" width="750" height="1000" /></p>
<p>L&#8217;<strong>Istituto italiano di preistoria e protostoria</strong> (IIPP) e il <strong>Club alpino italiano</strong> (CAI) intendono contribuire allo <strong>sviluppo culturale e alla valorizzazione del territorio montano,</strong> con azioni e interventi per favorire le <strong>conoscenze sul popolamento antico fin dalle origini</strong> quale presupposto per <strong>una più efficace salvaguardia e per uno sviluppo sostenibile del territorio</strong>. Tutto questo attraverso l&#8217;attivazione di <strong>una rete di relazioni virtuose</strong> che condivida risorse, conoscenze e competenze.</p>
<p>Questa la premessa dell&#8217;<strong>Accordo quadro di collaborazione scientifica</strong> appena stipulato da<strong> IIPP e CAI</strong>, che intende fare in modo che <strong>le attività di ricerca dei due enti possano integrarsi e coordinarsi reciprocamente</strong>. In particolare la sinergia riguarda<strong> la progettazione, l&#8217;attuazione e la promozione di studi e </strong><strong>s</strong><strong>perimentazioni,</strong> caratterizzati da innovazione metodologica e operativa, che abbiano al centro <strong>la conoscenza delle antiche popolazioni di montagna e delle loro interazioni con l&#8217;ambiente.</strong></p>
<p>Tramite l&#8217;accordo si vogliono poi promuovere <strong>iniziative scientifiche</strong> che favoriscano <strong>lo studi</strong><strong>o</strong><strong>, la ricerca, la salvaguardia e la valorizzazione delle più antiche testimonianze della frequentazione umana nelle </strong><strong>t</strong><strong>erre </strong><strong>a</strong><strong>lte italiane,</strong> anche attraverso la progettazione di <strong>azioni o percorsi formativi innovativi</strong> finalizzati alla preparazione e all&#8217;aggiornamento.</p>
<p>Grazie alla stipula, di volta in volta, di <strong>appositi accordi scritti tra le parti,</strong> saranno portati avanti<strong> studi e ricerche congiunte su progetti specifici</strong> e sarà organizzata la partecipazione (sempre congiunta) a <strong>programmi di ricerca nazionali e internazionali.</strong></p>
<p>Come referenti e responsabili dell&#8217;accordo (che ha durata triennale) l&#8217;IIPP ha indicato la dottoressa<strong> Monica Miari</strong>, mentre il CAI l&#8217;architetto <strong>Giuliano Cervi</strong> (Presidente del Comitato Scientifico Centrale dell&#8217;associazione).</p>
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