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	<title>ghiacciai &#8211; Cai</title>
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	<description>Club Alpino Italiano</description>
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		<title>La frequentazione della montagna innevata in tempi di crisi climatica</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 20:13:08 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Montagne360]]></category>
		<category><![CDATA[Scialpinismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Il numero di marzo di &#8220;Montagne 360&#8221; è dedicato a ski spirit, scialpinismo e sciescursionismo in una montagna che cambia. Inoltre racconti di avventure escursionistiche, nuovi itinerari alpinistici e un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il numero di marzo di &#8220;Montagne 360&#8221; è dedicato a ski spirit, scialpinismo e sciescursionismo in una montagna che cambia. Inoltre racconti di avventure escursionistiche, nuovi itinerari alpinistici e un approfondimento sui frequentatori over 65.</h3>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-32030" src="http://archivio.cai.it/wp-content/uploads/2020/02/M360_Marzo.jpg" alt=" width="740" height="1000" /></p>
<p>La<strong> neve </strong>rappresenta <strong>un elemento identificativo tipico della montagna</strong>. Un fascino senza tempo per gli appassionati delle Terre alte nella stagione invernale, che va oltre la bellezza, la luce, il colore e lo sport. Ma purtroppo capita sempre più spesso di fare i conti con <strong>la scarsità (o la totale assenza) di neve.</strong> Una <strong>variazione climatica non casuale che si fa sentire,</strong> sia nei lontani <strong>ghiacciai dell’Antartide</strong>, sia sulle <strong>nostre montagne.</strong></p>
<p>Scrive così il direttore della rivista del CAI <em><strong>Montagne360</strong></em>,<strong> Luca Calzolari,</strong> sul <strong>numero di marzo (in questi giorni in edicola e a casa dei Soci),</strong> per introdurre gli articoli su<strong> &#8220;Ski spirit, scialpinismo e sciescursionismo in una montagna che cambia&#8221;</strong>. Uno speciale che, prima di immergere il lettore in <strong>bellissimi itinerari scialpinistici e fuoripista</strong>, propone un approfondimento su come<strong> la crisi climatica stia cambiando la montagna innevata, e quali riflessi tutto ciò ha per lo scialpinismo.</strong></p>
<p>In particolare viene affrontato il tema della<strong> prevenzione in relazione ai mutamenti climatici</strong> che, interessando forma e struttura delle montagne, danno vita a<strong> nuovi rischi, </strong><strong>riguardanti soprattutto</strong><strong> le valanghe</strong>. Si possono trovare, infatti,<strong> temperature primaverili in alta quota nonostante il pieno inverno</strong>, dunque è sempre utile portare sempre con sé <strong>un’attrezzatura adeguata come i rampon</strong>i. Contemporaneamente durante la primavera è necessaria<strong> una buona capacità di valutazione locale delle condizioni di pericolo,</strong> per evitare<strong> il rischio di valanghe a lastroni</strong>, fenomeno caratteristico della stagione invernale. In conclusione,<strong> l</strong><strong>a pratica dell’alta montagna in anticipo</strong> può far sottovalutare <strong>altri aspetti che fanno parte del rischio</strong>, come l’allenamento non adeguato, le basse temperature, le ore di luce ridotte. <strong>C</strong><strong>apacità di analisi, tattica e performance diventano fondamentali. </strong></p>
<p>Viene poi offerto <strong>un bel ritratto del ‘padre’ dello scialpinismo (Toni Gobbi)</strong>, con la mostra allestita <strong>a Courmayeur</strong>, curata dal figlio Gioachino, che lo ricorda nel cinquantenario della morte. Nelle pagine seguenti ci spostiamo ne<strong>l cuore delle austriache Alpi di Stubai,</strong> con <strong>tre proposte scialpinistiche alla portata di molti, </strong>e sulle <strong>Prealpi venete</strong>, dove è nata la pratica dello <strong>sci escursionismo.</strong> Ai lettori viene inoltre presentat<strong>o lo &#8220;sky fitness&#8221;, ribattezzato in Italia &#8220;scialpistismo&#8221;</strong>, ossia la pratica di <strong>risalire le piste da sci con l’attrezzatura da scialpinismo</strong>. In Svizzera si sono attrezzati con un comprensorio apposito. Anche<strong> il portfolio fotografico</strong> di questo numero è dedicato alla<strong> neve,</strong> nello specifico a quella di primavera, con <strong>una selezione di scatti tratti da</strong><em><strong> Ski de printemps</strong></em>, scritto da Jacques Dieterlen e pubblicato in Francia nel 1937, ora proposto per la prima volta in lingua italiana da Edizioni del Gran Sasso. Parla della <strong>gioia profonda</strong> che lega gli appassionati di montagna e lo scialpinismo.</p>
<p>Nell’editoriale il Presidente generale<strong> Vincenzo Torti</strong> ricorda con affetto e gratitudine <strong>Gabriele Bianchi,</strong> scomparso per una grave patologia alla fine di gennaio: &#8220;<strong>Socio dalla nascita, aveva ricoperto cariche via via più prestigiose sino alla presidenza generale</strong>. Apparentemente ci ha lasciati, ma ne conserviamo gelosamente<strong> l’esempio di generosa umanità, di impegno instancabile e di grande coraggio sino all’ultimo&#8221;.</strong></p>
<p>Oltre al tema neve, <em>M360</em> ospita<strong> il racconto dell’anno in cammino di Anna Rastello</strong>, che ha percorso<strong> 11.275 km insieme a Riccardo Carnovalini in diversi Paesi europei</strong>, e presenta il <strong>progetto &#8220;Twin&#8221; </strong>(cofinanziato dal CAI), uno dei sette premiati con il<strong> &#8220;Polisocial Award 2019&#8221;</strong>. L’intento è supportare <strong>la rigenerazione territoriale delle aree del Centro Italia colpite dal terremoto</strong> e creare <strong>lo sviluppo di economie legate al turismo sostenibile</strong>, grazie, in particolare, al ripristinat<strong>o Sentiero Italia CAI.<br />
</strong></p>
<p>Per quanto riguarda<strong> l’alpinismo</strong>, un articolo è dedicato all’<strong>apertura di una nuova via per la vetta del Mucrone,</strong> effettuata da <strong>Stefano Perrone e Michele Zanotti.</strong> La nuova linea, che si trova sulla parete est, è stata dedicata all<strong>’Unesco</strong>, che recentemente ha riconosciuto Biella &#8220;Città Creativa&#8221; e l&#8217;alpinismo Patrimonio culturale immateriale dell&#8217;umanità.<br />
Un secondo contributo, intitolato <strong>&#8220;Cartoline dal Sorapiss&#8221;</strong>, presenta un percorso alpinistico in quota, definito una<strong> &#8220;grandiosa cavalcata di roccia&#8221;.</strong></p>
<p>Due &#8220;pezzi&#8221; sono infine dedicati ai <strong>frequentatori della montagna più anziani</strong> &#8211; in costante crescita all’interno del CAI &#8211; presentati come <strong>un valore aggiunto</strong>, ai quali va dedicata una specifica formazione. Importanti anche <strong>le valutazion</strong><strong>i</strong><strong> e i suggerimenti specifici per chi va in montagna dopo i 65 anni,</strong> dal riscaldamento all’alimentazione.</p>
<p>Scienza, curiosità, attualità, cronache di nuove ascensioni e notizie dal mondo CAI completano come sempre il numero di marzo, in tutte le edicole a 3,90 euro.</p>
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		<title>Cnr-Cai: rifugi e stazioni di ricerca per studiare il clima in alta quota</title>
		<link>https://www.cai.it/news/2019/12/cnr-cai-rifugi-e-stazioni-di-ricerca-per-studiare-il-clima-in-alta-quota-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 18:01:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[CAI]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
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					<description><![CDATA[Consiglio nazionale delle ricerche e Club alpino italiano siglano un accordo quadro con cui condividono le loro strutture per migliorare la conoscenza degli ambienti e degli ecosistemi alpini e montani [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Consiglio nazionale delle ricerche e Club alpino italiano siglano un accordo quadro con cui condividono le loro strutture per migliorare la conoscenza degli ambienti e degli ecosistemi alpini e montani in relazione ai cambiamenti climatici in atto.  La firma ieri, in concomitanza con la Giornata internazionale della montagna,<br />
promossa dall&#8217;Onu e coordinata dalla Fao.</h3>
<div><strong><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-26625" src="http://archivio.cai.it/wp-content/uploads/2019/12/1a_Vedretta_Alta_2019.jpg" alt=" width="1000" height="742" /></strong> Le montagne ricoprono <strong>un terzo della superficie emersa della Terra</strong>. In Italia rappresentano <strong>oltre la metà del territorio,</strong> corrispondente a un&#8217;area in cui risiede una popolazione di <strong>oltre 14 milioni di abitanti</strong>, distribuiti in più di <strong>4.200 comuni. </strong>Le &#8220;Terre alte&#8221; del Pianeta, e tra esse<strong> le Alpi e gli Appennini con i loro habitat, </strong>rappresentano un <strong>hot spot climatico </strong>dove <strong>gli effetti del riscaldamento agiscono in misura quasi doppia rispetto alla scala globale.<br />
</strong><br />
Grazie all&#8217;<strong>accordo quadro tra il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e il Club alpino italiano (Cai) </strong>prende il via una collaborazione utile a <strong>migliorare la conoscenza degli ambienti ed ecosistemi di alta quot</strong>a, oltre che <strong>la comprensione dei fenomeni climatici in atto</strong>, attraverso<strong> attività di monitoraggio </strong>che potranno coinvolgere attivamente<strong> i rifugi Cai e le stazioni e gli osservatori climatici Cnr</strong>, infrastrutture che costituiscono <strong>un bene prezioso per la sorveglianza meteo-climatica e ambientale di questa parte del territorio italiano. </strong>La firma è avvenuta, simbolicamente, ieri, in occasione della <strong>Giornata internazionale della montagna, </strong>promossa dall&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite e coordinata dalla Fao.</p>
<p>&#8220;I due Enti riservano una particolare attenzione all&#8217;ambiente montano&#8221;, osserva il presidente Cnr,<strong> Massimo Inguscio</strong>. &#8220;La possibilità di<strong> ottimizzare le nostre risorse e infrastrutture in aree così significative per lo studio del clima</strong> permetterà di rafforzare<strong> la sorveglianza dell&#8217;ambiente glaciale e periglaciale alpino</strong> e di ampliare <strong>la base osservativa degli studi che l&#8217;Ente già esegue in cinque Osservatori climatici</strong> e, sulla vetta del<strong> Monte Cimone</strong>, dell&#8217;<strong>unica stazione globale presente nel bacino mediterraneo del programma GAW-WMO per lo studio dei cambiamenti climatic</strong>i, gestita dal Cnr con l&#8217;Aeronautica militare&#8221;.</p>
<p>Già nella Conferenza Onu sull&#8217;ambiente e lo sviluppo del 1992, l&#8217;Agenda 21 dedicava un capitolo al tema <em><strong>Managing Fragile Ecosystems: Sustainable Mountain Development.</strong></em> La situazione non è certo migliorata.<strong> Le temperature atmosferiche dei settori alpini,</strong> nell&#8217;ultimo secolo, sono<strong> aumentate tra 1.5 e 2.0°C</strong>, con importanti ripercussioni sulla criosfera. E<strong> i più recenti dati sullo stato di salute dei ghiacciai delle Alpi</strong> evidenziano <strong>bilanci di massa fortemente negativ</strong>i (mediamente <strong>1-2 metri di acqua equivalente persa ogni anno per ghiacciaio</strong>), che si traducono in <strong>riduzioni di area e volume di dimensioni parossistiche</strong>. Le lingue glaciali principali annualmente <strong>arretrano il loro fronte in media di 20-25 m,</strong> perdendo<strong> 3-4 m di spessore di ghiaccio</strong>, e le previsioni, anche qualora le temperature non aumentassero più, paventano <strong>la scomparsa della maggior parte dei ghiacciai al di sotto dei 3000-3500 m di quota entro il 2050.<br />
</strong><br />
&#8220;Questo accordo è un passo estremamente importante, perché prefigura<strong> l&#8217;utilizzo dei Rifugi Cai per l&#8217;attività scientifica e il monitoraggio dei principali parametri climatici,</strong> in una rete che percorre<strong> tutto lo Stivale</strong>, fino al centro del bacino del Mediterraneo&#8221;, dichiara il presidente generale del Cai <strong>Vincenzo Torti.</strong></div>
<div>&#8220;All&#8217;ambiente glaciale alpino sempre più si sostituiscono <strong>pareti rocciose instabili, pietraie, morene</strong>. Anche il <strong>permafrost di alta quota in roccia si scongela</strong> e questo, considerata la maggiore instabilità dei versanti recentemente deglaciati, aumenta<strong> rischi e pericoli per chi vive la montagna e per chi la frequenta</strong>, peraltro offrendo situazioni ambientali profondamente difformi rispetto a pochi decenni fa. Ambienti nei quali <strong>il numero di specie vegetali sta proliferando e fa temere l&#8217;estinzione di quelle meno competitive</strong>. È quindi importante studiare questi<strong> nuovi scenari </strong><strong>correlati con l&#8217;aumento delle temperature</strong>, anche al fine di divulgare e proporre f<strong>orme di frequentazione della montagna più sicure e consapevoli</strong>&#8220;.</div>
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