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	<title>clima &#8211; Cai</title>
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	<description>Club Alpino Italiano</description>
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		<title>La montagna e il clima</title>
		<link>https://www.cai.it/news/2022/08/la-montagna-e-il-clima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2022 13:40:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[Montagne360]]></category>
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					<description><![CDATA[Il focus del numero di settembre della rivista del Cai Montagne360 ospita analisi e spunti di riflessione sugli effetti della crisi climatica sulle Terre alte e la prima salita sull&#8217;Everest [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><em>Il focus del numero di settembre della rivista del Cai Montagne360 </em><em>ospita analisi e spunti di riflessione sugli effetti della crisi climatica sulle Terre alte </em><em>e la prima salita sull&#8217;Everest di un alpinista pluriamputato, Andrea Lanfri</em></h3>
<div></div>
<div><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-61009" src="http://archivio.cai.it/wp-content/uploads/2022/08/c4251_Copertina_m360_Settembre.jpg" alt=" width="1181" height="1594" /></div>
<div>«Le montagne sono le <strong>sentinelle del clima</strong>. Sono fragili termometri della Terra che misurano la febbre del nostro pianeta. E nelle montagne gli effetti del riscaldamento globale sono molto gravi e densi di ripercussioni, basta pensare al ciclo dell&#8217;acqua. Proprio per questa ragione le montagne meriterebbero molta più attenzione da parte di tutti, a prescindere dal ruolo che si ricopre e dalla funzione che si esercita nella propria vita»</div>
<div>
<p>Scrive così <strong>Luca Calzolari</strong>, direttore della rivista del Cai <em><strong>Montagne360</strong></em>, nell&#8217;introduzione del focus del numero di settembre 2022, intitolato <strong>&#8220;La montagna e il clima&#8221;</strong>. Un focus che condivide «analisi e spunti di riflessione sul rapporto tra la crisi climatica e la montagna, senza risparmiare un confronto con il passato, tra precedenti storici e segnali che non si è saputo cogliere o, peggio ancora, che alcuni hanno deliberatamente ignorato».</p>
</div>
<div>
<p><strong>I contenuti del focus</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div>I contributi analizzano l&#8217;attuale aumento delle temperature sotto diversi punti di vista. <strong>Silvia Stefanelli</strong> (Club alpino accademico orientale) analizza i cambiamenti di pareti e ghiacciai e le probabili conseguenze sui modi di praticare l&#8217;alpinismo nei prossimi anni, mentre il glaciologo <strong>Claudio Smiraglia</strong> mette a confronto il tragico evento della Marmolada con il crollo del ghiacciaio del Monviso di trent&#8217;anni fa, per approfondire gli avvisi inascoltati della crisi climatica.</div>
<div><strong>Michele Freppaz </strong>(Comitato glaciologico italiano) e <strong>Andrea Benech</strong> (Università di Torino-Disafa) presentano i risultati, valorizzati anche grazie a una mostra, della ricerca scientifica sugli effetti del riscaldamento globale nei ghiacciai del Gran Paradiso, mentre il professore ordinario di diritto penale <strong>Carlo Ruga Riva</strong> (Università di Milano Bicocca) riflette sul delicato tema dell&#8217;opportunità o meno di imporre divieti di salita in montagna in determinate situazioni. «Il dibattito, imperniato sul dilemma libertà/autorità, si è arricchito di un nuovo protagonista: l&#8217;ambiente».<br />
Ultimo articolo del focus, il case history rappresentato dalla <strong>Summer school del Politecnico di Milano</strong> sul ghiacciaio del Belvedere a Macugnaga, che descrive i rilievi sullo spostamento del ghiacciaio (attraverso tecniche di topografia e di fotogrammetria) effettuati da diversi anni da un gruppo di ricercatori e studenti.</div>
<div>
<p><strong>Scienziati per il clima</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div>
<p>Alla crisi climatica è dedicato anche il <em>Peak&amp;Tip</em> del direttore <strong>Luca Calzolar</strong>i, che si sofferma sulla lettera aperta sottoscritta da <strong>oltre 40 illustri scienziati del clima</strong> che chiedono &#8220;elaborazioni di programmi politici approfonditi su questi temi e una pronta azione del prossimo governo per la lotta alla crisi climatica e ai suoi impatti&#8221;. Tutti si dicono pronti a fornire il proprio contributo per sviluppare soluzioni e azioni concrete che siano &#8220;scientificamente fondate, praticabili ed efficaci&#8221;, ma chiedono anche con forza alla politica &#8220;di considerare la crisi climatica come un problema prioritario da affrontare, perché mina alla base tutto il nostro futuro&#8221;.</p>
</div>
<div>
<p><strong>Changabang ed Everest</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div>Per quanto riguarda l&#8217;alpinismo, <em>M360</em> ospita il racconto della prima ripetizione della <strong>via di Peter Boardman e Joe Tasker</strong> sull&#8217;imponente picco himalayano del <strong>Changabang</strong>, compiuta da due alpinisti australiani e un neozelandese (<strong>Kim Ladiges</strong>, <strong>Mathew Schole</strong> e<strong> Daniel Joll</strong>). I lettori potranno rivivere l&#8217;ascensione attraverso le note del diario di Joll, scritte di getto nelle pause dell&#8217;ascensione.</div>
<div>
<p>Sempre in Himalaya ci porta <strong>Andrea Lanfri</strong>, che ripercorre la sua scalata sulla vetta dell&#8217;<strong>Everest:</strong> «L&#8217;importanza di rialzarmi dopo le ripetute cadute e la voglia d&#8217;inseguire i sogni mi ha portato a essere il primo atleta pluriamputato al mondo ad aver compiuto l&#8217;impresa».</p>
</div>
<div>
<p><strong>Gli altri contributi di questo numero</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<div>Questo numero rende omaggio, con un&#8217;intervista, al direttore del Cai <strong>Andreina Maggiore</strong>, che lascia dopo una lunga carriera professionale per aver raggiunto il pensionamento.</div>
<div>Spazio poi al <strong>canyoning</strong>, con la presentazione dei<strong> 25 itinerari </strong>presenti in provincia di <strong>Vicenza</strong>: qui le prime discese risalgono agli anni Ottanta, ma è solo recentemente che, grazie al Cai, le attività di torrentismo si sono intensificate e strutturate.</div>
<div>Le storie di montagna accompagnano il lettore alla scoperta della mostra <strong>&#8220;Porte del Pasubio 1916-2022. Dalla città della guerra al Rifugio Papa&#8221;</strong>, che racconta per parole e immagini le vicende umane e storiche che hanno contraddistinto questi luoghi (visitabile a <strong>Schi</strong>o dal prossimo ottobre a marzo 2023), e al progetto <strong>&#8220;Ri-generare la montagna&#8221;,</strong> realizzato dal Cai Pordenone in collaborazione con il Teatro Verdi, con l&#8217;obiettivo di raccontare le Terre alte e contenere lo spopolamento.</div>
<div>
<p>L&#8217;ultimo contributo della rivista di settembre riguarda le recenti evidenze dei test sulle<strong> longe</strong>, con la presentazione di un nuovo studio che analizza i materiali e le risposte che forniscono in caso di caduta.</p>
</div>
<div>
<p>Il portfolio fotografico di <strong>Fabio Beconcini</strong> è dedicato all&#8217;<strong>&#8220;Appennino rosso mirtillo&#8221;</strong>, un fenomeno che a settembre colora in modo suggestivo l&#8217;intero paesaggio di molte zone appenniniche.</p>
</div>
<div>Scienza, curiosità, attualità, cronache di nuove ascensioni e notizie dal mondo Cai completano come sempre il numero di settembre, acquistabile in edicola a 3,90 euro e in arrivo nelle case dei Soci del Cai.</div>
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			</item>
		<item>
		<title>L’impegno del Club alpino italiano per i propri rifugi</title>
		<link>https://www.cai.it/news/2022/08/limpegno-del-club-alpino-italiano-per-i-propri-rifugi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2022 09:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CAI]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugi]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal bando per la resilienza idrica al database &#8220;Unico rifugi 2.0&#8221;, passando per la donazione delle nuove maniglie delle porte del rifugio Quintino Sella al Monviso da parte di Olivari [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Dal bando per la resilienza idrica al database &#8220;Unico rifugi 2.0&#8221;, passando per la donazione delle nuove maniglie delle porte del rifugio Quintino Sella al Monviso da parte di Olivari</h3>
<div id="attachment_96341" class="test wp-caption alignnone">
<p><img decoding="async" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" src="https://www.loscarpone.cai.it/wp-content/uploads/2022/06/RifugioSellaMonviso.jpg" alt="RifugioSellaMonviso" width="1068" height="997" /></p>
<p class="wp-caption-text"><em>Il Rifugio Quintino Sella al Monviso (giugno 2022) © Fb Rifugio Quintino Sellla</em></p>
</div>
<p>Le montagne sono e saranno nel prossimo futuro molto esposte agli effetti della <strong>crisi climatica</strong>, di cui rappresentano vere e proprie “sentinelle”. Sono infatti territori nei quali le conseguenze dell’aumento delle temperature sono più evidenti che in altre zone. Si pensi ad esempio alla <strong>sofferenza dei ghiacciai</strong> e alla <strong>grave carenza d’acqua</strong> che sta interessando molti rifugi in questi mesi.<br />
Come affermato dal Presidente generale <strong>Antonio Montani</strong>,</p>
<blockquote><p><em>il <strong>Club alpino italiano</strong> dedica una particolare attenzione ai propri rifugi alpini e appenninici, strutture che devono continuare a garantire la propria funzione di <strong>presidio della montagna</strong>, senza dimenticare il ruolo che rivestono sul tema<strong> sicurezza</strong>. I rifugisti infatti danno abitualmente consigli sulle condizioni di sentieri e vie di salite e sulla situazione meteorologica, e i rifugi in molti casi fungono da base per eventuali operazioni di soccorso.</em></p></blockquote>
<h3>Contrastare gli effetti del cambiamento climatico</h3>
<p>Il “Bando approvvigionamento acqua e contenimento consumi idrici nei rifugi del Cai” (scaricabile su <a href="http://archivio.cai.it/cai-approvato-un-bando-per-lapprovvigionamento-acqua-e-il-contenimento-consumi-idrici-nei-rifugi/" target="_blank" rel="noopener">archivio.cai.it</a>), approvato a fine giugno dal Comitato direttivo centrale del Club alpino italiano, ha l’obiettivo di i<strong>ncrementare la resilienza</strong> dei rifugi del Cai in relazione alla generale <strong>contrazione delle riserve idriche in quota</strong>. La finalità è quella di facilitare l’attuazione di misure concrete ed efficaci nel breve e medio periodo in risposta al cambiamento climatico, garantire il presidio territoriale e la ricettività montana sul territorio nazionale. Il bando, rivolto alle <strong>Sezioni del Cai</strong> proprietarie di rifugi non allacciati al pubblico acquedotto, copre l’<strong>80% delle spese</strong> sostenute e documentate dal primo gennaio al 31 ottobre 2022 per interventi riguardanti la manutenzione sia ordinaria che straordinaria dei sistemi di approvvigionamento idrico, accumulo idrico, riduzione dei consumi idrici. L’importo stanziato dal Comitato direttivo centrale ammonta a <strong>300mila euro</strong>, con un contributo massimo di 10mila euro a rifugio e 50mila euro a Sezione.</p>
<h3>Il database dei rifugi</h3>
<p>Non c’è solo la resilienza alla grave siccità negli obiettivi del Sodalizio, ma anche il <strong>potenziamento delle informazion</strong>i relative ai rifugi e alle strutture di proprietà del Cai. Nel database “Unico rifugi 2.0” (<a href="https://rifugiebivacchi.cai.it/" target="_blank" rel="noopener">rifugiebivacchi.cai.it</a>) sono presenti tutte le schede relative alle <strong>722 strutture</strong> di proprietà del Cai centrale e delle sue Sezioni. Di queste, <strong>310</strong> sono <strong>rifugi custoditi</strong> e<strong> 65 rifugi incustoditi</strong>, ai quali si aggiungono <strong>247 bivacchi</strong>, <strong>88 capanne sociali</strong>, <strong>10 punti d’appoggio</strong> e <strong>un ricovero di emergenza</strong>. Oltre alla localizzazione geografica, all’altitudine e alle informazioni utili per contattare i gestori, nelle schede è indicata anche la presenza di acqua corrente, energia elettrica o servizio ristorazione. Il motore di ricerca è utilizzabile attraverso diversi criteri e specifiche: la categoria, la tipologia (se custodito, incustodito, bivacco, capanna sociale, punto d’appoggio o ricovero d’emergenza), l’altitudine e i servizi.</p>
<h3>Le maniglie delle porte del Quintino Sella al Monviso</h3>
<p>Tra i suoi rifugi storici, il <strong>Quintino Sella al Monviso</strong>, ubicato a 2660 metri di altitudine in Valle Po, è una delle strutture di cui il Cai va più orgoglioso. Nel 1975 la <strong>Sezione Cai Monviso di Saluzzo</strong>, su incarico della Sede centrale, diede inizio ai lavori di ristrutturazione del vecchio Rifugio Quintino Sella. Nell’occasione <strong>Olivari</strong>, azienda di Novara leader nel settore della produzione di maniglie per le porte, contribuì con l’installazione del modello Boma in nylon rosso. A distanza di 40 anni, il suo impegno si è rinnovato. A fine luglio è stato infatti montato sulle porte del rifugio il <strong>modello Paddle</strong>, disegnato da <strong>Barber Osgerby</strong> nel 2021 e donato dall’azienda al Cai. Un’iniziativa che fa seguito a quella del settembre dell’anno scorso, con la donazione delle maniglie del <strong>modello Beta</strong>, disegnato dall’architetto <strong>Joe Colombo</strong>, per le porte della <strong>Capanna Margherita</strong>, a 4554 metri di altezza sulla Punta Gnifetti, e che nasce dai valori che Olivari condivide con il Cai per la conservazione e la valorizzazione di quello che si può definire un patrimonio nazionale.</p>
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			</item>
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		<title>Dalla crisi climatica alle nuove prospettive di vita nelle Terre alte</title>
		<link>https://www.cai.it/news/2020/11/dalla-crisi-climatica-alle-nuove-prospettive-di-vita-nelle-terre-alte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Nov 2020 11:19:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[CAI]]></category>
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		<category><![CDATA[montagna]]></category>
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					<description><![CDATA[Il climatologo Luca Mercalli ha presentato in diretta Facebook il suo libro “Salire in montagna” con il Presidente generale del Cai Vincenzo Torti. Tanti gli spunti per una marginalità da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il climatologo Luca Mercalli ha presentato in diretta Facebook il suo libro “Salire in montagna” con il Presidente generale del Cai Vincenzo Torti. Tanti gli spunti per una marginalità da tradurre finalmente in specialità e qualità.</h3>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-39394" src="http://archivio.cai.it/wp-content/uploads/2020/11/MercalliTorti_Bookcity.jpg" alt=" width="963" height="529" /></p>
<p>La possibilità di un cambiamento di prospettiva che, partendo dalla <strong>crisi climatica</strong>, consentirebbe <strong>un ritorno alla vita</strong> nelle tante aree montane del nostro Paese teatro, nel corso degli ultimi decenni, di un costante spopolamento.</p>
<p>Questo si legge nell&#8217;ultimo libro del climatologo<strong> Luca Mercalli</strong> <em><strong>Salire in montagna. Prendere quota per sfuggire al riscaldamento globale</strong> </em>(Einaudi, 2020), presentato ieri dall&#8217;autore e dal Presidente generale del Cai <strong>Vincenzo Torti</strong> in diretta Facebook nell&#8217;ambito di <strong>Bookcity.</strong></p>
<p>Un libro che si è rivelato lo spunto per una interessante chiacchierata sul <strong>futuro prossimo delle aree montane,</strong> in particolare quelle meno “patinate” (che sono la maggioranza), che potrebbero avere nuove opportunità per<strong> uno sviluppo intelligente e sostenibile</strong> a causa dell&#8217;aumento delle temperature e del conseguente spostamento in quota di un numero considerevole di persone.</p>
<p>“Partendo da un&#8217;esperienza autobiografica <em>(l&#8217;acquisto di una grande casa del&#8217; 700 in una località alpina e la sua ristrutturazione per poterci abitare n.d.r.)</em>, Mercalli offre uno sguardo a tutto campo sulla montagna e le sue criticità, mettendo il cosiddetto dito nella piaga nel rapporto ancora conflittuale con la pianura”, ha affermato <strong>Torti</strong>. “Una marginalità, dunque, che si vorrebbe finalmente vedere tradotta in<strong> specialità e qualità</strong>. Con il suo libro, Mercalli ha dato coerenza alle proprie opinioni scientifiche presentando uno scenario futuro della montagna che sia positivo per essa e le sue popolazioni, e di rimando anche per la pianura”.</p>
<p>Il cambiamento di prospettiva citato in apertura, secondo <strong>Mercalli,</strong> riguarda in particolare il <strong>retroterra montano</strong> che caratterizza quasi tutte le città medio-grandi del nostro Paese (da Milano a Torino, per arrivare a Bologna, Firenze e Verona, solo per citarne alcune), “che potrebbe accogliere un certo numero di persone <strong>non legate ai mestieri tradizionali delle Terre alte</strong>, ma che, grazie al <strong>telelavoro</strong> che molti di noi hanno sperimentato durante il lockdown e stanno sperimentando ancora oggi, potrebbero abitarci continuando a esercitare la propria professione, <strong>senza trasformarle in dormitori con il pendolarismo.</strong> Ci troveremmo così davanti a <strong>una montagna dove si vive e dove si lavora”.</strong></p>
<p>Questo scenario non riguarderebbe tutti, del resto, come Mercalli e Torti hanno ricordato, la montagna non potrebbe accogliere <strong>milioni di persone da un decennio all&#8217;altro</strong>: riguarderebbe chi ha un lavoro esercitabile a distanza, chi ha ereditato una vecchia casa in qualche località alpina o appenninica e chi ha veramente a cuore le Terre alte ed è pronto ad affrontare le difficoltà tipiche della vita in questi luoghi, facendosi permeare dalla cultura e dalle usanze locali. Sarebbe dunque <strong>una migrazione “di qualità”,</strong> da parte di persone in grado di superare la diffidenza di molti montanari grazie alla propria motivazione e in grado di dare <strong>un nuovo slancio a luoghi in questo momento marginali</strong>. Per ottenere tutto questo, è fondamentale però<strong> attrezzare i Comuni montani</strong>, abbattendo come prima cosa il digital divide proprio di molte zone, e ragionare in un&#8217;ottica di <strong>riutilizzo sostenibile di quello che c&#8217;è già</strong>, senza nuove colate di cemento. Poi certo, è necessario affrontare<strong> la questione “antropologica”</strong> preparando i montanari a nuovi arrivi che, con il tempo, consentirebbero anche a loro di vivere in un luogo migliore.</p>
<p>Torti e Mercalli si sono mostrati d&#8217;accordo anche su un altro aspetto: la migrazione verticale per ore è una prospettiva di un futuro prossimo, ma già oggi si possono sensibilizzare le persone a un turismo diverso, a frequentare le tante località meno note<strong> in maniera lenta, intelligente e curiosa,</strong> dando così <strong>nuove opportunità lavorative agli abitanti.</strong> Una cosa che vede già impegnato il Club alpino con il progetto di rilancio del <a href="https://sentieroitalia.cai.it/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sentiero Italia CAI</a>, confermata dalla notevole adesione della proposta di <a href="https://sentieroitalia.cai.it/punti-di-accoglienza/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">entrare nella rete di accoglienza ufficiale del percorso.</a></p>
<p>Per rivedere la diretta <a href="https://www.facebook.com/einaudieditore/videos/385110959603966/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">clicca qui.</a></p>
<p>Lorenzo Arduini</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Cnr-Cai: rifugi e stazioni di ricerca per studiare il clima in alta quota</title>
		<link>https://www.cai.it/news/2019/12/cnr-cai-rifugi-e-stazioni-di-ricerca-per-studiare-il-clima-in-alta-quota-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Dec 2019 18:01:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[CAI]]></category>
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					<description><![CDATA[Consiglio nazionale delle ricerche e Club alpino italiano siglano un accordo quadro con cui condividono le loro strutture per migliorare la conoscenza degli ambienti e degli ecosistemi alpini e montani [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Consiglio nazionale delle ricerche e Club alpino italiano siglano un accordo quadro con cui condividono le loro strutture per migliorare la conoscenza degli ambienti e degli ecosistemi alpini e montani in relazione ai cambiamenti climatici in atto.  La firma ieri, in concomitanza con la Giornata internazionale della montagna,<br />
promossa dall&#8217;Onu e coordinata dalla Fao.</h3>
<div><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-26625" src="http://archivio.cai.it/wp-content/uploads/2019/12/1a_Vedretta_Alta_2019.jpg" alt=" width="1000" height="742" /></strong> Le montagne ricoprono <strong>un terzo della superficie emersa della Terra</strong>. In Italia rappresentano <strong>oltre la metà del territorio,</strong> corrispondente a un&#8217;area in cui risiede una popolazione di <strong>oltre 14 milioni di abitanti</strong>, distribuiti in più di <strong>4.200 comuni. </strong>Le &#8220;Terre alte&#8221; del Pianeta, e tra esse<strong> le Alpi e gli Appennini con i loro habitat, </strong>rappresentano un <strong>hot spot climatico </strong>dove <strong>gli effetti del riscaldamento agiscono in misura quasi doppia rispetto alla scala globale.<br />
</strong><br />
Grazie all&#8217;<strong>accordo quadro tra il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e il Club alpino italiano (Cai) </strong>prende il via una collaborazione utile a <strong>migliorare la conoscenza degli ambienti ed ecosistemi di alta quot</strong>a, oltre che <strong>la comprensione dei fenomeni climatici in atto</strong>, attraverso<strong> attività di monitoraggio </strong>che potranno coinvolgere attivamente<strong> i rifugi Cai e le stazioni e gli osservatori climatici Cnr</strong>, infrastrutture che costituiscono <strong>un bene prezioso per la sorveglianza meteo-climatica e ambientale di questa parte del territorio italiano. </strong>La firma è avvenuta, simbolicamente, ieri, in occasione della <strong>Giornata internazionale della montagna, </strong>promossa dall&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite e coordinata dalla Fao.</p>
<p>&#8220;I due Enti riservano una particolare attenzione all&#8217;ambiente montano&#8221;, osserva il presidente Cnr,<strong> Massimo Inguscio</strong>. &#8220;La possibilità di<strong> ottimizzare le nostre risorse e infrastrutture in aree così significative per lo studio del clima</strong> permetterà di rafforzare<strong> la sorveglianza dell&#8217;ambiente glaciale e periglaciale alpino</strong> e di ampliare <strong>la base osservativa degli studi che l&#8217;Ente già esegue in cinque Osservatori climatici</strong> e, sulla vetta del<strong> Monte Cimone</strong>, dell&#8217;<strong>unica stazione globale presente nel bacino mediterraneo del programma GAW-WMO per lo studio dei cambiamenti climatic</strong>i, gestita dal Cnr con l&#8217;Aeronautica militare&#8221;.</p>
<p>Già nella Conferenza Onu sull&#8217;ambiente e lo sviluppo del 1992, l&#8217;Agenda 21 dedicava un capitolo al tema <em><strong>Managing Fragile Ecosystems: Sustainable Mountain Development.</strong></em> La situazione non è certo migliorata.<strong> Le temperature atmosferiche dei settori alpini,</strong> nell&#8217;ultimo secolo, sono<strong> aumentate tra 1.5 e 2.0°C</strong>, con importanti ripercussioni sulla criosfera. E<strong> i più recenti dati sullo stato di salute dei ghiacciai delle Alpi</strong> evidenziano <strong>bilanci di massa fortemente negativ</strong>i (mediamente <strong>1-2 metri di acqua equivalente persa ogni anno per ghiacciaio</strong>), che si traducono in <strong>riduzioni di area e volume di dimensioni parossistiche</strong>. Le lingue glaciali principali annualmente <strong>arretrano il loro fronte in media di 20-25 m,</strong> perdendo<strong> 3-4 m di spessore di ghiaccio</strong>, e le previsioni, anche qualora le temperature non aumentassero più, paventano <strong>la scomparsa della maggior parte dei ghiacciai al di sotto dei 3000-3500 m di quota entro il 2050.<br />
</strong><br />
&#8220;Questo accordo è un passo estremamente importante, perché prefigura<strong> l&#8217;utilizzo dei Rifugi Cai per l&#8217;attività scientifica e il monitoraggio dei principali parametri climatici,</strong> in una rete che percorre<strong> tutto lo Stivale</strong>, fino al centro del bacino del Mediterraneo&#8221;, dichiara il presidente generale del Cai <strong>Vincenzo Torti.</strong></div>
<div>&#8220;All&#8217;ambiente glaciale alpino sempre più si sostituiscono <strong>pareti rocciose instabili, pietraie, morene</strong>. Anche il <strong>permafrost di alta quota in roccia si scongela</strong> e questo, considerata la maggiore instabilità dei versanti recentemente deglaciati, aumenta<strong> rischi e pericoli per chi vive la montagna e per chi la frequenta</strong>, peraltro offrendo situazioni ambientali profondamente difformi rispetto a pochi decenni fa. Ambienti nei quali <strong>il numero di specie vegetali sta proliferando e fa temere l&#8217;estinzione di quelle meno competitive</strong>. È quindi importante studiare questi<strong> nuovi scenari </strong><strong>correlati con l&#8217;aumento delle temperature</strong>, anche al fine di divulgare e proporre f<strong>orme di frequentazione della montagna più sicure e consapevoli</strong>&#8220;.</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un anno da Vaia: per il Cai serve una governance d&#8217;insieme per la tutela dei boschi</title>
		<link>https://www.cai.it/news/2019/10/un-anno-da-vaia-per-il-cai-serve-una-governance-dinsieme-per-la-tutela-dei-boschi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 19:40:55 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[boschi]]></category>
		<category><![CDATA[CAI]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.cai.it/news/2019/10/un-anno-da-vaia-per-il-cai-serve-una-governance-dinsieme-per-la-tutela-dei-boschi/</guid>

					<description><![CDATA[La Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano ha redatto un documento che sottolinea l&#8217;urgenza di investire in ricerca e sperimentazione per affrontare i cambiamenti climatici e valorizzare l&#8217;intera filiera legno legata [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><em>La Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano ha redatto un documento </em><em> che sottolinea l&#8217;urgenza di investire in ricerca e sperimentazione per affrontare </em><em> i cambiamenti climatici e valorizzare l&#8217;intera filiera legno legata </em><em> a una gestione sostenibile delle foreste.</em></h3>
<div><em><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-25004" src="http://archivio.cai.it/wp-content/uploads/2019/10/Cansiglio.jpg" alt=" width="1000" height="637" /></em><br />
<strong>Un documento che chiede attenzione al bosco e a ciò che rappresenta</strong>, anche nei servizi ecosistemici da riconoscere, nello spopolamento e abbandono da contrastare e nel dissesto da contenere, e sottolinea <strong>l&#8217;urgenza una visione condivisa della politiche di pianificazione e gestione della risorsa forestale delle e per le Terre Alte.</strong> Una visione comprensiva <strong>della loro cultura, dei loro prodotti, dell&#8217;ambiente, del paesaggio, delle unicità e delle risorse durature che ogni valle può vantare.<br />
</strong><br />
Questo, in sintesi, il contenuto del testo redatto dalla<strong> Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano del CAI</strong> dopo la prima edizione dell&#8217;evento nazionale <strong><em>&#8220;Prendersi cura della montagna &#8211; Buone pratiche di attenzione al cambiamento&#8221;</em></strong><strong>, </strong><strong>organizzato gli scorsi 19 e 20 ottobre a Vittorio Veneto (TV) e nella Foresta del Cansiglio</strong><strong>, a un anno dalla Tempesta Vaia.<br />
</strong><br />
Come premessa, il documento ribadisce che i boschi d&#8217;Italia sono <strong>sistemi complessi, scrigno di biodiversità, risorsa della biosfera, vulnerabili all&#8217;emergenza climatica e determinanti per il futuro delle prossime generazioni</strong>. La frequenza degli eventi meteo estremi è crescente e ha evidenziato <strong>una fragilità intrinseca degli ecosistemi forestali,</strong> anche quelli meglio gestiti d&#8217;Italia. All&#8217;eccezionalità si aggiunge il cambiamento lento e progressivo dei loro componenti, con s<strong>postamenti verso latitudini e altitudini maggiori.</strong> II bosco e ciò che produce rappresentano oggi <strong>un incommensurabile valore per la lotta al cambiamento climatico,</strong> in quanto serbatoio di anidride carbonica (CO2).Il testo sottolinea poi le criticità legate alla <strong>distanza</strong><strong> tra la produzione legnosa italiana e le richieste del mercato della filiera legno </strong>(che in molti casi si rivolge all&#8217;estero per qualità e costi), che danneggia possibili filiere economiche significative per la montagna nostrana. <strong>Le popolazioni residenti in </strong><strong>m</strong><strong>ontagna </strong>di contro, che svolgono la fondamentale funzione di presidio del territorio, sovente in una situazione socio-economica di marginalità, <strong>hanno bisogno anche dell&#8217;economia legata al bosco</strong>. Lo spopolamento e l&#8217;abbandono di parte del territorio montano, con la diminuzione della popolazione lavorativa attiva, hanno invece portato alla <strong>progressiva perdita delle pratiche selvicolturali in molte aree</strong>.</p>
<p>Detto ciò, la<strong> Commissione Centrale Tutela Ambiente Montano del CAI,</strong> riconoscendo l&#8217;esistenza di questo patrimonio forestale, della sua valenza strategica per la montagna italiana e del bisogno di salvaguardia delle &#8220;foreste vetuste&#8221; (con il loro fascino, bellezza, ed emozione che suscitano), ha espresso, in primis,<strong> l&#8217;</strong><strong>urgenza </strong><strong>di una governance d&#8217;insieme,</strong> che superi il localismo e che consideri esperienza ed eventi europei e globali degli ultimi decenni, e l<strong>a necessità di considerare le competenze tecniche e culturali e la legislazione esistente</strong> con la consapevolezza di<strong> un </strong><strong>loro </strong><strong>costante adeguamento e miglioramento.</strong><br />
Segue <strong>l&#8217;urgenza</strong><strong> di investire in ricerca e sperimentazione, </strong>per individuare e sostenere le modalità gestionali idonee ad <strong>affrontare e prevenire una situazione di cambiamento climatico</strong>, di collegare g<strong>estione e cultura del bosco al ritorno di forza lavorativa giovane in montagna, </strong>di valorizzare (se non ripristinare) <strong>l&#8217;intera filiera legno legata a una gestione sostenibile e certificata della superficie forestale montana</strong>. Inoltre la Commissione del CAI sollecita <strong>il riconoscimento dei Servizi ecosistemici forniti dalla montagna </strong>(di cui al collegato ambientale della Legge 221/2015) e <strong>la promozione</strong>, principalmente verso i giovani e il mondo della scuola, <strong>di attività conoscitive, educative, di studio, di avvicinamento alla montagna e di riduzione dell&#8217;inquinamento</strong>, che interessino il bosco e le sue pertinenze.</p>
<p>&#8220;E&#8217; necessario <strong>un impegno sempre maggiore del Governo, delle Regioni e dei Comuni per il raggiungimento di quest</strong><strong>i</strong><strong> obiettiv</strong><strong>i</strong><strong>di</strong><strong> valorizzazione del territorio montano</strong>. In tal senso il CAI è impegnato direttamente <strong>all&#8217;interno dell&#8217;Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, con gli obiettivi strategici di Agenda 2030 e i punti della Carta Europea del Turismo Sostenibile (CETS),</strong> nonché della <strong>Convenzione delle Alpi </strong>che è legge europea&#8221;, afferma il Presidente della CCTAM del CAI <strong>Filippo Di Donato</strong>. &#8220;E&#8217; indispensabile <strong>una governance d&#8217;insieme del bosco, con più coscienza dei problemi ambientali </strong><strong>e più considerazione del </strong><strong>valore d&#8217;insiem</strong>e, attenti alle derive nell&#8217;uso delle foreste a fini energetici. Fare<strong>i</strong><strong>nformazione, educazione e formazione per guardare al futuro</strong>, interessare giovani e mondo della scuola. Questo è un impegno del CAI in linea con gli obiettivi di Agenda 2030, della CETS e della Convenzione delle Alpi&#8221;.</p>
<p>Per informazioni: <a href="http://cia.mailnewsletter.it//newsletter//tk/get.html?&amp;ui=70375&amp;cid=430&amp;cid=430&amp;ag=am&amp;newsid=3838&amp;exid=3348&amp;ui=70375&amp;cid=430&amp;cid=430&amp;linkid=91614" target="_blank" rel="noopener noreferrer" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://cia.mailnewsletter.it//newsletter//tk/get.html?%26ui%3D70375%26cid%3D430%26cid%3D430%26ag%3Dam%26newsid%3D3838%26exid%3D3348%26ui%3D70375%26cid%3D430%26cid%3D430%26linkid%3D91614&amp;source=gmail&amp;ust=1572440826875000&amp;usg=AFQjCNFWa9eA8fX8xXoqgNWZmgIetQmbNw">www.cai-tam.it</a><em> </em></p>
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