UN PO’ DI METEOROLOGIA

L’esigenza di parlare di meteorologia è nata sia per gli aspetti tipici che legano eventi meteorologici ed evoluzione del manto nevoso, ma soprattutto dalla convinzione che gli aspetti di sicurezza e prevenzione nella pratica della montagna non possono essere frammentati e affrontati in modo parziale, ma deve essere fatto uno sforzo continuo di analisi delle interdipendenze fra i fattori che contribuiscono alla causa di un incidente. Vogliamo proporre qui alcune riflessioni di carattere comportamentale più che tecnico, che possono aiutare nella preparazione complessiva di un’uscita in montagna.

Caratteristica della meteorologia è proprio quella di interagire con molti altri fattori, abbassando il livello di sicurezza e aumentando i rischi a cui si espone chi pratica la montagna: non pensiamo solo alla meteo come pericolo oggettivo di per sé, con temporali e fulmini, ma pensiamo più semplicemente a come un abbigliamento inadeguato per una certa condizione meteorologica può compromettere l’esito di un’escursione. A come aumenta la nostra sensazione di freddo se, a parità di temperatura misurata, vi è vento. A come cattive condizioni meteo possono peggiorare la qualità del materiale su cui si procede e quindi richiedere livelli di capacità tecnica superiori, a cui magari non si era preparati: acqua e verglas sulla roccia, neve su terreno di alta montagna… La cattiva visibilità non solo richiede buone capacità di orientamento, ma riduce la percezione dei pericoli oggettivi, concentrando l’attenzione sulla ricerca della direzione e facendoci tralasciare i segnali della natura. Non dimentichiamo anche come condizioni di tempo avverso possono influenzarci negativamente, aumentando la componente di stress e modificando la nostra attitudine psico-fisica alla pratica della montagna che possediamo in condizioni normali, oppure rendendoci meno disponibili nei confronti del compagno o del gruppo. Vediamo l’informazione meteorologica anche in senso positivo: la sicurezza di un periodo di tempo stabile può aiutarci nel prepararci per tempo ad una impresa impegnativa.

Insomma ci sono condizioni meteorologiche che aiutano nella piena riuscita di un’impresa alpinistica e altre, che per motivi più diversi e a volte impensati, portano all’abbandono o addirittura alla tragedia. Poiché come alpinisti non siamo in grado di intervenire in alcun modo per influenzare il tempo meteorologico, non ci resta che imparare a conoscerlo, ad interpretare i segni del suo cambiamento e a scegliere conseguentemente le nostre mete, restando disponibili a modificare i progetti.

La previsione meteorologica

L’informazione, la cultura e la previsione meteorologica stessa offerta in Italia dai servizi preposti è di fatto lacunosa, povera di dettaglio e mancante di aggiornamenti nei tempi utili per chi pratica attività in montagna, in qualunque stagione. Si tratta inoltre di informazioni ‘sparse’: bollettini regionali non standardizzati e diffusi con modalità e tempi diversi, servizi privati più o meno attendibili, spesso estemporanei e comunque a pagamento; altri servizi a carattere volontaristico e amatoriale. Senza scoraggiarsi è utile raccogliere maggiori informazioni possibili cercando di associarle per capire quale sarà la condizione ‘a grande scala’ del tempo. Qualche quotidiano riporta la carta del tempo previsto al suolo, che permette, a chi ha un po’ di esperienza, di aggiungere una propria interpretazione.

Avendo la possibilità di scegliere, individuiamo la zona dove compiere la nostra ascensione fra quelle che presentano caratteristiche meteo più favorevoli: del tempo ‘a grande scala’ possiamo distinguere regimi di tempo ciclonico e anticiclonico. I primi sono caratterizzati da depressioni, sistemi di bassa pressione, saccature, che tendono ad apportare aria umida e relativamente più’ calda sulle zone alpine, determinando condizioni di cattivo tempo ed innescando fenomeni di precipitazione. Il movimento dell’aria attorno ai centri di bassa pressione avviene in senso antiorario, con una componente ascensionale: l’aria salendo si raffredda e tende a condensare l’umidità che contiene formando nuvolosità. In particolare quando ai centri di bassa pressione sono associati i fronti, i fenomeni sono più evidenti: nuvolosità estesa con precipitazioni persistenti e continue sono associate al fronte caldo, mentre imponenti nubi cumuliformi con temporali e rovesci sono associati al passaggio del fronte freddo. Più lento e avvistabile da più lontano il fronte caldo, fino a circa 1000Km, con le nubi più alte (cirri) che incominciano ad invadere il cielo divenendo sempre più fitte, più rapido il fronte freddo, con fenomeni più violenti e concentrati in un’area di 70-100Km. Condizioni anticicloniche, anticicloni veri e propri, zone di alta pressione, assicurano invece condizioni di tempo stabile e solitamente soleggiato in montagna, grazie al moto discendente dell’aria che tende quindi a riscaldarsi, divenendo più’ secca e dissolvendo la nuvolosità.

Anche i venti prevalenti previsti su una data regione forniscono un’informazione sul tipo di massa d’aria che interesserà, ad esempio, le Alpi. Venti dai quadranti meridionali (Sud-Ovest, Sud, Sud-Est) apportano aria umida e relativamente più calda di origine mediterranea, che incontrando i rilievi tende a sollevarsi, raffreddandosi e condensando, fino a provocare precipitazione, in particolare nel settore meridionale delle Alpi. Vento dai quadranti settentrionali (Nord-Ovest, Nord e Nord-Est) tenderà ad apportare aria più fredda (che d’estate può dare origine a temporali) ma anche meno umida verso i rilievi, tendendo a determinare condizioni di bel tempo nel settore delle Alpi meridionali, mentre su quelle settentrionali il tempo sarà perturbato. Se nella zona alpina sopravvento (Alpi settentrionali) vi è precipitazione ed il vento risulta piuttosto intenso da Nord, Nord-Ovest, al Sud della Alpi si avrà un regime di fohn, con aria secca discendente dai monti verso le pianure, accompagnato, a volte, da un aumento di temperatura.

Resta fondamentale imparare a conoscere i segni di cambiamento del tempo aiutandoci sia con gli strumenti a disposizione che con le osservazioni dello stato del cielo e delle variazioni dei parametri meteorologici che possiamo valutare, anche soggettivamente. E’ a questo scopo che il vademecum riporta soprattutto indicazioni pratiche per aggiungere elementi locali ad una previsione più generale.

I segni del cambiamenti del tempo

Una volta che l’ascensione ha avuto inizio, non resta che all’alpinista seguire l’evoluzione del tempo. Di fondamentale importanza è l’uso dell’altimetro come barometro, cioè come indicatore della variazione della pressione atmosferica, quando si rimane almeno qualche ora in una certa località, ad esempio la sera al rifugio: un aumento della quota sull’altimetro, senza cambiare di fatto posizione, misura in realtà una diminuzione della pressione, viceversa una diminuzione della quota misura un aumento della pressione. Variazioni di quota significative per un cambiamento del tempo sono dell’ordine di 100-150 metri o più in 12 ore, mentre variazioni di entità inferiore, dell’ordine di qualche decina di metri, sono dovute al ciclo termico diurno. In particolare durante le belle giornate d’estate, la quota normalmente diminuisce dopo mezzogiorno e aumenta nelle prime ore del mattino a causa del diverso riscaldamento diurno che modifica la temperatura dell’aria e quindi la sua densità. Variazioni di pressione repentine indicano che un eventuale fenomeno associato è in rapido avvicinamento. Dal punto di vista dell’alpinista, meno importante della variazione della pressione è conoscere il suo valore assoluto, anche se è buna norma sapere che in condizioni di alta pressione, un altimetro, finché non tarato, misurerà valori altimetrici più bassi di quelli reali, viceversa in condizioni di bassa pressione.

In condizioni invernali, sulle nostre regioni, i fenomeni sono di norma più lenti che durante l’estate: l’instaurarsi di un regime di bassa pressione, associato a precipitazione, può essere perciò monitorato con l’osservazione dell’altimetro che misurerà una pressione decrescente in modo costante, ed evitarne le conseguenze risulta più facile. I fenomeni più’ rapidi, tipici dell’estate, come il passaggio di sistemi frontali freddi a cui sono associati temporali organizzati, segnaleranno sull’altimetro una veloce diminuzione di pressione. In questo caso l’osservazione dell’evoluzione nubi risulta importante.

Anche il regime dei venti, che dal punto di vista meteorologico si osservano guardando il movimento delle nubi non deviato dalla presenza dell’orografia (ossia guardando in alto!), o meglio una variazione della direzione e dell’intensità del vento può essere indicativa di un cambiamento del tempo.

Dopo un periodo di tempo brutto, una rotazione dei venti fino a divenire da Ovest, Nord Ovest e’ segno di miglioramento del tempo, mentre una rotazione da Est, Sud-Est dei venti dopo un periodo di bel tempo indica un peggioramento. Anche una cessazione del regime di brezza (vento discendente dai monti verso le valli e dalle valli verso le pianure di notte e ascendente di giorno), tipico delle stagioni più calde in condizioni di soleggiamento diurno, segnala un peggioramento del tempo.

Anche le nubi sono indicative dell’immediata evoluzione del tempo: cielo terso con foschie mattutine in pianura e nelle valli durante l’inverno, o con cumuli pomeridiani d’estate, isolati e in dissolvimento durante la notte sono condizioni tipiche di tempo bello e stabile. Nubi alte formate da ghiaccio (cirri) segnalano la presenza di umidità in quota, ad esempio a causa di un sistema depressionario in avvicinamento (ne costituiscono le prime avvisaglie) se provenienti dai quadranti occidentali o meridionali. Se i cirri sono in allontanamento possono essere come residui di un sistema perturbato. Analogamente si può dire a proposito del proverbio “cielo a pecorelle acqua a catinelle”: la presenza di altocumuli disposti regolarmente nel cielo precede l’arrivo del fronte freddo, ma dopo un periodo di cattivo tempo costituiscono una transizione verso schiarite più ampie. Per poter identificare la vera natura delle nubi e’ quindi necessario sia avere un’idea della previsione meteorologica a grande scala, sia collegare tra loro le osservazioni: nubi e loro evoluzione, andamento della pressione, rotazione dei venti…

Cumuli pomeridiani estivi che invadono porzioni sempre più ampie di cielo, che tendono ad organizzarsi e a divenire più spessi verticalmente, oscurando sempre più la luce solare sono presagio di formazione di temporali. Quando sulla parte superiore della nube si formano protuberanze a forma di piccole torri, allora il temporale è davvero imminente. Una buona norma è seguire lo sviluppo delle nubi cumuliformi in modo da non farsi raggiungere impreparati dal temporale. Anche l’elettricità presente nell’aria, che viene avvertita per il sollevamento dei capelli o i crepitii vicini a piloni e fili sospesi è segno dell’imminenza del temporale. Esistono alcune regole di comportamento da seguire, semplici ma indispensabili nel caso in cui non sia possibile sottrarsi in tempo dalla zona interessata dal temporale.

Il pericolo non è costituito solo dalle scariche elettriche dirette, ossia dai fulmini veri e propri, che sono più facilmente attratte dai picchi delle montagne che dalle punte delle nostre piccozze, ma dalle scariche secondarie, scariche di terra che propagano l’energia del fulmine dal posto dove è avvenuta la scarica verso il basso lungo il percorso che offre meno resistenza. Sono pericolose quindi le cime delle montagne, in particolare se è presente una croce, ma anche le creste, i colli, i camini (soprattutto se bagnati), le aperture di grotte e caverne che vengono attraversate dalle scariche. E’ opportuno allontanarsi dai luoghi esposti, da vie ferrate, dalle pareti rocciose, nascondersi in caverne, lontano dall’apertura e senza toccarne le pareti, allontanare il materiale metallico che si ha con sé. Se ci si trova in parete è buona norma autoassicurarsi e possibilmente isolarsi dalla roccia bagnata, sedendosi, per esempio, sulla corda avvolta. Non ripararsi mai sotto un albero isolato, e se ci si trova in un luogo aperto, mettersi in posizione rannicchiata, possibilmente in un avvallamento del terreno. La scarica riscalda in modo repentino l’aria attraverso la quale si propaga, provocandone una rapida espansione, che dà origine al tuono.

Per la diversa velocità di propagazione nell’aria della luce e del suono, vedremo la luce del lampo precedere il rumore del tuono. Per avere un’idea della distanza che intercorre fra la nostra posizione e il temporale, si misura il tempo in secondi che intercorre fra lampo e tuono e dividendolo per tre si ha la distanza approssimativa tra noi ed il temporale in chilometri.

[Tratto dal sito del Servizio Valanghe Italiano]

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