“Fotogrammi d’alta quota” è la rubrica mensile di film di montagna tenuta da Antonio Massena sulla rivista sociale “Montagne360”. Qui si trovano solo i titoli presenti nel nostro catalogo.

 

Dicembre 2020

GIV – Montagna di luce
di Renato Cepparo (Italia 1961, 43 minuti)
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Una delle grandi produzioni del CAI sulla storica impresa al Gasherbrum IV (1958), con Riccardo Cassin a capo di una spedizione composta fra gli altri da Walter Bonatti, Carlo Mauri e Fosco Maraini (questi ultimi due documentarono l’evento con bellissime fotografie).

Novembre 2020

Chiedilo a Keinwunder
di Carlo Cenini ed Enrico Tavernini (Italia 2014, 46 minuti)
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Viaggio nell’enigmatica figura di Hermann Keinwunder, misconosciuto alpinista trentino precursore dei movimenti anarcoidi dell’arrampicata.

Ottobre 2020

Parasol Peak
di Johannes Aitzetmüller (Austria 2018, 30 minuti)
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Cos’hanno in comune Julius Kugy, Gabriele Boccalatte, Ettore Castiglioni, Massimo Mila, Denis Urubko, Nicolas Favresse? La passione per la montagna e per la musica. Non è da meno Manu Delago, pioniere dell’hang (handpan), protagonista di un film in cui è la montagna a farsi musica.

Agosto 2020

Cannabis rock
di Franco Fornaris (Italia 2006, 52 minuti)
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Cannabis, Fessura della Disperazione, Strapiombi delle Visioni: hanno poco di “eroico” e molto di dissacrante i nomi di queste vie aperte nella Valle dell’Orco fra il 1973 e il 1975 da un gruppo di giovani arrampicatori che, seguendo le teorie di Gian Piero Motti, portarono le istanze del ’68 in parete. Sorse così il Nuovo Mattino.

 

Luglio 2020

Last base
di Alask Danbolt (Norvegia 2014, 15 minuti)
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Joaquim è un base jumper che ha alle spalle spericolati salti nel vuoto. Ora deve affrontarne uno molto diverso: la nascita di un figlio. Ma il suo migliore amico Roger è appena morto, proprio saltando con la tuta alare, e sua moglie vuole da lui la promessa che smetterà. Prima, però, deve fare i conti con il passato e tentare un ultimo lancio, ma mentre sale l’aria si riempie di angoscianti segnali premonitori. 15 minuti di film per vedere un ragazzo diventare uomo.

Maggio 2020

De Balans 
di Mark Ram (Paesi Bassi 2012, 11 minuti)
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Una corda, due corpi appesi in equilibrio fra loro: uno è vivo, l’altro? Quel sottile filo decisamente non metaforico che lega due vite su una parete torna protagonista in un film senza dialoghi, dove l’attesa dei soccorsi comanda le espressioni del volto, impregna i rumori della natura, avvince lo spettatore in una sola domanda: si salveranno? Ma il finale è aperto.

Fallet
di Andreas Thaulow (Norvegia 2014, 15 minuti)
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Cosa può succedere se una ragazza scopre uno sconvolgente segreto del proprio fidanzato proprio mentre sono legati in parete? Quell’insospettabile immagine doveva emergere dalla macchina fotografica proprio in un momento in cui la fiducia è tutto? Finale enigmatico per un delicato corto su alpinismo e amore.

Marzo 2020

Hors piste
di Léo Brunel, Loris Cavalier, Camille Jalabert, Oscar Malet (Francia 2018, 6 minuti)
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Animazione stop-motion per questo cortissimo che vede protagonisti due ottimi soccorritori partiti per una missione di salvataggio, che, nonostante la loro professionalità, non andrà come previsto. Ironia e sarcasmo si fondono in un finale velenoso.

Viacruxis
di Ignasi López (Spagna 2018, 11 minuti)
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Pochi, dissacranti minuti per ironizzare sullo spirito di competizione degli alpinisti, sempre in lizza per arrivare in cima per primi. E se la cima crollasse? Niente dialoghi, ma solo suoni onomatopeici per questo corto realizzato con la moderna tecnica dello stop motion.

Wild love
di Paul Autric, Corentin Yvergniaux, Zoé Sottiaux, Léa Georges, Maryka Laudet, Quentin Camus (Francia 2018, 6 minuti)
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L’amore “selvaggio” è protagonista di questo crudele corto dal finale horror, in cui l’indifferenza spesso usata dagli esseri umani nel trattare la natura è qui presentata alla rovescia. Non guarderete più le marmotte nello stesso modo.

Febbraio 2020

Verticalmente démodé
di Davide Carrari (Italia 2012, 19 minuti)
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Non un documentario, non una fiction, bensì un riuscito esperimento cinematografico che illumina la figura di Manolo. Lo scalatore feltrino, a 51 anni, anziché ritirarsi dalle scene, apre “Eternit”, una via gradata 9a, adocchiata 20 anni prima, ma poi abbandonata perché ritenuta impossibile.

 

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