Dal bando per la resilienza idrica al database “Unico rifugi 2.0”, passando per la donazione delle nuove maniglie delle porte del rifugio Quintino Sella al Monviso da parte di Olivari

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Il Rifugio Quintino Sella al Monviso (giugno 2022) © Fb Rifugio Quintino Sellla

Le montagne sono e saranno nel prossimo futuro molto esposte agli effetti della crisi climatica, di cui rappresentano vere e proprie “sentinelle”. Sono infatti territori nei quali le conseguenze dell’aumento delle temperature sono più evidenti che in altre zone. Si pensi ad esempio alla sofferenza dei ghiacciai e alla grave carenza d’acqua che sta interessando molti rifugi in questi mesi.
Come affermato dal Presidente generale Antonio Montani,

il Club alpino italiano dedica una particolare attenzione ai propri rifugi alpini e appenninici, strutture che devono continuare a garantire la propria funzione di presidio della montagna, senza dimenticare il ruolo che rivestono sul tema sicurezza. I rifugisti infatti danno abitualmente consigli sulle condizioni di sentieri e vie di salite e sulla situazione meteorologica, e i rifugi in molti casi fungono da base per eventuali operazioni di soccorso.

Contrastare gli effetti del cambiamento climatico

Il “Bando approvvigionamento acqua e contenimento consumi idrici nei rifugi del Cai” (scaricabile su www.cai.it), approvato a fine giugno dal Comitato direttivo centrale del Club alpino italiano, ha l’obiettivo di incrementare la resilienza dei rifugi del Cai in relazione alla generale contrazione delle riserve idriche in quota. La finalità è quella di facilitare l’attuazione di misure concrete ed efficaci nel breve e medio periodo in risposta al cambiamento climatico, garantire il presidio territoriale e la ricettività montana sul territorio nazionale. Il bando, rivolto alle Sezioni del Cai proprietarie di rifugi non allacciati al pubblico acquedotto, copre l’80% delle spese sostenute e documentate dal primo gennaio al 31 ottobre 2022 per interventi riguardanti la manutenzione sia ordinaria che straordinaria dei sistemi di approvvigionamento idrico, accumulo idrico, riduzione dei consumi idrici. L’importo stanziato dal Comitato direttivo centrale ammonta a 300mila euro, con un contributo massimo di 10mila euro a rifugio e 50mila euro a Sezione.

Il database dei rifugi

Non c’è solo la resilienza alla grave siccità negli obiettivi del Sodalizio, ma anche il potenziamento delle informazioni relative ai rifugi e alle strutture di proprietà del Cai. Nel database “Unico rifugi 2.0” (rifugiebivacchi.cai.it) sono presenti tutte le schede relative alle 722 strutture di proprietà del Cai centrale e delle sue Sezioni. Di queste, 310 sono rifugi custoditi e 65 rifugi incustoditi, ai quali si aggiungono 247 bivacchi, 88 capanne sociali, 10 punti d’appoggio e un ricovero di emergenza. Oltre alla localizzazione geografica, all’altitudine e alle informazioni utili per contattare i gestori, nelle schede è indicata anche la presenza di acqua corrente, energia elettrica o servizio ristorazione. Il motore di ricerca è utilizzabile attraverso diversi criteri e specifiche: la categoria, la tipologia (se custodito, incustodito, bivacco, capanna sociale, punto d’appoggio o ricovero d’emergenza), l’altitudine e i servizi.

Le maniglie delle porte del Quintino Sella al Monviso

Tra i suoi rifugi storici, il Quintino Sella al Monviso, ubicato a 2660 metri di altitudine in Valle Po, è una delle strutture di cui il Cai va più orgoglioso. Nel 1975 la Sezione Cai Monviso di Saluzzo, su incarico della Sede centrale, diede inizio ai lavori di ristrutturazione del vecchio Rifugio Quintino Sella. Nell’occasione Olivari, azienda di Novara leader nel settore della produzione di maniglie per le porte, contribuì con l’installazione del modello Boma in nylon rosso. A distanza di 40 anni, il suo impegno si è rinnovato. A fine luglio è stato infatti montato sulle porte del rifugio il modello Paddle, disegnato da Barber Osgerby nel 2021 e donato dall’azienda al Cai. Un’iniziativa che fa seguito a quella del settembre dell’anno scorso, con la donazione delle maniglie del modello Beta, disegnato dall’architetto Joe Colombo, per le porte della Capanna Margherita, a 4554 metri di altezza sulla Punta Gnifetti, e che nasce dai valori che Olivari condivide con il Cai per la conservazione e la valorizzazione di quello che si può definire un patrimonio nazionale.