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| BIODIVERSITA' NEL PARCO NAZIONALE DEL GRAN PARADISO |
Storicamente il Parco Nazionale Gran Paradiso fu istituito per conservare la fauna, la flora, per preservarne le formazioni geologiche e la bellezza del paesaggio. Oggi il fine prioritario dell'area protetta è di conservarne la biodiversità, intesa come numero di specie e sottospecie presenti a livello dei singoli habitat, e gli ecosistemi di cui sono parte, nella loro composizione, distribuzione ed evoluzione.
Il Parco è universalmente conosciuto per esser stato l'estremo rifugio dello Stambecco sulle Alpi ed aver salvato, anche grazie ad un intenso lavoro di reintroduzione, questa specie dall'estinzione. Ospita inoltre una fauna ricca e varia e rappresenta un luogo eccezionale, sia per l'osservazione di animali in condizioni d'assoluta naturalità, sia per la possibilità di condurre ricerche scientifiche in condizioni di vera wilderness. Nel Parco sono registrate 39 specie di Mammiferi, di cui 15 Roditori, 6 Insettivori, 2 Lagomorfi, 7 Carnivori, 5 Ungulati (con 9.000 camosci e 3.500 stambecchi) e 4 Pipistrelli.
Più di 100 specie di uccelli vi nidificano, mentre gli ambienti di alta quota non sono così favorevoli alla presenza di anfibi (3 sole specie) e rettili (8 specie).
Il Parco Nazionale del Gran Paradiso è invece una regione eccezionalmente ricca per le briofite (363 specie: 92 epatiche e 271 muschi, che rappresentano il 33% del numero totale registrato in Italia) e un santuario per specie molto rare o pesantemente minacciate in Italia e in Europa. Sono state individuate 985 specie di piante superiori: 41 di loro sono endemiche delle Alpi Occidentali e 51 assumono interesse Europeo prioritario.
Per seguire le variazioni nella biodiversità, in modo tale da poter documentare l'effettiva efficacia delle azioni di conservazione, per verificare l'effetto di eventuali perturbazioni ambientali (per es. il riscaldamento globale e l'effetto sulla regressione dei ghiacciai), per dimensionare ed indirizzare gli usi turistici e agro-pastorali e indirizzare il recupero di aree modificate dall'azione antropica, da alcuni anni è stato attivato un intenso lavoro di monitoraggio degli habitat e delle specie animali e vegetali che consentirà anche di colmare le conoscenze frammentarie e datate di alcuni gruppi come invertebrati, licheni e macro-funghi.
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