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28.12.2016

Ai funerali a Biella del reduce della gloriosa impresa italiana al K2, anche il presidente generale del CAI Vincenzo Torti: "La dedizione di Ugo Angelino alla montagna è un esempio per tutti noi"

28 dicembre 2016 - Sessantadue anni dopo il ritorno dalla spedizione del K2, era l'estate del 1954, in cui venne acclamato come un eroe dalla sua città, ieri Biella, si è di nuovo stretta in un abbraccio ad Ugo Angelino

Portato a spalle dagli uomini del Soccorso Alpino di cui lui nel 1950, fu tra i promotori della costituzione, il suo feretro è stato accolto in Duomo dai canti del coro Genzianella e dal parroco don Carlo Gariazzo e dall'amico sacerdote don Remo Baudrocco.

Sull'altare, accanto alla bara, i gagliardetti del Club Alpino di Biella, il suo CAI, quello della sezione di Trivero, quello del CAI Valsessera, e quello della 22ª Delegazione del Soccorso Alpino Biellese.

 

«La sua dedizione alla montagna è un esempio per tutti noi» ha detto il Presidente generale del CAI Vincenzo Torti che ha voluto esserci per portare un segno di vicinanza ai figli Stefano e Martina.

«Il Cai è presente in tutte le sue componenti a rendere omaggio al protagonista di un'impresa che fece storia e che per l'epoca, l'Italia stava lentamente uscendo dal dopoguerra, contribuì a ridare ottimismo e voglia di crescere alla nazione» così Torti che ricorda come la vita di Angelino sia stata l'incarnazione dei valori Cai: associazionismmo, crescita e cultura, solidarietà.

«Nell'associazione, nella sua sezione, ha trovato il modo di avvicinarsi alla montagna, una vera palestra per il carattere.  Cresciuto, resosi conto con amici dell'importanza della sicurezza, ha dato vita alla Scuola di Alpinismo. E poi, ancora, grazie a lui, il ruolo solidaristico del Cai, di portare aiuto a chi in montagna si trovi in difficoltà, ha trovato realizzazione con la costituzione del Soccorso Alpino». Già perché va ricordato che a Biella, come a Trento e a Lecco, il Soccorso nacque per iniziative locali prima che a livello nazionale.

 

La mitezza, i tratti gentili del carattere di Ugo Angelino sono stati tratteggiati dal Presidente della sezione del CAI di Biella Eugenio Zamperone. «Conserveremo il suo sorriso che gli vedemmo impresso due mesi fa quando partecipò alla serata in ricordo di un altro grande alpinista biellese quale fu Guido Machetto».

La voce rotta dall'emozione ha permesso alla past president del Cai Biella Daniela Tomati di esprimere solo una preghiera: «Carissimo Ugo, un abbraccio e una preghiera. Un abbraccio è un gesto che trasmette tante emozioni e tanto calore ed affetto. La preghiera oltre a essere utile per chi ne è destinario lo è anche per chi la offre». 

Sulle struggenti note di «Addio mie montagne» canto alpino scritto dal maestro Achille Berruti per il coro Genzianella, figlio ideale del grande alpinista triestino, biellese d'adozione, Nito Staich, l'ultimo saluto a Ugo Angelino.

 

Anche Messner, dalla sua rubrica sulla Gazzetta ha voluto ricordare Angelino come «il più dolce tra gli eroi del K2». Messner ha sottolineato l'importanza del suo ruolo nella spedizione. Fu scelto per le sue doti organizzative e caratteriali e seppe tenere unito il gruppo anche in momenti di tensione ed attrito. «La spedizione continua» era il modo in cui i protagonisti dell'impresa si salutavano dandosi l'arrivederci.

A portare avanti la spedizione ora resta solo più uno di «quei magnifici 13» che fecero la storia: Erich Abram. La sua salute non gli ha permesso di essere a Biella a dare l'ultimo saluto al suo carissimo amico Ugo. 

 

Contributo a cura di Andrea Formagnana

 

 

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